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Reazione allergica, dermatite atopica… o qualcos’altro?!?

Viso arrossato by mimangiolallergiaDalla foto sapreste dire di che cosa si tratta?

Una reazione allergica? O forse dermatite atopica? O forse dermatite da contatto?

Mi rendo conto che guardando soltanto una fotografia, senza un’anamnesi, non è sufficiente per stabilire la causa di quel “arrossamento”, ma provate lo stesso a indovinare, anche se le apparenze talvolta ingannano… Continua a leggere

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Allergie alimentari e prodotti per l’igiene personale: shampoo all’uovo e ruhm? No grazie…

Alice! Ho dimenticato di portare il tuo shampoo e questo dell’albergo non è indicato per te… Che dici, andiamo a comprarne uno? | Sì, mamma, ma uno per tutte e due, io sono stanca di usare sempre e solo il mio, i tuoi hanno un buon profumo…

Questo è il breve scambio di battute tra me e mia figlia, avvenuto l’anno scorso, quando arrivata in albergo mi accorsi di aver dimenticato lo shampoo di Alice, e quindi mi recai in una fitofarmacia per comprarne uno per entrambe, ma “Alice-compatibile”! Continua a leggere

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Make up per bambini e atopia

Bambolina portatrucco

 

Non pensavo di scrivere un altro post al riguardo (se ricordate avevo già introdotto l’argomento parlando dei trucchi facciali qui), ma leggendo un articoletto su “Test Salute”, Supplemento n°245 della rivista mensile edita da Altroconsumo, mi sono resa conto che l’argomento è, nostro malgrado, più attuale che mai e mi è tornato alla mente un episodio accadutomi lo scorso autunno, in occasione di un acquisto di scarpe per Alice. Cosa c’entrano le scarpe? Effettivamente il problema non erano le scarpe, bensì il “gadget” ricevuto in regalo per l’acquisto di quelle scarpe. Sì, perché la negoziante, abile venditrice, giusto per fidelizzare la sua piccola cliente, aveva avuto la brillante idea di offrire a mia figlia una bambolina “speciale”, perché al suo interno nascondeva ombretto e lucidalabbra. Io avevo espresso le mie perplessità, facendo presente che Alice è un soggetto allergico, ma a quel punto mia figlia lo voleva. Avrei naturalmente potuto rifiutare, come del resto avevo già fatto decine di volte, ma ne approfittai, invece, per, una volta arrivate a casa, fare ad Alice un discorsetto, o meglio una breve lezioncina di comportamento in questi casi (ve la risparmio, ognuno ha la sua). E mia figlia, come del resto tutti i bambini a cui viene spiegato il perché delle cose, mi ha rivolto alla fine un quesito …

L’articolo suddetto cita una fonte autorevole in materia di allergie, ossia l’EACI (European accademy of allergy and clinical immunology, un’organizzazione non profit attiva nel campo delle patologie allergiche ed immunitarie) che lo scorso novembre aveva diramato un comunicato stampa che potete leggere qui. In sintesi, l’EACI richiamava l’attenzione sul fatto che le allergie da contatto sarebbero raddoppiate negli ultimi anni a causa del forte aumento dell’uso indiscriminato nei bambini, non solo di prodotti per il trucco, ma di moltissimi altri cosmetici (deodoranti, inutili fino all’adolescenza, profumi, lozioni, creme, ecc.) non ipoallergenici.

Obiettivo prossimo futuro degli studiosi è ovviamente costituire un pull di esperti per studiare il problema non solo dal punto di vista della diagnosi, ma anche dal punto di vista, più spinoso, della prevenzione.

A questo punto desidero però riflettere su un comportamento comune alla maggior parte dei consumatori “normali”.

Premetto: se io non avessi avuto 1) una nonna infermiera, 2) una madre molto sensibile sull’argomento, 3) una figlia atopica, probabilmente, sarei, forse, indotta, come molti altri, ad acquistare un prodotto “per bambini” che nell’immaginario comune corrisponde a prodotti sicuri, delicati, studiati appositamente per l’infanzia, ecc.. Forse, mi porrei meno domande, dando, forse, per scontato che “certe” domande avrebbero dovuto porsele a monte i produttori. Dico forse, perché in realtà non credo che ne sarei capace, in quanto sono stata cresciuta con la convinzione che porsi dei dubbi è sano e che non bisogna aver timore a rivolgere domande per saperne di più.

