Bambini e adolescenti atopici e abbigliamento: quando non è solo una questione di glamour…

Calze 98% cotone by mimangiolallergiaMamma, sono stanca di quelle calze bianche! Le voglio anch’io colorate! | Tesoro, vediamo… magari ne troviamo un paio che non ti fanno venire quel terribile prurito, come l’altra volta, ricordi? | Hai ragione mamma, però… se le trovi me le compri? | Certamente, è una promessa. 

E le promesse bisogna mantenerle, sempre, altrimenti si perde di credibilità, giusto?

Ma quella domanda, posta da una bambina… non è una questione di “glamour”, è qualcosa di più profondo e ha a che fare, secondo me, con l’accettazione di sé, così come si è…

 

Sentirsi bello non è certo un gioco da ragazzi, piacersi nonostante qualche piccolo o grande difetto è un’impresa che richiede grandi competenze e sicurezze. […] Il mondo è pieno di bellissimi che non si considerano tali e ogni giorno quotidiani e riviste riportano notizie relative a modelle, attori e attrici da tutti considerati inarrivabili, che si sottopongono a interventi di chirurgia plastica ed estetica per apparire più belli. Per percepirsi belli bisogna avere depositato nella propria mente un’immagine sufficientemente buona e realistica di sé e averla dotata di pensieri che, nel percoso autonarrativo di ciacuno di noi la qualificano come tale. […] L’autostima corpore si fonda sulla capacità di accettarsi per come si è, senza rincorrere un’immagine ideale troppo lontana da quella reale che ci restituisce lo specchio.[…]

Tra l’altro, nel passaggio da infanzia ad adolescenza, tutti i ragazzi e le ragazze vivono con molto disagio i cambiamenti corporei e, anche quando sono dotati di un fisico molto bello, ciò nonostante è per loro quasi fisiologico sperimentare una profonda insoddisfazione per come sono fatti e per come appaiono agli occhi dell’altro. Noi genitori abbiamo il dovere educativo di aiutarli a guardarsi allo specchio con occhi indulgenti e autoaccettanti, e testimoniare con le parole e con i fatti che il corpoo è l’involucro di una seconda dimensione che, molti più di ciò che appare, definisce chi siamo e che valore abbiamo.[…]

(Fonte: QAF Quoziente di Autostima Famigliare, di Alberto Pellai, di cui avevo parlato in questo post.)

Alla luce di quel brano, è evidente che l’atto di vestirsi non può essere solo una questione di glamour, ma forse è più una questione di autostima

Quel dialogo risale a qualche anno fa. Noi facciamo grande uso di abiti usati (amiche, cugina…), ma qualche volta occorre ricorrere ad un capo nuovo, perché dopo una certa età non è così facile accedere a capi d’abbigliamento ancora in buono stato 🙂 E… proprio qualche settimana fa ho ripensato a quel libro, a quelle parole, e al significato di fare “shopping” insieme alla figlia. Non è solo un momento necessario da un lato e frivolo e ludico dall’altro, bensì può essere qualcosa di più e offrire a noi genitori un’opportunità per stare in contatto con i nostri figli e forse con i loro bisogni più profondi, perché vestirsi non è solo una questione di glamour…

Non ci crederete, ma noi ancora oggi compriamo le “famose calze in cotone 98%” che troviamo con facilità (e a prezzi abbastanza accessibili, anche se non economicissime) solo in Germania, dove andremo tra due settimane e faremo man bassa;-)

Ma non so fino a quando… si accontenterà di quelle calze spesse spesse. E quando chiederà i collant?

Ricordo ancora il colore delle gambe della figlia dopo aver indossato un paio di calze colorate misto poliestere: sembravano due grattuggie di quelle che si usano per la noce moscata, solo che invece di essere color silver, erano rosso fuoco, con un prurito che sono riuscita a placare solo sotto l’acqua fredda e stendendo subito dopo un cortisonico leggero.

Non è una questione di moda. Non è una questione di imitare gli altri. E’ una questione di come ci si sente dentro. E questo vale sia per il genere femminile, sia per quello maschile e basta guardare come vestono gli adolescenti oggi per farsi un’idea.

Il passaggio alla calza colorata è stato graduale e possibile grazie ad un prodotto serio e tollerato da lei (non è detto che a tutti vadano bene). Graduale perché… io sono io e in generale non abdico facilmente ai dettami di alcun genere, nemmeno alla richiesta implorante della figlia di voler essere “come gli altri”, perché non è possibile essere come gli altri, perché siamo tutti diversi, è una banalità ma ce ne si dimentica spesso. Non solo.

L’atto del vestirsi dovrebbe mettere in risalto quell’unicità che contraddistingue gli uni dagli altri: dalla moda si possono prendere spunti, ma lo stile di una persona, quello che la distingue nella folla e che la fa sembrare “più bella” è qualcosa di molto molto personale.

Allora lasciai decantare la cosa in un primo tempo, poi le mostrai cosa poter abbinare a quelle calze, senza rinunciare alla comodità di movimento, mettendo in risalto i suoi colori, il suo sorriso, giocando con i colori degli abiti, anche usati e in linea con la sua età (!!! senza scimmiottare gli adulti). In particolare, ricordo l’entusiasmo per dei semplicissimi scaldamuscoli  luccicanti (con fili argentati), che abbinati ad un abitino ad hoc avevano dato un risultato che a lei era piaciuto moltissimo, dimenticando il “suo” problema (di non poter indossare qualsiasi tipo di calza…) ma non è soltanto il suo problema. Quante sono le persone, adulti, giovani, bambini, che devono rinunciare a vestirsi o a usare certi accessori per un problema di pelle? Oppure quante sono le persone che ricorrono a look più ricercato per “camuffare” un difetto fisico che rende loro la vita impossibile?

E a voi, è mai capitato di ritrovarvi a fare i conti con l’autostima di vostro figlio o vostra figlia? I genitori degli adolescenti battano un colpo! Così mi porto avanti;-)

 

 

 

 

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