LIBRI & RIVISTE: Allergie alimentari e cibo e macrobiotica e qualche riflessione…

Cara Paola, 

oggi partecipo al tuo Venerdì del Libro con una rivista che leggo da qualche anno e che trovo ricca di spunti: “TerraNuova, il mensile per l’ecologia della mente e la decrescita felice (dal 1977)”. E proprio leggendo il numero dello scorso aprile, sono incappata in un box dal titolo “Sostituire gli insostituibili“, di Roberto Politi, nell’ambito dell’articolo “La scelta vegan fra tradizione e innovazione”, a cura di Gabriele Bindi. Cosa sono gli insostituibili? Formaggio spalmabile, maionese, pancake, pan di spagna, crema pasticcera… senza proteine animali, quindi a prova di allergico alle proteine del latte e dell’uovo. Il bello delle allergie è che ti costringono ad aprirti, ad essere possibilista, a scoprire che esistono altre vie percorribili.

Io non sono integralista, quindi non sono vegana 100%, non sono vegetariana 100%, non cucino macrobiotico 100%, ma mi considero un’onnivora consapevole e voglio insegnare a mia figlia, pluriallergica (proteine del latte e uovo, lenticchie, piselli, fave, grano saraceno, manzo e vitello, acari, graminacee e quant’altro non sappiamo ancora), quindi già fortemente limitata dalla natura, a diventare cittadina del mondo, quindi capace di adattarsi nonostante le limitazioni imposte dalle sue allergie, laddove adattarsi non significa rassegnarsi, bensì…

… accettare uno stato di cose e cercare il modo più idoneo per sé per affrontarlo, traendone il maggior beneficio. Questo però non vuol dire zero frustrazioni.

Per come la vedo io, l’adattamento passa attraverso l’accettazione sana di una frustrazione, per poi passare all’azione oppure rimandare al momento più adatto. Approfitto di questo post oggi per fare una digressione.

Chi non mi conosce di persona, faticherà a capire cosa intendo ed io non so se riuscirò a spiegarmi, senza creare malintesi. Ci provo.

Penso mercoledì pomeriggio:  festa di un compagno di classe di Alice. Come sempre patatine, popcorn, cocacola, fanta eccetera, torta di compleanno proibita. Da un po’ di tempo a questa parte non portavo più dolci sostitutivi alle feste altrui, perché una volta Alice mi aveva detto “Mamma, non serve, io tanto mangio solo patatite e popcorn che mi piacciono da pazzi e che tu non mi fai mai mangiare”. Da tempo sembrava essere soddisfatta di potersi strafogare di quegli alimenti vietati a casa e concessi solo alle feste… Sembrava.

E invece l’altro giorno (complice forse anche la stanchezza a fine di una lunga giornata), di fronte al fatto di non poter mangiare una caramella, perché sull’involucro non erano stati indicati gli ingredienti, è scoppiata in lacrime, lamentandosi che lei alle feste può mangiare solo patatine e popcorn e nient’altro… “Tesoro, alle feste ci si va per divertirsi, rivedere gli amici, farsene di nuovi, ma non per mangiare, per quello possiamo organizzare noi altri momenti di ritrovo. Alla tua festa si mangia tutto quello che puoi tu. Esistono migliaia di caramelle e gelatine che tu puoi, non è così importante mangiare proprio queste caramelle, solo perché gli altri le mangiano.”

Parole nel vuoto… apparentemente. Qualche manciata di secondi per sfogarsi. Non aggiungo altro. L’abbraccio. Non aggiungo una parola. Voglio lasciarle il tempo… parola dimenticata da questa società che vuole tutto e subito, senza ascoltarsi.

Parlano le altre mamme imbarazzate e dispiaciute. “Quelle caramelle non sono buone… Mi si è appiccicata ai denti… E’ troppo dolce…” Alice, con il moccolo al naso… “Mamma, allora posso bere ancora un po’ di Coca Cola?”.