Personalmente ho sperimentato altresì che la stessa dicitura “ipoallergenica/o” o “dermatologicamente testato” non è sempre una garanzia, soprattutto quando si tratta di bambini atopici, i quali potrebbero reagire non solo a sostanze allergizzanti (codificate dalla Legge), ma anche a sostanze semplicemente irritative per loro e non per altri.

Ricordo un giorno quando avevamo fatto visita ad una amichetta tedesca, la quale stava armeggiando con un profumo per bambini. Alice aveva cominciato a tossire. Una tosse secca, irritativa, direi io. Non era raffreddata e nulla spiegava quella tosse. La madre mi chiese se potesse essere una tosse “nervosa” (?!?). In un primo momento, nessuno, nemmeno la sottoscritta, aveva collegato la sua tosse al profumo. Avvicinandomi alle bambine, ero stata “assalita” da quella fragranza, e ebbi un sospetto. Chiesi di chiudere la boccetta e di giocare con qualcos’altro. Alice aveva all’epoca due anni: mai visto o annusato un profumo per bambini o per adulti, quindi si esclude l’effetto “auto-soggezione”. La tosse sparì per incanto. Più avanti, in occasione di una visita dalla pediatra, chiesi se quel collegamento da me fatto potesse avere un qualche fondamento o fosse solo frutto della mia immaginazione. Quale fu la risposta? La prima ovviamente.

Tornando al gadget regalato ad Alice (quello nella foto) celava al suo interno 1) lucidalabbra rosso! 2) Ombretto rosso chiaro! come qui a lato;

Foto 2

non solo 3) una gambina si è rotta dopo nemmeno cinque minuti, diventando un arma pericolosa anche solo per giocarci, 4) era ovviamente sprovvisto di etichetta con gli ingredienti, tenendo presente che fragranze e conservanti sono sempre potenziali allergeni (sebbene per un allergico, qualsiasi sostanza può rivelarsi insidiosa, e in generale per un atopico molte sostanze, non necessariamente allergizzanti, possono risultare particolarmente irritative).

Sul mercato ci sono prodotti e prodotti e molti sono totalmente “fuori controllo”.

Vorrete sapere qual era il quesito rivoltomi dalla mia cara figlioletta alla fine della predica. Dopo aver ascoltato pazientemente il mio punto di vista sull’accaduto, con aria angelica mi chiese:” Ma mamma, ma se non vanno bene per i bambini, perché li fanno?”. Me lo chiedo anch’io…

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Bambini atopici e pidocchi. II puntata.

Nella prima puntata mi chiedevo, nel caso di bambini atopici se 1. se i prodotti antiparassitari prescritti solitamente in casi di pediculosi possano essere usati senza alcuna particolare precauzione, o in caso di dermatite atopica e/o allergie da contatto dobbiamo aspettarci con una certa probabilità effetti indesiderati? 2. Se, dovendo acquistare un farmaco ad uso topico, tra quelli venduti in farmacia, sia meglio scegliere i gel o le spume, a base di sostanze naturali o sintetiche. 3. Quali accorgimenti si potrebbero adottare allo scopo di prevenirli.

Ho rivolto questi interrogativi alla dottoressa Cristiana Colonna (dermatologa pediatra presso il Dipartimento di Dermatologia Pediatrica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, diretto dal Prof. Carlo Gelmetti) ed ecco la risposta.

A titolo informativo i pidocchi non volano e si nutrono di sangue (ematofagi), pertanto non sopravvivono lontani dall’ospite per più di 24/48 ore. I bambini sono i più esposti all’infestazione poiché tendono a stare molto vicini “testa a testa” tra di loro, favorendo così il passaggio da un capo all’altro. Depongono uova (lendini) che per maturare necessitano di stare bene adese alla radice dei capelli, ma dopo una settimana si schiudono liberando i piccoli insetti: quindi, se le lendini sono alla base del capello in genere sono “abitate”, se invece le troviamo a più di un centimetro significa che sono disabitate.

In merito ai prodotti ad uso locale, solitamente disponibili in farmacia, quelli sottoforma di gel, lozione e schiuma impiastricciano meno i capelli, favorendo un maggiore assorbimento del principio attivo; contengono sostanze sia insetticida sia ovicida, come ad esempio le permetrine, piretrine etc.  capaci di uccidere appunto pidocchi e lendini.

