Atopia e paracetamolo

Il paracetamolo (o acetaminofene), principio attivo di diversi analgesici e antipiretici in commercio, per adulti e bambini, torna a far parlare di sé, e non bene. L’ultima notizia è che la somministrazione di paracetamolo a soggetti allergici di età compresa fra i 13 e i 14 anni sarebbe associato ad un rischio di insorgenza o persistenza dell’asma. Il rischio sarebbe proporzionato alla frequenza di assunzione, ossia più frequente è l’assunzione del farmaco e tanto più aumenta il rischio. Oltre all’asma, aumenterebbe anche il rischio di insorgenza di rinocongiuntivite allergica e dermatite atopica. Questo è quanto emerge da uno studio che ha coinvolto 322.959 ragazzi individuati in 50 Paesi. Se questa segnalazione dovesse essere ulteriormente confermata, emergerebbe il problema di stabilire quali antipiretici e analgesici utilizzare nei soggetti allergici, visto che il paracetamolo costituisce uno dei principi attivi di più largo impiego in età pediatrica. (Fonte: Richard W Beasley e colleghi Am J Respir Crit Care Med. 13,08,2010)

Di una eventuale associazione tra patologie atopiche e assunzione del paracetamolo se ne erano già fatti carico altri due studi condotti nel 2008 e 2009 (che fanno sempre capo al Prof. Richard Beasley e colleghi).

In breve, lo studio condotto nel 2008 osservato l’eventuale correlazione tra l’impiego di paracetamolo nel primo anno di vita e l’insorgenza di malattie atopiche (asma, ricongiuntivite allergica e dermatite atopica) in bambini  di età compresa fra i 6 e i 7 anni in 31 Paesi. I risultati confermarono il sospetto, individuando nel paracetamolo un fattore di rischio, sempre dose dipendente. (Fonte: Richard Beasley e colleghi The Lancet, 20 September 2008). Anche lo studio intermedio eseguito nel 2009, che indagava una eventuale associazione tra assunzione di acetaminofene da parte di bambini di età compresa fra i 6 e i 7 anni e la comparsa delle patologie sopra indicate, riconobbe nel principio attivo un fattore di rischio anche questa volta dose dipendente. (Fonte: Richard Beasley e colleghi, Pediatrics, 29 September 2009).

Non ho fatto ricerche precedenti al 2008, ma questo mi basta per comprendere meglio il problema, dal punto di vista di genitore di bambina atopica. Attenzione: il mio intento non è portare sul banco degli accusati il paracetamolo, bensì contestualizzare la questione e avere un quadro più completo. Le notizie sparse qua e là, isolate dal contesto in cui sorgono non mi aiutano a capire e non mi rivelano un gran ché.

Oltre agli studi sopra citati, nel 2007 l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), in un avviso, aveva precisato che “Il paracetamolo è un antipiretico sicuro a patto che non venga superato il dosaggio consigliato dal medico/pediatrici” (avviso scaturito dalle segnalazioni ricevute dal Centro Antiveleni di Milano riportate nel Bollettino di Epicentro, maggio 2007).

All’inizio dell’anno corrente, l’AIFA ha ritenuto, inoltre, necessario “modificare gli stampati di alcuni medicinali contenenti paracetamolo da solo e/o in associazione per eliminare e/o modificare determinate informazioni che potevano indurre ad errore terapeutico (AIFA nella Sezione dedicata al Cittadino). Per saperne di più potete leggere direttamente la Nota Informativa dell\’AIFA.