Bene. E’ un discorso delicato che non può essere banalizzato qui in due righe, e oggi mi limito a lanciare un sassolino nel mare… però, se devo esprimere il mio pensiero, questa forse era una frustrazione necessaria. La vita non è sempre come vorremmo che fosse. E’ costellata di frustrazioni, di sogni negati, di desideri non soddisfatti, di ambizioni frustrate… È meglio attrezzarsi per tempo. E’ meglio fare esperienza ora che ci sono mamma e papà vicini. E’ meglio farlo con le cose piccole di tutti i giorni. Cose banali. Ieri è tornato il papà da un viaggio di lavoro, con due regalini. Uno lo ha aperto, l’altro per il fine settimana. “Ma io lo voglio ora!!! Perché non posso aprirlo e giocarci adesso?!?”. Perché ti possa godere questo, adesso. Tempo al tempo. Puoi resistere.” Piccoli esercizi quotidiani… Non so se sia giusto il mio/nostro metodo. Faccio quello che posso, con i mezzi di cui dispongo, cercando di fare il minor danno.

E chiudo questa digressione con la ricetta della maionese vegan, trovata nel numero 271 della rivista di cui sopra, p. 22, che si aggiunge a quelle che avevamo menzionato in questo post.

MAIONESE VEGAN

SENZA PROTEINE DEL LATTE, UOVO, GLUTINE* CON SOIA, SENAPE

La ricetta prevede l’uso della panna vegetale, per renderla particolarmente cremosa. In caso di allergia al glutine o intolleranza al glutine, potete optare per una besciamella 100 % fatta da voi, oppure gli autori della ricetta scrivono che la panna di soia può essere sostituita con 80 g di latte di soia, aumentando di 20 g ciascuno l’olio di girasole e l’olio di oliva.

80 g di latte di soia, 80 g di panna di soia da cucina, 80 g di olio di girasole, 80 g di olio extravergine di oliva, il succo di mezzo limone, un cucchiaino di senape, 1/2 cucchiaino di curcuma, sale q.b.

Versare nel frullatore i due oli, poi il latte, la panna e gli altri ingredienti. Frullare per circa 15 secondi. E’ pronta per l’uso.

A tutti un buon fine settimana. Altri suggerimenti editoriali di questo Venerdì del Libro: qui.

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47 commenti

Archiviato in LIBRI & Riviste, PENSIERI DI UNA MAMMA

47 risposte a “LIBRI & RIVISTE: Allergie alimentari e cibo e macrobiotica e qualche riflessione…

  1. Steffi

    Ciao,
    ho scoperto il blog da meno di un mese, volevo “entrarci bene dentro” prima di scrivere, ma oggi mi sono decisa perchè la tua digressione mi ha fatta piangere. Eh già, io sono ancora nella fase di non adattamento, non c’è ancora accettazione. Chissà che il condividere non porti più serenità..

    Il mio bimbo di quasi 2 anni è pluriallergico, stando ai valori e alla reazione anafilattica e ricovero, lo è soprattutto alle proteine del latte. Lo sappiamo da tempo, io e mio marito siamo diventati bravissimi a leggere le etichette e in casa si cucina SENZA, qui si fa una vita normale, ma lontano dalle mura domestiche incontriamo grosse difficoltà, di comprensione della situazione, di disponibilità a trovare un’alternativa, di trattamento (la pietà per intenderci va riservata a ben altro).

    La nostra sensazione dominante è di impotenza, l’esempio eclatante è quello che accade all’asilo nido: ora che lui ha un’età in cui capisce bene che riceve un trattamento diverso a tavola, ma in cui non puoi spiegargli il perchè, io non so come alleviare la sua (e la mia, lo ammetto) frustrazione. Certe volte si arrabbia così tanto che si ostina a non mangiare solo perchè nel suo piatto non c’è la stessa cosa che c’è nel piatto del bimbo accanto a lui.

