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LETTURE: Allergia alle proteine del latte e carenze di calcio. Il punto di vista di un chimico.

Foto tratta dall’articolo di Lorenzo Acerra apparso su Promiseland

Oggi desidero condividere con tutti voi una lettura molto interessante, non solo per coloro che sono allergici a proteine del latte e dell’uovo (quali fonti elettive, in Occidente, di calcio e Vit D), ma anche per tutti i non allergici, in quanto il fabbisogno di calcio in bambini e adolescenti raccomandato dai pediatri in generale condiziona enormemente le abitudini alimentari di una famiglia, al di là di ciò che piace e non piace. E qui mi vengono in mente molti bambini che conosco, i quali non gradiscono affatto il formaggio, grana o altro tipo, latte… e le madri si disperano, vanno in ansia, tampinano i pediatri che danno loro integrazioni di calcio sintetico. 

Non mi aspetto che questa lettura modifichi il vostro modo di pensare, ma vorrei che insinuasse in voi un ragionevole dubbio.

Poiché è un argomento complesso, controverso, delicato e molto ampio, oggi voglio solo invitarvi alla lettura, non solo dell’articolo, ma anche dei commenti allo stesso che troverete nel sito di Promiseland: Un articolo di Lorenzo Acerra *.  Continua a leggere

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LIBRI: Medicina non convenzionale


"Che fare?!?"

Curare con l’omeopatia è un tema articolato e complesso. Curare con l’omeopatia un atopico (allergico o/e con dermatite atopica) è un tema di portata titanica e un solo post non potrebbe essere né esauriente né esaustivo.

Oggi non vi presenterò un libro, bensì una lista di alcuni libri – che ancora non ho letto, ma che intendo ordinare in libreria quanto prima – limitandomi, mi rendo conto, a gettare un sassolino nel mare, ma sono seriamente intenzionata ad approfondire e a documentarmi.

“Lista della spesa”:

– un testo di carattere “divulgativo”, Medicina antropofosica familiare. Riconoscere e curare le malattie più comuni, di Sergio M. Francardo, edito da Edilibri,
– un testo di carattere scientifico, Fitoterapia. Impiego razionale delle droghe vegetali, di F. Capasso, G. Grandolini, A.A. Izzo, edito da Springer
– un altro testo scientifico Fitofarmacovigilanza: vigilanza sulla sicurezza dei prodotti fitoterapici, Di F. Capasso,F. Borrelli,S. Castaldo, edito sempre da Springer

Sto ancora cercando un testo scientifico sull’impiego dell’omeopatia. Per oggi non ci sono riuscita, ma non temete, ci riuscirò quanto prima.

In generale, si assiste, anche in Italia, a un crescente numero di pazienti, nonché di genitori di piccoli pazienti, che si rivolgono alla medicina non convenzionale, in quanto sempre più insoddisfatti delle terapie convenzionali, soprattutto quando si tratta di patologie croniche o che  si ripetono frequentemente (tanto per citarne alcune, dermatite atopica e malanni di stagione).

Questo post non ha l’obiettivo di stabilire cosa sia meglio, me ne guardo bene, bensì quello di condividere riflessioni sull’argomento. È da tempo che ci rimungino sopra, ma in questi mesi si sono avvicendati episodi che mi hanno fatto riflettere e credo sia legittimo avere dei dubbi.

Gli scienziati hanno raggiunto traguardi ammirevoli e impensabili fino a qualche decennio fa, ma mentre la medicina tradizionale è all’avanguardia nella cura di molte malattie, ho l’impressione che si perda in un bicchier d’acqua nel trattamento di altre patologie.