In linea generale, i farmaci a base di paracetamolo dovrebbero essere somministrati solo in caso di reale necessità, come del resto tutti i medicinali, appellandoci al buon senso. Vi sembra un’ovvietà? Non mi pare, se penso a tante mie conoscenze che di fronte ad una temperatura di 37,5° del figlio gli mettono una bella supposta, per poterlo mandare all’asilo o a scuola o perché “tanto non gli fa male, è paracetamolo”. Purtroppo l’automedicazione avviene fuori dal controllo di medici e farmacisti. Ma non è tutta colpa di noi mamme, perché talvolta sono proprio i medici, in buona fede, che, al fine di rassicurare noi mamme che magari esponiamo qualche perplessità (per esempio, sulle controindicazioni e sugli eventuali effetti collaterali segnalati dal bugiardino), si affrettano a dire “Ma signora, cosa vuole che succeda, è solo paracetamolo!”.

Come mi comporto io?

Tralasciando l’uso che ne faccio per curare me stessa, nel caso di Alice, la quale ormai ha 5 anni ed è un soggetto allergico con una reazione allergica ad alimenti pregressa, ricorro comunque al paracetamolo (perché per ora non conosco alternative), ma solo quando le sue condizioni psico-fisiche sono tali da giustificarne l’uso. Questo sin da quando Alice aveva pochi mesi, perché sia la pediatra tedesca sia quella italiana mi hanno sempre ricordato che ciò che conta sono le condizioni del bambino e non solo il fatto di avere la febbre alta. Un esempio recente risale a un pomeriggio dell’anno scorso, in cui Alice aveva 39,7° di febbre. Non saltellava, ma non accusava dolori, non si lamentava, aveva mangiucchiato, aveva voglia di colorare e di giocare col pongo. D’accordo con la pediatra, non le somministrai l’antipiretico. Purtroppo, quando i bambini sono molto piccoli, non è sempre così facile ritardare la somministrazione di antipiretici, perché i bimbi non possono collaborare molto e alcuni reagiscono con convulsioni febbrili. Ogni caso è un caso a sé stante e deve essere valutato di volta in volta con il proprio pediatra.

A proposito della febbre nei bambini, ho trovato negli archivi del sito della Clinica Pediatrica dell’Università di Trieste, IRCCS “Burlo un documento molto interessante sulla funzione della febbre dal titolo ABC. La febbre e il suo laboratorio., a cura di Franco Panizon, Clinica Pediatrica dell’Università di Trieste”, in cui si legge che “La febbre ha un effetto utile (virucida e battericida) […] e quindi non è obbligatorio combattere la febbre, anche se fa star male”. Del resto ricordo ancora un poster appeso nell’ambulatorio della nostra pediatra tedesca che indicava un vademecum in caso di febbre alta e che rammentava la funzione “buona” della febbre.

È da tempo che volevo approfondire l’argomento, perché, dal nostro rientro in Italia, mi ero accorta di una discrepanza tra la posologia massima giornaliera tedesca e quella italiana indicata nei bugiardini, trovando quelli tedeschi “più prudenti”. Ma poiché i foglietti illustrativi sono oggetto di continue revisioni, nel momento in cui scrivo sono stati nel frattempo aggiornati.

Comunque vale sempre il detto “Uomo avvisato, mezzo salvato”.

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6 commenti

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6 risposte a “Atopia e paracetamolo

  1. Tilly

    anche il paracetamolo? sig sig sig…
    comunque a mio parere non c’è farmaco che non abbia i suoi begli effetti collaterali…

    • ciao Tilly! Sì, sembrerebbe. L’unica perplessità che ho è la seguente: il paracetamolo viene somministrato per abbassare la temperatura. Nei bambini spesso è associato agli antibiotici… Chissà chi è il vero responsabile… Comunque è vero tutti i farmaci hanno effetti indesiderati. In Francia i mucolitici non vengono più prescritti nei bambini al di sotto di una certa età, perché sembrano associati all’insorgenza di asma. Mentre pare che ci sia un antibiotico capace di distruggere enzimi importanti nell’intestino capaci di fare barriera per gli allergeni alimentari (non si tratta di sospetti, ma è una evidenza medica, non ho ancora approfondito ma ci sto pensando…anche perché fino ad ora mi sono sempre rifiutata di darlo ad Alice se non strettamente necessario, perché è molto più a largo spettro, quindi uccide i batteri e anche altro evidentemente). Ma la cosa che mi disturba di più sono i farmaci e gli ormoni che assumiamo regolarmente mangiando la carne di allevamento industriale… Non credo che l’aumento delle allergie alimentari sia del tutto scollegato dall’aumento di alimenti “industriali”… Prima o poi qualcuno lo metterà nero su bianco, o almeno lo spero.