    I medici ci dicono che le sue allergie potrebbero passare con l’età, però la certezza non c’è e, se anche fosse, non si sa tra quanto. Nel frattempo vorremmo avesse un rapporto sano col cibo, è giusto che capisca che deve guardarsi da certe sostanze, ma farsi amiche tutte le consentite. Spesso è restio a provare cibi nuovi, che dici, siamo già stati così mostruosamente ansiosi da avergli trasmesso una sorta di avversione??

    GRAZIE per le preziose informazioni che raccogli a beneficio di tutti!
    Scusa lo sfogo, ma credo sia compreso solo in questa cerchia!

    • Cara Stefi,
      comprendo perfettamente il tuo stato d’animo, quello di tuo figlio, quello della vs famiglia. Ci sarebbero tantissime cose da dire & da fare, ma lo spazio è esiguo. Quindi, dovendo operare una selezione, mi viene da dirti una cosa che continuo a ripetere in qs blog e che mi è stata più volte ripetuta da persone che masticano un po’ di psicologia.

      Ho evidenziato appositamente quelle parole, perché è da lì che devi partire. Tuo figlio accetterà ciò che tu accetterai, nel modo in cui tu lo accetterai, perché è un bimbo piccolo e i bimbi piccoli costruiscono il loro mondo emotivo, affettivo, a partire da chi li accudisce per la maggior parte del tempo.

      Ti dico questo, non perché io voglia mettermi in cattedra, ma perché l’ho sperimentato in prima persona.

      AL NIDO
      Tuo figlio si arrabbia al nido. Alice è entrata in “comunità” a 4 anni, quindi non ho esperienza, e mi piacerebbe che qualche mamma, tipo la Simo:) spendesse qualche parola per aiutarti a trovare una soluzione.

      E così mi sono domandata:”Cosa farei io al tuo posto?”

      Parlerei con le maestre per indagare come si svolge il momento del pasto. I nidi si appoggiano sicuramente ad una pedagogista interna a cui si potrebbe chiedere un consulto.

      A CASA.
      Come consuma i pasti a casa? Da solo? Alla tavola dei grandi? Ha fratelli e sorelle? Riaggiorniamoci. Io nel frattempo… ci penso…

      • Steffi

        Grazie Monica della risposta.
        Più mi informo e più divento consapevole che le difficoltà sono dei grandi.
        I piccoli hanno diritto ad essere il più possibile sereni, quale che sia il loro problema. Per cui noi grandi della nostra famiglia abbiam deciso di fare un percorso assistito, o almeno di provare a chiedere a chi dovrebbe esser in grado di fornirceli gli strumenti per lavorare sull’accettazione e di conseguenza per aiutare il nostro piccolo a crescere sereno.
        Per rispondere alle tue domande: il momento del pasto al nido prevede una suddivisione per fasce d’ètà, quindi il nr di bimbi allo stesso tavolo si riduce molto (e con esso il rischio di contaminazioni). Il mio allergicone viene servito per primo (pur mangiando poi insieme agli altri) e l’educatrice è sempre accanto a lui. Insieme all’Asl e alle educatrici abbiamo stilato un menù il più simile possibile nei colori e nelle forme delle pietanze, laddove non sia possibile servire lo stesso cibo. Devo dire che questo lo aiuta molto nell’accettazione. Mi riferiscono sempre che quando il piatto è uguale o molto simile è super contento.
        A casa io e mio marito, nei limiti degli orari e delle assenze di lavoro, cerchiamo di mangiare insieme a lui o almeno di metterci a tavola mentre lui sta ancora mangiando. Diciamo che 5 sere su 7 mangiamo uguale a lui: si può migliorare, lo so, ma è un po’ dura, soprattutto per il papà, rinunciare a certi ingredienti proibiti! Il piccolo va in crisi se arriva gente a pranzo o a cena, però credo più perchè l’attenzione dei suoi genitori è spostata piuttosto che per il cibo!
        Mi chiedevo: che ne pensate del metodo che io chiamo “la volpe e l’uva”, cioè denigrare un alimento proibito per non farglielo desiderare? Questo è quello che fanno spesso i nonni. Io non ne sono mai stata convinta..