Il mio interesse per l’omeopatia nasce dal fatto che ho potuto constatare di persona che, mentre in Italia essa sembri essere un’eccentricità di alcuni, in altri Paesi europei (tipo Repubblica Federale Tedesca e Francia) è, invece, prassi comune. Se non avessi vissuto in Germania, sarei molto più scettica, ma vi assicuro che là l’omeopatia è di casa, anche nelle corsie di moltissimi ospedali pubblici, così come negli ambulatori di moltissimi pediatri. In Italia so che esiste un Reparto presso il Presidio Ospedaliero di Lucca, altro non so.

La legislazione italiana sui rimedi omeopatici e fitoterapici lascia molto desiderare: assenza di bugiardini, di indicazioni terapeutiche, posologia, controindicazioni, effetti collaterali sulle confezioni ecc.;, di cui sono invece provvisti i farmaci omeopatici e fitoterapici in Francia, o in Germania. Dell’argomento si è occupata anche l’associazione di consumatori Altroconsumo, pubblicando, sull’inserto Salute n° 85 aprile 2010, un articolo molto interessante, consultabile dai soci anche on line, mentre i non soci dovrebbero riuscire a visionare una breve sintesi qui.

Non sto facendo pubblicità ad Altroconsumo, ma trovo che quell’articolo sia una buona sintesi di come si presenta la problematica. Tra le tante informazioni, ho letto che “[…] i rimedi omeopatici sono considerati dalla nostra legge medicinali e devono essere registrati dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), che opera sotto le direttive del ministero della Salute. […] Non essendo richieste prove scientifiche che dimostrino l’efficacia terapeutica di questi prodotti, la legge italiana vieta di inserire nelle confezioni il foglietto illustrativo o di riportare in etichetta le indicazioni terapeutiche.” Peccato che molti rimedi omeopatici e fitoterapici contengano principi attivi e eccipienti che possono risultare dannosi per molti soggetti (saccarosio per i diabetici, lattosio per gli intolleranti, erbe officinali per alcuni allergici e così via). Aggiungiamoci che in Italia, più che in altri Paesi, l’automedicazione è prassi comune, nella mia mente si fanno sempre più strada interrogativi e dubbi.

Ma ci sono anche casi in gli stessi operatori sono vittime di confusione pericolosa a discapito dei consumatori. Ricordo ancora una volta, in cui un farmacista tentò invano di vedermi un rimedio fitoterapico diverso da quello da me richiesto (una semplice pomata a base di arnica). In sintesi il dialogo intercorso allora:

“Ma signora, è naturale!”

“Appunto, quindi potenzialmente più pericoloso.”

“Ma no, è omeopatico!”

“No, è fitoterapico.”

“Ma qui c’è scritto medicinale omeopatico.”

“Sì, è vero, ma Lei sa che i prodotti omeopatici si distinguono da quelli fitoterapici per la concentrazione dei principi attivi, e che la Legge consente di chiamare omeopatici anche prodotti che in realtà sono fitoterapici, o non lo sapeva?!?”.

Alla fine non ho comprato, ovviamente, quella crema e sono andata in un’altra farmacia, ma quello successe allora è grave e non dovrebbe accadere. Il farmacista non è un commesso qualunque e il paziente non è un cliente qualunque, ma questo è un altro discorso.

Giusto per fare chiarezza sui termini, nel volume di cui accennavo sopra (Fitoterapia…), gli autori specificano che omeopatia e fitoterapia sono due sistemi terapeutici contrapposti, non simili. Non solo, anche le modalità di preparazione dei preparati omeopatici e fitoterapici sono differenti.

“La medicina omeopatica concepisce la malattia come evento interessante sia la sfera organica sia quella psichica, pertanto la guarigione si ottiene ristabilendo l’integrità psicofisica del soggetto.” (Fonte: La Scuola dell’Atopia, di Carlo Gelmetti, edito da Springer). Il paragrafo non difende necessariamente l’omeopatia, perché A. Patrizi (autore di quell’intervento) conclude scrivendo che, sulla base di un recente review sull’argomento, sebbene sembri esserci un’elevata soddisfazione del paziente, non sono presenti dati significativi sull’effettivo miglioramento del quadro clinico. (Bardazzi F, Medri M, Varotti E, Savoia S, (2003), Terapie alternative. In: Lotti T (ed) La dermatite atopica. Nuovi concetti e nuove terapie. UTET Scienze Mediche, Torino).