  2. Tilly

    Mi hai incuriosito molto con l’antibiotico distruttore… da bambina me ne hanno somministrati parecchi e già allora con esiti alquanto curiosi… prima la febbre andava via e poi ritornava… ergo non ho mai finito una cura che fosse una in vita mia…
    attualmente non ne uso, anche perchè non riuscendo a prendere fermenti di alcun tipo (lattici o non) non riuscirei comunque a riequilibrare la situazione, comunque mi piacerebbe saperne di più (lazzareto permettendo… a proposito come va ora?)

    • … riesci a curarti senza antibiotici?! Con l’omeopatia intendi? Io sono tentata, ma per me, perché con Alice non ho il coraggio di prendermi la responsabilità, perché l’omeopatia non mi risulta sia “testata” specificatamente sugli allergici… tu sai qualcosa in merito? Comunque appena ho tempo (perché per questo articolo ho speso tre settimane di tempo in ricerche, perché non voglio scrivere sconsideratezze e mi “fido” solo della Fonte, non delle voci di corridoio, sebbene anche le Fonti provvedano poi spesso a smentirsi tra di loro, ma soprassediamo sul tema) approfondisco l’argomento Antibiotico/enzimi/ecc.

  3. Tilly

    Attualmente curo i malanni invernali con il solo ausilio dell’omeopatia e di un pò di paracetamolo. Gli antiinfiammatori sono proibitivi per il mio stomaco e gli antibiotici, se non fanno di peggio, hanno quel curioso effetto che ti dicevo.
    Mi sono avvicinata a questo tipo di medicine perchè per un certo periodo ho tentato un approccio all’allergia seguita da un medico (che lavora nell’ospedale della mia città) e le mie conclusioni sono state sia positive che negative. Le allergie non si sono risolte, il tentativo di fare il vaccino al nichel non è stato possibile perchè assumere il preparato mi dava un malessere immediato, però per certi malanni tipo faringite ho trovato alcuni medicinali che funzionano bene… quel che ne ho ricavato comunque è che non si tratta di “acqua fresca” ma di medicine vere e proprie con i pro e i contro e che devono essere prescritte da un medico o un farmacista esperto.
    Ti faccio in ogni caso i complimenti per la cura e lo scrupolo che metti nel trattare questi argomenti così delicati … in special modo le allergie e le interazioni con i medicinali sono campi di cui in genere si tende a parlare così poco…

    • Credo anch’io che per certi malanni di stagione l’omeopatia possa essere un valido sostituto, ma trattandosi di mia figlia e non di me non è facile, perché dovrei convincere il marito, impresa titanica, che non ci crede, ma in realtà ne sa, ne sappiamo entrambi poco. Trovare un medico omeopata in ospedale aiuterebbe ad abbattere le barriere “ideologiche”. In Germania è normale, io ho avuto l’induzione al parto omeopatica e non per mai scelta, hanno deciso tutto loro, in un normalissimo ospedale. Grazie comunque per i complimenti, anche se mi rendo conto che i genitori che si pongono domande sono meno di quanti pensassi, soprattutto quando hanno figli “normali”, ossia non allergici. Conosco mamme che si sostituiscono al medico e somministrano gli antibiotici, senza avere l’ok del pediatra… Da qualche parte ho letto, ma non so più dove, che gli allergici forse hanno un sistema immunitario “più intelligente” perché riconoscono ciò che fa male… chissà cosa ci diranno gli scienziati tra dieci anni:)

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