Attenzione. Le istruzioni indicano solitamente tempi di applicazione variabili tra 10-20 minuti fino ad alcune ore a seconda del grado d’infestazione, ma è preferibile attenersi ai tempi minimi, prolungando invece la manovra FONDAMENTALE per la rimozione che consiste nel pettinare dalla radice alle punte i capelli utilizzando un pettine a denti fini (pettinino) spesso venduto insieme al prodotto anti-pidocchi. Questa manovra di rimozione meccanica è importante perché se qualche pidocchio o lendine è sfuggito all’azione del prodotto, il pettine lo distacca dal cuoio capelluto impedendone il nutrimento e quindi la sopravvivenza!

Esiste però un’altra categoria di prodotti che agisce “soffocando” sia i pidocchi sia le lendini, in assenza di un vero e proprio farmaco al suo interno (per esempio il dimeticone), a base di sostanze “grasse” che appunto impediscono di respirare. Anche in questo caso, direi soprattutto, è importante pettinare dalla radice e… rimuovere.

La Scuola inglese, invece, propone di utilizzare soltanto un semplice balsamo e di pettinare per alcuni minuti in modo da favorire il distacco soprattutto delle lendini. Quest’ultimo trattamento, molto tranquillo sul piano della tollerabilità, potrà essere eseguito anche come una sorta di “prevenzione”, sebbene una vera prevenzione non esista, come non esistono trattamenti preventivi in grado di impedire l’infestazione. In ogni caso sarà bene ripetere il trattamento dopo una settimana, per eliminare eventuali pidocchi resistenti o giovani pidocchi usciti da lendini resistenti (ricordo che si schiudono dopo 7 gg).

I bambini atopici possono utilizzare i prodotti in commercio, tenendo presente che le controindicazioni all’uso dei prodotti contenenti il farmaco sono:

presenza di lesioni crostose o dermatite al cuoio capelluto;

utilizzo protratto dei prodotti per numerose infestazioni (la cute potrebbe sensibilizzarsi al prodotto o irritarsi dopo ripetuti trattamenti); in questi casi è meglio scegliere i prodotti che agiscono per soffocamento privi di piretrine e simili.

 

Queste sono ovviamente informazioni generali che non si riferiscono a un caso specifico e quindi NON SOSTITUISCONO il parere del vostro medico di riferimento che prescriverà la terapia più adeguata in quel momento.

C’è chi preferisce non sapere e rimettere ogni decisione al medico. Altri preferiscono affidarsi a internet, ad amici e scegliere la via della automedicazione. Altri ancora, tra cui la sottoscritta, preferiscono informarsi, consultare un esperto (o più a seconda della gravità della patologia, ovviamente), elaborare, e decidere di conseguenza, perché se il “fai da te” può risultare pericoloso per un adulto, lo può essere ancor di più nel caso di bambini atopici.

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Bambini atopici e pidocchi. I puntata.

Come ogni anno alla riapertura delle scuole (soprattutto materne ed elementari), si ripresenta l’allarme pidocchi. Proprio qualche settimana fa alla scuola materna frequentata da nostra figlia, è stato distribuito a tutti i genitori un opuscolo informativo, con informazioni generali su (i) modalità di trasmissione, (ii) prevenzione e (iii) trattamento della pediculosi (ossia l’infestazione provocata dai pidocchi) ed è l’ultimo punto che mi interessa particolarmente, perché mi domando se un bambino atopico può usare senza problemi i prodotti in commercio.

Sebbene recenti studi rivelino che la pediculosi sia un’infestazione che non veicola malattie, i pidocchi una volta individuati devono essere debellati e, nel malaugurato caso in cui nostra figlia dovesse esserne direttamente interessata (i pidocchi colpiscono indifferentemente sia i capelli puliti sia quelli sporchi!) vorrei sapere come comportarmi per evitare effetti indesiderati.

Mi chiedo, ad esempio, nel caso di bambini atopici (quindi predisposti a manifestare allergie o dermatite atopica per intenderci),

1. se i prodotti antiparassitari possano essere usati senza alcuna particolare precauzione, o in caso di dermatite atopica e/o allergie da contatto dobbiamo aspettarci con una certa probabilità effetti indesiderati;

2. se, dovendo acquistare un farmaco ad uso topico tra quelli venduti in farmacia, sia meglio scegliere i gel o le spume, a base di sostanze naturali o sintetiche;

3. quali accorgimenti si potrebbero adottare allo scopo di prevenirli, consapevole che non è consigliato usare i prodotti pediculocidi a titolo di prevenzione, perché può essere controproducente, nel senso che potrebbe generare delle resistenze, rendendo inefficaci i futuri trattamenti.