Molti psicologi, allergologi e dermatologi attribuiscono alla sfera emotiva un ruolo importante, dall’insorgenza al superamento di alcune patologie.

E qui mi fermo, altrimenti scrivo un trattato e non ne veniamo a capo.

Se volete invece dilettarvi in letture più amene, vi invito a sbirciare nelle librerie dei blog che partecipano con il presente al Venerdì del Libro di HomeMadeMamma.

Buon fine settimana a tutti! I vostri commenti potrebbero non essere pubblicati fino a lunedì p.v., perché andiamo fuori Milano (terapia personalissima per curare i malanni di stagione di cui Alice è afflitta da NOVEMBRE!).

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Atopia e paracetamolo

Il paracetamolo (o acetaminofene), principio attivo di diversi analgesici e antipiretici in commercio, per adulti e bambini, torna a far parlare di sé, e non bene. L’ultima notizia è che la somministrazione di paracetamolo a soggetti allergici di età compresa fra i 13 e i 14 anni sarebbe associato ad un rischio di insorgenza o persistenza dell’asma. Il rischio sarebbe proporzionato alla frequenza di assunzione, ossia più frequente è l’assunzione del farmaco e tanto più aumenta il rischio. Oltre all’asma, aumenterebbe anche il rischio di insorgenza di rinocongiuntivite allergica e dermatite atopica. Questo è quanto emerge da uno studio che ha coinvolto 322.959 ragazzi individuati in 50 Paesi. Se questa segnalazione dovesse essere ulteriormente confermata, emergerebbe il problema di stabilire quali antipiretici e analgesici utilizzare nei soggetti allergici, visto che il paracetamolo costituisce uno dei principi attivi di più largo impiego in età pediatrica. (Fonte: Richard W Beasley e colleghi Am J Respir Crit Care Med. 13,08,2010)

Di una eventuale associazione tra patologie atopiche e assunzione del paracetamolo se ne erano già fatti carico altri due studi condotti nel 2008 e 2009 (che fanno sempre capo al Prof. Richard Beasley e colleghi). Continua a leggere

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Bambini atopici e pidocchi. II puntata.

Nella prima puntata mi chiedevo, nel caso di bambini atopici se 1. se i prodotti antiparassitari prescritti solitamente in casi di pediculosi possano essere usati senza alcuna particolare precauzione, o in caso di dermatite atopica e/o allergie da contatto dobbiamo aspettarci con una certa probabilità effetti indesiderati? 2. Se, dovendo acquistare un farmaco ad uso topico, tra quelli venduti in farmacia, sia meglio scegliere i gel o le spume, a base di sostanze naturali o sintetiche. 3. Quali accorgimenti si potrebbero adottare allo scopo di prevenirli.

Ho rivolto questi interrogativi alla dottoressa Cristiana Colonna (dermatologa pediatra presso il Dipartimento di Dermatologia Pediatrica della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, diretto dal Prof. Carlo Gelmetti) ed ecco la risposta.

A titolo informativo i pidocchi non volano e si nutrono di sangue (ematofagi), pertanto non sopravvivono lontani dall’ospite per più di 24/48 ore. I bambini sono i più esposti all’infestazione poiché tendono a stare molto vicini “testa a testa” tra di loro, favorendo così il passaggio da un capo all’altro. Depongono uova (lendini) che per maturare necessitano di stare bene adese alla radice dei capelli, ma dopo una settimana si schiudono liberando i piccoli insetti: quindi, se le lendini sono alla base del capello in genere sono “abitate”, se invece le troviamo a più di un centimetro significa che sono disabitate.