        Grazie a tutte per le parole di incoraggiamento, spero di poterne scrivere altrettante tra qualche tempo a chi si troverà nella mia stessa situazione.

      • Steffi… come promessoti … sto scrivendo un post in risposta, perché tu hai toccato più di un punto con cui si potrebbero scrivere centinaia di post. La tua testimonianza è una testimonianza preziosissima e molto generosa, grazie.

  2. Ciao Monica, grazie per questa riflessione… penso che in misura forse diversa riguardi tutti… mi viene in mente un asilo dell’Upper East Side in cui dicevano ai genitori che apparentemente ‘tutto potevano ‘ di crescere i figli abituandoli al ‘non potere tutto’, alla delusione, alla frustrazione… una palestra sicuramente utile, per quanto dolorosa, specialmente -immagino- se passa dal cibo, da ciò che invece i più possono… Personalmente sto ancora cercando il punto di equilibrio tra cercare di trasmettere il senso dell’accettazione delle cose e quello della possibilità di trasformarle di cambiarle, che secondo me è essenziale e che anche la tua ricerca testimonia…. Un abbraccio

    • … … … il tuo commento mi suggerisce per associazione… formazione del personale scolastico … bisogni del bambino … bisogni del bambino moderno… bisogni del genitore moderno… solidarietà con chi la pensa come noi e ci dà il sostegno per perseguire una strada a dispetto di quello che la maggioranza sostiene essere giusto…
      Grazie Jessica.

  3. mi dai da pensare.
    rifletterò sull’equilibrio che esprime bene Jessica “tra cercare di trasmettere il senso dell’accettazione delle cose e quello della possibilità di trasformarle”. è un punto cruciale per un genitore, credo.
    è bello quello che dici, abituarli ora, con la nostra vicinanza, a piccole dosi di frustrazione.

    L’unica cosa che mi viene da aggiungere istintivamente ora è che mi sembra il caso di farlo prendendo spunto dalla realtà quotidiana, dalle piccole difficoltà che incontrano ogni giorno. Lì si bisogna parlare, spiegare, mediare. Ma creare situazioni appositamente per “allenare alla frustrazione” non mi viene, lo trovo innaturale. Ma ci penso. Giuro che ci penso.
    grazie di questo post.

    • Anche tu:) perché io come te prendo spunto dalla vita quotidiana, ma… un educatore forse… potrebbe… una scuola… potrebbe… ci penso, grazie a te del tuo prezioso contributo, che come sempre aggiunge qualcosa:)

  4. Carlotta

    Questo post Monica apre un nuovo modo di riflessioni da condividere.

    La prima cosa che mi viene da dire è che quello che scrivi è vero per tutti i figli: troppo spesso vedo le mamme a scuola che cercano di preservare i loro pargoli dal fare fatica, dal dover sostenere un rimprovero della maestra per esempio, dal dover rinunciare a qualcosa, dal desiderare qualcosa anche per un po’ prima di poterla ottenere….. Ai nostri bimbi dobbiamo insegnare l’attesa, il desiderare ardentemente, il sacrificarsi e anche la frustrazione… il tutto con moderazione, il tutto accompagnato da tanto amore… come descrivevi tu!