Prima dell’estate avevo letto un articolo che metteva a confronto i prodotti antipidocchi tradizionali con quelli omeopatici, sottolineando in pratica tutti gli effetti collaterali e i rischi di allergie dei primi, che sarebbero assenti nei secondi, scoraggiando quindi l’impiego di prodotti chimici. L’unico neo di quelli fitoterapici o omeopatici sarebbe rappresentato dal fatto che non sempre sarebbero in grado di debellare anche le uova, favorendone la ricomparsa dei pidocchi a trattamento ultimato. Personalmente parto dal concetto che un soggetto allergico può reagire a qualsiasi cosa, sia che sia di origine sintetica sia naturale, come del resto ci aveva avvertito un dermatologo dermatologo allergologo tedesco consultato quando Alice era ancora una lattante.

Premesso ciò, per curiosità personale, mi sono recata in due farmacie specializzate in omeopatia, per chiedere informazioni.

Purtroppo ho ricevuto due pareri diversi, nel senso che in una mi è stato sconsigliato sia il prodotto omeopatico sia quello fitoterapico, confermando la tesi secondo cui sarebbero efficaci nell’eliminazione dell’ospite indesiderato, ma non delle lendini (uova). In un’altra mi è stato, invece, detto che ci sarebbero diversi prodotti in commercio, secondo loro efficaci, se abbinati alla rimozione manuale delle lendini, ma che sarebbe stato meglio che io tornassi per parlarne con la dottoressa che in quel momento era assente. Non sono ancora ripassata.

So già che il medico non omeopata non conosce l’omeopatia e non è in grado di offrire valutazioni in merito, ma sicuramente potrà darci delle indicazioni di massima su come comportarci.

La prossima settimana sentiremo il parere del dermatologo pediatra (e non altri medici, perché si tratta di trattamenti topici, quindi la parte del corpo direttamente interessata è la pelle e non altri organi) e vi farò sapere. Tornate a trovarmi settimana prossima.

Prevenire è meglio che curare…

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In volo con le allergie alimentari

Viaggiare con le allergie alimentari non è un’impresa semplice, ma non impossibile. Volare, invece, con le allergie alimentari non lascia proprio alcuno spazio al caso e all’improvvisazione. Il kit alimentare è d’obbligo. Questa mattina, da casa fino all’alloggio di destinazione non ho trovato nulla (ho chiesto a tutti i bar incontrati in aeroporto, perché non volevo lasciare nulla di intentato) che nostra figlia potesse consumare per colazione. Se io non avessi avuto con me latte vegetale e brioche “senza”, Alice non avrebbe fatto colazione fino a mezzogiorno! Voi direte:”Non potevi farle fare colazione a casa?”, “No, perché l’abbiamo svegliata presto e si è rifiutata di mangiare o bere qualsiasi cosa, fino all’aeroporto”.

Alice aveva solo quattro mesi quando ha preso il suo primo aereo, ma allora io allattavo al seno e il problema non si era posto. Successivamente ho sempre portato con me un kit alimentare di diverso tipo, a seconda dell’età e dell’orario, compatibilmente con gli alimenti consentiti dalle nuove norme imposte dopo l’11 settembre (in merito ai liquidi, alimenti non confezionati ecc.).

In caso di voli lungo raggio le compagnie aeree prevedono dei pasti speciali per le diverse esigenze. In caso di allergie multiple, però, non so fino a che punto è possibile soddisfare tutte le esigenze del caso. Non ho mai verificato, ma se un giorno dovessi essere assalita da una improvvisa curiosità, vi renderò note le mie scoperte. Nel caso, invece, di voli di corto raggio non ho mai interpellato ovviamente tutte le compagnie aeree, ma quella con cui abbiamo volato questa mattina non prevede alcuna soluzione alternativa. A bordo è stato servito, per colazione, un bel panino confezionato, senza etichetta, accompagnato da caffè, tè, succo di arancia e succo di pomodoro! Acqua. Sì avete capito bene, senza lista ingredienti. Ovviamente, per pura curiosità, in quanto ero certa che nostra figlia non avrebbe potuto consumarlo, ho chiesto, con un sorriso a trentadue denti e con il massimo della gentilezza, informazioni sul contenuto, facendo presente l’allergia di nostra figlia. In questo caso l’assistente di volo si è dimostrata molto comprensiva e molto professionale, adoperandosi per fornirmi tutte le informazioni possibili, che erano riportate su un foglio a parte che mi è stato consegnato. Ovviamente conteneva quasi tutti gli allergeni più comuni. Capisco che non sia facile soddisfare le esigenze di tutti gli allergici, però un piccolo sforzo lo si potrebbe fare. Che so io, un bel distributore automatico di prodotti senza gli allergeni più incriminati. Pensate sia un’utopia? Non credo. L’EuroDisney ci ha provato, e ha previsto una sezione dedicata a Diete e Allergie Alimentari. Nel sito è disponibile anche un opuscolo che fornisce tutte le informazioni relative ai servizi forniti dai vari ristoranti. Gli alimenti esclusi dai menù sono addirittura 53 (se ho contato bene). 