In merito ai prodotti ad uso locale, solitamente disponibili in farmacia, quelli sottoforma di gel, lozione e schiuma impiastricciano meno i capelli, favorendo un maggiore assorbimento del principio attivo; contengono sostanze sia insetticida sia ovicida, come ad esempio le permetrine, piretrine etc.  capaci di uccidere appunto pidocchi e lendini.

Attenzione. Le istruzioni indicano solitamente tempi di applicazione variabili tra 10-20 minuti fino ad alcune ore a seconda del grado d’infestazione, ma è preferibile attenersi ai tempi minimi, prolungando invece la manovra FONDAMENTALE per la rimozione che consiste nel pettinare dalla radice alle punte i capelli utilizzando un pettine a denti fini (pettinino) spesso venduto insieme al prodotto anti-pidocchi. Questa manovra di rimozione meccanica è importante perché se qualche pidocchio o lendine è sfuggito all’azione del prodotto, il pettine lo distacca dal cuoio capelluto impedendone il nutrimento e quindi la sopravvivenza!

Esiste però un’altra categoria di prodotti che agisce “soffocando” sia i pidocchi sia le lendini, in assenza di un vero e proprio farmaco al suo interno (per esempio il dimeticone), a base di sostanze “grasse” che appunto impediscono di respirare. Anche in questo caso, direi soprattutto, è importante pettinare dalla radice e… rimuovere.

La Scuola inglese, invece, propone di utilizzare soltanto un semplice balsamo e di pettinare per alcuni minuti in modo da favorire il distacco soprattutto delle lendini. Quest’ultimo trattamento, molto tranquillo sul piano della tollerabilità, potrà essere eseguito anche come una sorta di “prevenzione”, sebbene una vera prevenzione non esista, come non esistono trattamenti preventivi in grado di impedire l’infestazione. In ogni caso sarà bene ripetere il trattamento dopo una settimana, per eliminare eventuali pidocchi resistenti o giovani pidocchi usciti da lendini resistenti (ricordo che si schiudono dopo 7 gg).

I bambini atopici possono utilizzare i prodotti in commercio, tenendo presente che le controindicazioni all’uso dei prodotti contenenti il farmaco sono:

presenza di lesioni crostose o dermatite al cuoio capelluto;

utilizzo protratto dei prodotti per numerose infestazioni (la cute potrebbe sensibilizzarsi al prodotto o irritarsi dopo ripetuti trattamenti); in questi casi è meglio scegliere i prodotti che agiscono per soffocamento privi di piretrine e simili.

 

Queste sono ovviamente informazioni generali che non si riferiscono a un caso specifico e quindi NON SOSTITUISCONO il parere del vostro medico di riferimento che prescriverà la terapia più adeguata in quel momento.

C’è chi preferisce non sapere e rimettere ogni decisione al medico. Altri preferiscono affidarsi a internet, ad amici e scegliere la via della automedicazione. Altri ancora, tra cui la sottoscritta, preferiscono informarsi, consultare un esperto (o più a seconda della gravità della patologia, ovviamente), elaborare, e decidere di conseguenza, perché se il “fai da te” può risultare pericoloso per un adulto, lo può essere ancor di più nel caso di bambini atopici.

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Bambini atopici e pidocchi. I puntata.

Come ogni anno alla riapertura delle scuole (soprattutto materne ed elementari), si ripresenta l’allarme pidocchi. Proprio qualche settimana fa alla scuola materna frequentata da nostra figlia, è stato distribuito a tutti i genitori un opuscolo informativo, con informazioni generali su (i) modalità di trasmissione, (ii) prevenzione e (iii) trattamento della pediculosi (ossia l’infestazione provocata dai pidocchi) ed è l’ultimo punto che mi interessa particolarmente, perché mi domando se un bambino atopico può usare senza problemi i prodotti in commercio.