    Per i nostri piccolotti pluriallergici sperimentare una sana frustrazione ogni tanto è secondo me una palestra importante, che fa parte di quell’allenamento che io chiamo ‘portare la croce’ in cui dobbiamo accompagnarli. La frustrazione e la convenienza. Sono due aspetti su cui cerco di lavorare a volte mettendoli insieme: ad una privazione, ad una grande fatica, che corrisponda una grande convenienza (non necessariamente culinaria!) perché se la frustrazione è un disagio con cui bisogna imparare a fare i conti, dall’altra io non voglio che il reiterarsi della frustrazione lo faccia sentire un po’ ‘sfigato’ (scusate passatemi il termine), per cui a volte mi piace come rimpensare o premiare la fatica, con gesti semplici…

    Sulle feste organizzate io ho un approccio diverso a quello di Monica, complice il fatto che Pietro è ancora piccolotto – 5 anni appena fatti – e il fatto che non mi fido assolutamente della non contaminazione di patatine e popcorn quando ‘sti bimbetti mangiano la torta con le mani o pasticcini o dolcetti vari, e poi vanno e ripescano dalla ciotola delle patatine (premesso che non tutte le patatine ci sono consentite !!!) … in un paio di semplici occasioni di convivialità a casa ho ritrovato Pietro pieno di orticaria a causa di qualche contaminazione…. e allora quando siamo fuori alle feste con amichetti io preferisco portare a parte perché non voglio neanche metterlo nella difficoltà di stare male per di più davanti agli amichetti …

    @Steffi: benvenuta!!! di dove sei? Non ho esperienza di nido perché a nostro tempo c’era stato informalmente sconsigliato… concordo però che la complicità con le maestre sia sempre il primo passo… e poi è proprio vero: tuo figlio ora respira quello che tu senti e trasmetti… la prima a dover trovare equilibrio e serenità nel guardarlo devi essere tu…un abbraccio!

    PS: scusate la lungaggine ma era un po’ che non intervenivo e mi sono lasciata andare

    • Cara Carlotta, i tuoi commenti sono sempre dei gran commenti:)

      Una considerazione a margine, grazie al tuo accenno alle feste.

      In realtà… il comportamento alle festicciole non è uno soltanto. Dipende dall’età dei pargoli, dalla modalità con cui vengono serviti gli alimenti, dalla varietà sulla tavola degli alimenti, eccetera. Però c’è un però.

      Il comportamento alle feste dipende anche dall’allergologo che uno ha al fianco. Allarmista o non allarmista, superficiale o non superficiale, di buon senso… per “negoziare” un margine di rischio in cui poter agire e “abbassare il carico d’ansia”.

      E allora mi chiedo cosa hai detto a tuo figlio a casa con l’orticaria?!?! E non te lo chiedo perché voglio mettermi in cattedra per giudicare, bada bene, ma per confrontarlo con ciò che avrei detto io e trovare la TERZA risposta…

      Io avrei forse commentato… e va bene, ora curiamo l’orticaria, ma tu ti sei divertito alla festa? sei stato bene?
      E tra me e me mi sarei detta, bene, orticaria e nessuna reazione anafilattica… cosa ne direbbe l’allergologo?

      E qui mi piacerebbe avere un bel numero verde per chiarire dubbi, trovare sostegno, trovare “rinforzi”, … ma è un’utopia, lo so…

      Lo so, non mi sono spiegata affatto. E come si può in questo riquadro mannaggia.

      In poche parole: Se, dico se, è vera la teoria secondo cui l’intensità con cui si manifestano le reazioni allergiche non dipende solo da cause organiche, ma anche emotive… ed è fortemente correlata all’ansia (tanto più sono ansioso tanto più predispongo il terreno perché il mio organismo reagisco in modo esagerato…) allora dobbiamo lavorare sull’ansia di noi genitori. E qui mi fermo.

      • Carlotta

        Sempre più incalzante: io oramai di fronte all’orticaria non mi agito proprio, anzi, forse sbagliando, non sempre do’ l’antistaminico… per me l’orticaria è semplicemente un campanello di attenzione: dai bubboni (come li chiamo familiarmente io) può evolvere in anafilassi, oppure rimangono tali.

        Io osservo, pazientemente oggi, con più agitazione tempo addietro.