Perché non dovrebbe riuscirci un aeroporto? Una barista interpellata questa mattina mi ha detto “Signora, se Lei cercasse delle sigarette, ne troverebbe ad ogni angolo, e nuociono alla salute di tutti, ma ciò che invece gioverebbe alla salute di alcuni…”. E con questa riflessione vi lascio fino alla prossima settimana…

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Allergia al grano saraceno

L’allergia al grano saraceno è sempre stata molto rara in Italia e quasi esclusivamente osservabile in Valtellina, dove questa farina è molto utilizzata, ad esempio nei caratteristici pizzocheri. Il dottor Enrico Heffler e la sua equipe dell’Università di Torino hanno trovato però che molti pazienti, che avevano un’evidente allergia alla pizza e ad altri prodotti a base di cereali, erano allergici al grano saraceno e non al frumento, come ci si sarebbe aspettati. […] Ora la farina di grano saraceno è spesso impiegata dall’industria alimentare e da alcuni pizzaioli miscelata ad altre farine per la preparazione di prodotti da forno, come ad esempio la pizza. Alcuni allergici alla pizza possono quindi essere in realtà allergici a questo ingrediente la cui presenza nell’alimento fino ad ora era del tutto insospettabile.” FONTE: IAL Studio Allergologico Lombardo.

Questa notizia non mi stupisce. Nostra figlia, per esempio, non è allergica al glutine, ma è allergica al grano saraceno. Vi ricordo che Alice è nata in Germania, dove la farina di grano saraceno per la preparazione della pappa in fase di svezzamento è all’ordine del giorno, quindi anche noi, da bravi italiani ben integrati, l’avevamo provata. Poiché io non credo ai capricci nei lattanti – in quanto, a parte il rifiuto ed il pianto, non parlando ancora, i bambini piccoli non hanno altri mezzi per comunicare con noi – ho sempre “accolto” le eventuali rimostranze. Il grano saraceno è un esempio: inizialmente, per settimane, non successe nulla: non lo gradiva molto, ma alla fine lo mangiava… fino a quando cominciò a grattarsi intorno alla bocca e… così, d’accordo con la pediatra, non insistemmo. Di tanto in tanto ci riprovavo, ma con lo stesso effetto. Dall’epoca erano trascorsi anni, ma l’anno scorso, un giorno in montagna, dopo aver mangiato la polenta (mais e grano saraceno), le si gonfiò il labbro. Le somministrai un antistaminico e il sintomo regredì. Allora non sapevamo che si trattasse della farina di grano saraceno, in quanto insieme alla polenta aveva provato anche un tipo nuovo di tofu, affumicato naturalmente. A distanza di mesi, Alice mangiò dei pizzoccheri fatti in casa (la Nonna Lele è maestra in quest’arte!), senza altri allergeni per lei pericolosi, conditi semplicemente con olio e sale e… rieccoci con un bel labbro gonfio… Il successivo test cutaneo confermò il test “fatto in casa”!

Il grano saraceno, che non contiene glutine, non è considerato un allergene pericoloso (in base al Decreto Legislativo 8 febbraio 2006, n. 114 in materia di indicazione degli ingredienti contenuti nei prodotti alimentari), quindi non è detto che sia sempre segnalata la sua presenza tra gli ingredienti in etichetta…. Fortunatamente ci sono anche aziende serie che indicano tutti, o quasi, i componenti, come l’azienda produttrice di un tipo di cracker integrali che abbiamo acquistato quest’estate in villeggiatura, la cui etichetta recava la presenza di grano saraceno. Alice li ha voluti provare: non ha avuto prurito immediato, ma infiammazione e prurito nelle pieghe delle ginocchia. In questo caso eravamo consapevoli, ma quando non siamo sicuri, meglio non rischiare e chiedere chiarimenti alla fonte, rimandando l’acquisto.

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