Sebbene recenti studi rivelino che la pediculosi sia un’infestazione che non veicola malattie, i pidocchi una volta individuati devono essere debellati e, nel malaugurato caso in cui nostra figlia dovesse esserne direttamente interessata (i pidocchi colpiscono indifferentemente sia i capelli puliti sia quelli sporchi!) vorrei sapere come comportarmi per evitare effetti indesiderati.

Mi chiedo, ad esempio, nel caso di bambini atopici (quindi predisposti a manifestare allergie o dermatite atopica per intenderci),

1. se i prodotti antiparassitari possano essere usati senza alcuna particolare precauzione, o in caso di dermatite atopica e/o allergie da contatto dobbiamo aspettarci con una certa probabilità effetti indesiderati;

2. se, dovendo acquistare un farmaco ad uso topico tra quelli venduti in farmacia, sia meglio scegliere i gel o le spume, a base di sostanze naturali o sintetiche;

3. quali accorgimenti si potrebbero adottare allo scopo di prevenirli, consapevole che non è consigliato usare i prodotti pediculocidi a titolo di prevenzione, perché può essere controproducente, nel senso che potrebbe generare delle resistenze, rendendo inefficaci i futuri trattamenti.

Prima dell’estate avevo letto un articolo che metteva a confronto i prodotti antipidocchi tradizionali con quelli omeopatici, sottolineando in pratica tutti gli effetti collaterali e i rischi di allergie dei primi, che sarebbero assenti nei secondi, scoraggiando quindi l’impiego di prodotti chimici. L’unico neo di quelli fitoterapici o omeopatici sarebbe rappresentato dal fatto che non sempre sarebbero in grado di debellare anche le uova, favorendone la ricomparsa dei pidocchi a trattamento ultimato. Personalmente parto dal concetto che un soggetto allergico può reagire a qualsiasi cosa, sia che sia di origine sintetica sia naturale, come del resto ci aveva avvertito un dermatologo dermatologo allergologo tedesco consultato quando Alice era ancora una lattante.

Premesso ciò, per curiosità personale, mi sono recata in due farmacie specializzate in omeopatia, per chiedere informazioni.

Purtroppo ho ricevuto due pareri diversi, nel senso che in una mi è stato sconsigliato sia il prodotto omeopatico sia quello fitoterapico, confermando la tesi secondo cui sarebbero efficaci nell’eliminazione dell’ospite indesiderato, ma non delle lendini (uova). In un’altra mi è stato, invece, detto che ci sarebbero diversi prodotti in commercio, secondo loro efficaci, se abbinati alla rimozione manuale delle lendini, ma che sarebbe stato meglio che io tornassi per parlarne con la dottoressa che in quel momento era assente. Non sono ancora ripassata.

So già che il medico non omeopata non conosce l’omeopatia e non è in grado di offrire valutazioni in merito, ma sicuramente potrà darci delle indicazioni di massima su come comportarci.

La prossima settimana sentiremo il parere del dermatologo pediatra (e non altri medici, perché si tratta di trattamenti topici, quindi la parte del corpo direttamente interessata è la pelle e non altri organi) e vi farò sapere. Tornate a trovarmi settimana prossima.

Prevenire è meglio che curare…

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Coloranti nei farmaci e negli integratori

Una volta mi trovavo in montagna e dovendo acquistare uno sciroppo mucolitico per nostra figlia, andai in farmacia intenzionata ad acquistare “il solito”. Il farmacista avrebbe dovuto ordinarlo e volendo farmi un favore, tentò di convincermi ad acquistare un altro tipo, dal colore ROSSO VIVO! E lì cominciai ad essere sospettosa. Spiegai che essendo Alice allergica, preferivo utilizzare medicinali collaudati (ci trovavamo in un paesino sperduto e non volevo fare esperimenti a rischio). Naturalmente si trattava di un farmacista tenace  e voleva a tutti costi convincermi che era un prodotto sicuro: “Ma lo vendo a tutti i bambini”. Non convinta, gli chiesi di mostrarmi il foglietto illustrativo e tra le varie recava: “…contiene rosso cocciniglia A (E 124) che può causare reazioni di tipo allergico. Questo sciroppo contiene metile paraidrossibenzoato che può causare reazioni allergiche (anche ritardate).”