        Diciamo per quanto riguarda le feste che io preferisco tutelarlo oggi che ha solo 5 anni. Per esempio, l’ultima festa a cui siamo stati era una mega festa, con animazione, gonfiabili, il mago… un evento! Completamente fuori dalla norma! Pietro e gli amichetti erano entusiasti.
        Io in quella circostanza ho lasciato che lui giocasse liberamente tra i suoi amichetti che mangiavano panini alla nutella e patatine per noi improbabili (TUTTI INGREDIENTI PROIBITI PER NOI!!!) lasciando che corresse il rischio del contatto (e lì si che l’orticaria non ce l’avrebbe tolta nessuno!), ma sul mangiare ho portato da casa patatine e wafer.

        Lui era felice, oramai non coglie neanche (o sembra non cogliere) che mangia diverso… ha giocato come gli altri, insieme agli altri ed era il bambino più felice del mondo! Come dici tu: bisogna saper guardare ad ogni situazione, bisogna valutare l’età e la maturità dei nostri bambini e affrontare le circostanze. Non c’è una ricetta che vada bene per tutti, le linee guida che mi do oggi, evolveranno domani.

        Sull’allergologo non sono in linea con il mio: come sai il mio è un allarmista, io sto imparando a muovermi e valutare con maggiore autonomia… non fraintendetemi: non dico che bisogna fare di testa propria, dico che i medici danno delle linee guida, valide più o meno per tutti nella stessa situazione… poi però a casa nel quotidiano ci siamo io e mio marito che conosciamo reazioni, limiti, possibilità che il medico non può valutare…. Certo questo è possibile perché in questo momento io e mio marito siamo proprio sereni… Non so se mi sono spiegata.. spero di non aver fatto confusione… Un abbraccio

      • Cara Carlotta… per quel poco che ti conosco, so che talvolta sei un po’ timida, e allora io ti dò una “spintarella” perché so che dietro al primo commento c’è un fiume di parole, sagge, che attende di trovare la luce.
        Non sai quanto io sia felice di averti incontrato, insieme a tutti quei genitori che si mettono in gioco lasciando i loro commenti qui, o anche solo leggendo e ascoltandosi dopo aver letto… o almeno è quello che capita a me dopo aver letto voi… i post di altre blogger.
        Per questo scambio, ringrazio la Rete.

      • ornella

        Come sempre, cara Monica, sei molto brava a lanciare il sasso nello stagno ed i cerchi, che si formano nell’acqua, si fanno via via più grandi e vanno a toccare quelle corde profonde di cui abbiamo parlato in alcuni precedenti post .
        Adattarsi significa piegarsi alle esigenze ed accettare il disagio che inevitabilmente comportano. Le frustrazioni fanno parte del “pacchetto” e sono contingenti, a volte vengono fuori, altre si mandano giù a fatica, altre ancora si ignorano. Dipende dalla situazione, dallo stato d’animo, dalla compagnia e…. anche dall’andamento della festa o della giornata a scuola, da un brutto voto, da una lite con l’amico .
        Se tutto va a gonfie vele, anche le limitazioni diventano più leggere da sopportare e ci si adatta più di buon grado. Mentre a volte, non è il cibo, non sono le limitazioni a cui i bambini sono sottoposti, perchè, appunto, loro sanno, sono consapevoli di tutto, ci convivono oramai, conoscono sulla loro pelle i rischi e sanno cosa significa correre, nel bel mezzo di una festa, davanti a tutti, al Pronto Soccorso.
        E’ “anche” quel qualcosa che va storto e che, inevitabilmente, va a sommarsi alle limitazioni – No a questo, No a quell’altro, Non toccare i giochi che hanno toccato gli altri, Attento ai bicchieri di plastica..- e dopo tutto,,,,,” Non ho potuto neanche mangiare niente ed ho ingurgitato solo Coca cola e mi sono vergognato di tirare fuori il mio cibo e sono a digiuno” e poi: ” Mamma, sapessi quante cose avevano preparato. Non te le voglio neanche dire! ” . Si accetta, ci si adatta, ma, come dice mio marito, “dentro scava”.
        Però, c’è in tutto questo qualcosa di positivo. Le innumerevoli rinunce ed il continuo adattarsi / arrangiarsi, rendono queste persone più forti e determinate, speciali. Sin da piccoli sanno mordere il freno e difficilmente fanno i capricci che fanno gli altri bambini .
        P.S. – Per la serie “Sostituire gli insostituibili” ho provato a fare la mozzarella vegan. Risultato: Una vera ……………..sch..(ops!)…delusione.
        Ciao !

