Allergie alimentari ed allergeni in etichetta: necessità di revisione del Regolamento?

Nuove abitudini alimentari, nuovi cibi immessi sul mercato e nuovi processi di trasformazione stanno facendo emergere nuovi allergeni, la cui presenza andrebbe segnalata obbligatoriamente in etichetta. La raccomandazione viene dall’Agenzia francese per la sicurezza alimentare (Anses), che indica alcuni allergeni emergenti: grano saraceno, latte di piccoli ruminanti (capra e pecora), kiwi, pinoli, α-galattosio (presente in carne di mammifero), piselli e lenticchie. Questi allergeni presentano un rischio di anafilassi, cioè gravi reazioni allergiche, aggravate da alcol e tabacco, talvolta superiori a certi allergeni che in base al regolamento europeo n. 1169/2011 devono essere menzionati obbligatoriamente, sia sulle confezioni alimentari, sia sui menu, per i cibi serviti dalla ristorazione collettiva e commerciale. […]

Fonte: IlFattoAlimentare

Non sono solita fare da eco alle notizie dei media in generale, perché lo fanno già altri, ma… questa informazione ci tocca da vicino, perché in più di un’occasione ho raccontato la nostra fatica nel leggere e rileggere le etichette alimentari dino allo sfinimento, non solo per ricercare latte e uova, ma anche legumi (nella fattispecie piselli, ceci, fave e lenticchie, spesso utilizzato nei preparati vegani), kiwi, capra e pecora, tra quelli citati nell’articolo.

Proprio lo scorso autunno stavo per acquistare un prodotto di una nota marca “100%vegetale” che non aveva mai usato le proteine di piselli, ma… il gelato di cocco era una novità e come tale non poteva sottrarsi alla mia “lente di ingrandimento” e… una seconda lettura mi ha fatto notare “proteine di pisello”, ovviamente non evidenziato.

Appunto: il non evidenziato ma allergizzante è ugualmente pericolosa per la figlia. E per assurdo che possa sembrare, le parole evidenziate comportano una fatica doppia nel leggere le etichette nel nostro caso, perché rischiano di distogliere l’attenzione da altro, e non solo noi, ma anche parenti e amici che vogliono cucinare per Alice.

E mi fa piacere leggere anche pinoli, perché era un dubbio che avevo rivolto proprio al fatto alimentare che mi aveva risposto tramite l’avvocato Dario Dongo in questo articolo: IlFattoAlimentare_15 settembre 2016.

Non solo stanno dilagando le allergie alimentari, ma aumentano altresì in modo esponenziale le sostanze che causano reazioni allergiche gravi, di cui molte richiedono il ricovero, quando non sono fatali in modo fulminante.

Questo significa che il legislatore non può più limitare il suo intervento al solo settore alimentare, ma è giunto il momento di allargare lo spazio di intervento a… tutto ciò che è destinato al consumatore, in generale, perché chi non è allergico, ma è un soggetto atopico (quindi predisposto) potrebbe sensibilizzarsi grazie all’esposizione continuata e diventarlo. Non solo alimenti, ma anche:

  1. packaging
  2. tessuti e accessori
  3. cosmetici e prodotti per l’igiene personale
  4. integratori alimentari e altri prodotti similari
  5. farmaci
  6. imbottiture di materassi, cuscini, piumoni
  7. giocattoli e/o simili
  8. vernici
  9. detersivi e altri prodotti per la casa
  10. prodotti per gli ambienti
  11. cibi e articoli per animali, fra cui cani e gatti allergici aumentano sempre più
  12. eccetera eccetera

e altro ancora, ma non è possibile redigere un elenco esaustivo, e chi soffre di allergie alimentar, e/o i loro famigliari, lo sanno bene.

Che cosa si può fare quindi?

Eh… è una questione molto complessa che richiede un cambio di mentalità e un modo di agire etico da parte di tutti gli attori coinvolti, dal produttore al distributore, dal comunicatore al fumatore, fino al consumatore. Il legislatore dovrebbe obbligare qualsiasi produttore di qualsiasi articolo a 1) limitare il più possibile il numero di ingredienti e/o sostanze impiegate, 2) indicare qualsiasi ingrediente/componente 3) in modo chiaro e comprensibile anche da parte dei non addetti ai lavori.

Per oggi mi fermo qui e al prossimo post.

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