Non sono un medico, ma nel dubbio, mi sono guardata bene dall’acquistarlo. Il farmacista si è scusato, ammettendo la sua ignoranza in materia. Dal canto mio non comprendo però fondamentalmente due cose:

(1) perché mai sia necessario impiegare dei coloranti nella preparazione di uno sciroppo! Quanti farmaci si presentano incolori o bianchi e le mamme SONO comunque CAPACISSIME di persuadere i propri figli ad assumerli (in ogni mamma c’è un po’ di Mary Poppins!);

(2) perché mai, in linea generale, ma ancor più quando si tratta di medicinali destinati ai bambini, aggiungere coloranti nonché sostanze allergizzanti!

Ho letto qua e là qualche intervista a qualche medico che “difendeva” i coloranti, quando si tratta di medicine destinate agli anziani, perché questi memorizzerebbero le pillole in base al colore e non al nome.

E va bene, concediamoglielo. Ma le mamme?!? Sebbene qualche neurone se ne sia andato con la maternità, non abbiamo problemi a distinguere le pillole, figuriamoci gli sciroppi! Sfogo a parte, potreste trovare utile sapere che ALTROCONSUMO (associazione di consumatori) mette a disposizione una banca dati on line con tutti gli additivi alimentari autorizzati (fra cui anche i coloranti, sia sintetici sia presenti in natura), per i quali viene specificato (con un asterisco) se possono indurre allergie o reazioni di ipersensibilità. Questo potrebbe risultare utile in caso di dubbio, in quanto non sempre, soprattutto nel caso di alimenti o di integratori, è espressamente indicato se l’additivo può o non può causare allergia.

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Allergie e antistaminici: Tinset 0,25 ritirato dal mercato

Dal mese di marzo 2010 è stata ritirata dal commercio la formulazione allo 0,25%, destinata ai bambini piccoli. L’unica formulazione liquida ora disponibile nelle farmacie è quella più concentrata per adulti, ossia Tinset 2,5% gocce orali sospensione che può essere somministrata solo ai bambini che hanno compiuto un anno di età, prestando molta attenzione alla posologia, per evitare rischi di sovradosaggio.

FONTE: Agenzia Italiana del Farmaco.

La questione dei dosaggi è importante, soprattutto quando si tratta di bambini. Il principio attivo in questione è l’oxatomide. Già l’anno scorso, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), con una Nota Informativa del 2 febbraio 2009, rendeva noto che “era in corso di approvazione da parte dell’AIFA l’aggiornamento degli stampati del medicinale Tinset allo scopo di favorire un uso appropriato del farmaco, in seguito alle segnalazioni pervenute alla Rete Nazionale di Farmacovigilanza di alcuni casi gravi di reazioni avverse cardiache e a carico del sistema nervoso centrale verificatisi in bambini, dovute ad errori posologici/sovradosaggio accidentale delle due formulazioni orali liquide di oxatomide disponibili (2.5% e 0.25%).”

Questo significa che il genitore che era solito somministrare al proprio figlio atopico questo antistaminico, dovrà ora prestare particolare attenzione alla posologia.

Rimanendo in tema di antistaminici, è interessante leggere anche le indicazioni generali che l’Agenzia Italiana del Farmaco mette a disposizione del cittadino nel suo sito, ossia:”Le attuali evidenze non supportano l’uso di antistaminici nella terapia dell’asma… Gli antistaminici non sono indicati nel raffreddore comune né in monoterapia né associati a decongestionanti.”

Il ritiro dal commercio di questo farmaco è comunque la dimostrazione che vale sempre la pena di segnalare le reazioni avverse ai farmaci, anche se sospette.

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