      • Approvo senza commentare perché sono in partenza, ma torno lunedì 🙂

  5. barbara

    Quante cose ci sarebbero da dire….
    Innanzitutto x Stefi:benvenuta! Il fatto che tu abbia deciso di scrivere è il sintomo di un tuo desiderio di “condividere”…e qui la condivisione è la parola d ‘ordine!Sebbene ogni caso sia diverso,sebbene ogni bimbo sia diverso,no saranno certo diverse le “circostanze”che si troveranno ad affrontare,che sia una festa o l’asilo,avranno sempre il modo di sbattere il naso contro una “frustrazione”.

    Premetto che non intendo fare la maestrina,quando mia figlia aveva 2 anni ero ancora nella fase dell’accettazione e dello sconforto,ma presto ho capito che bisognava reagire….Devo però ammettere che con lei è stato abbastanza semplice,è sempre stata molto matura x la sua età ed ha subito capito di essere”diversa”(ovviamente secondo il punto di vista di un bambino,io l ‘ho sempre ritenuta “speciale”!),ma mi rendo conto che non tutti i bimbi sono uguali e ogniuno reagisce a modo proprio,ti faccio l ‘esempio di mio figlio di quasi 2anni che non è allergico che piange e fa capricci perché pretende le merendine della sorellina!!(senza latte)…se fosse stato lui ad essere allergico avrei avuto non pochi momenti di difficoltà!per cui ti capisco,e capisco il tuo piccollino,che frequentando il nido è inevitabilmente messo difronte al problema!

    Per mia figlia ho proprio per questo aspettato i 3 anni per la materna.(ovviamente ho potuto!)

    Riguardo le feste: ho sempre portato per Lavinia,un menù a parte,per evitare contaminazioni,compresa una bella ciambella al cioccolato con tanto di decorazioni! Vi dico una cosa buffa: gli amichetti erano così curiosi,che ormai allo feste di compleanno già sanno che ci sarà la torta di Lavinia e ormai ….mangiano TUTTI solo quella!! 🙂

    Tornando alle “sensazioni “è vero che i bimbi vivono ciò che viviamo noi e trasformare una frustrazione in una “possibile alternativa” non è sempre facile, ma come dico sempre io, noi mamme di bimbi allergici siamo mamme speciali, perché riusciamo a fare un lavoro sui nostri figli, sul loro carattere, sulla loro emotività, sulla loro psiche (penso anche io nel mio mondo ideale ad un numero verde che ci aiuti in momenti di difficoltà!.,),che altrimenti…se non fossero allergici avremmo più di difficoltà a mettere in pratica!

    Lavinia, ha così imparato che c’è sempre un’alternativa, e accetta così più facilmente la frustrazione, e quando invece l’alternativa non c’è o non riesce ad accettarla…allora ci sono le braccia di mamma e l’ amore….che allevia il dolore!

    Ora che Lavinia è “guarita” dalla sua allergia…STEF I NON DISPERARE!…a parte piccoli sfizi, non ha molte pretese…ho trascorso anni ad insegnarle che non tutto ciò che si vede in pubblicità è sempre buono e salutare, e non era solo per giustificare il fatto che lei non potesse mangiare certe cose,ma per trasmetterle la consapevolezza di ciò che è sano e di ciò che non lo è…..e ora..scoprire che ha capito,vedere che non gli interessa assaggiare tutto in maniera incondizionata, mi dà una grande soddisfazione!!

    Scusate le troppe parole(come sempre!)oggi mi manca la proprietà di sintesi,me ne rendo conto!

    • Troppe parole? Per fortuna che ci sono persone come Te, Carlotta, Manu eccetera eccetera che integrano i miei post con piccole chicche di vita quotidiana, vissuti, saggezza:)
      lascio parlare il tuo commento, io non aggiungo altro:)

  6. cara Monica, io non ti conosco di persona (non ancora) ma non ho avuto difficoltà a capire la tua digressione di quest’oggi 🙂
    Condivido pienamente il tuo pensiero, in maniera particolare questo: “accettare uno stato di cose e cercare il modo più idoneo per sé per affrontarlo, traendone il maggior beneficio”.

    L’atteggiamento di un genitore può fare la differenza. Per mia esperienza personale, il grado di accettazione di un determinato stato di fatto (nel tuo caso le allergie, nel mio caso altro) ha un’influenza determinante sul come la vivranno i nostri figli.
    I commenti di Jessica e Stima sono davvero preziosi.

    Dal mio punto di vista, nella scuola materna, c’è già un piccolo allenamento alla frustrazione nel rispetto delle regole, dei tempi, dei turni.
    a presto

  7. Nadia

    Ciao Monica, aggiungo la mia nuova voce a quella nuova di Steffi. Leggo il tuo blog da qualche mese. Trovo il tuo blog interessante e grande fonte di inspirazione e di confronto. Questo post mi ha scosso un po’ e quindi mi decido ora a scrivere. Brevemente, sono mamma di Lucia, bimba di poco piu di due anni, atopica, asmatica e poliallergica (proteine del latte, pesce, grano, alcuni legumi, soia, arachidi & comp.) insomma non ci siamo fatti mancare quasi niente! Proprio qualche giorno fa Lucia ha per la prima volta pianto disperatamente per un piccolo-grande divieto alimentare..

    Eravamo al mercato quando il macellaio offre a Lucia un lecca lecca..Io gia mi allarmo perche’ so che con l’allergia alla gliadina il rischio si annida dietro l’alimento piu’ banale..bene, lascio correre e faccio l’indifferente. Lucia camminava entusiasta tra gli stand con il suo lecca-lecca ben riposto in un sacchetto di carta, era davvero al settimo cielo. riesco a trattenerla dicendo che lo avremmo scartato solo dopo la pappa, ma in un momento di distrazione della piccola sfilo il lecca lecca dal sacchetto. Dopo un minuto Lucia va a controllare per rassicurarsi che il suo tesoro fosse ancora li’ e, apriti cielo, il vuoto.

    La piccola piange incosolabile e io con una storiella cerco di spiegarle che un uccellino ha rubato il lecca lecca e che dopo la pappa saremmo tornati dal macellaio a chiederne un altro. Lucia comincia a piangere e a implorare: ‘signoroo ti peegooo dammi un’atto leccaleccaaa, ti pegooo!’Io ovviamente mi sono sentita stringere il cuore cosi’ forte, e ho fatto fatica a trattenere le lacrime..insomma tutto cio’ per dire che quello delle privazioni e’ un argomento davvero complesso che lega a doppio giro madre e figlia/o, tra sensi di colpa, e di responsabilita’, frustrazioni, bisogni indotti e desiderio della scoperta, paura del diverso e desiderio di conformarsi.E soprattutto centra al cuore, perche’ la privazione dovuta ad una condizione di fragilita’ dei nostri piccoli fa molto piu male di una privazione ‘educativa’.

    E cio’ e’ merso chiaramente dai vostri commenti. Ma mi chiedo, la felicita’ significa conformarsi? Esiste la condivisione senza l’omologazione dei comportamenti e dei gesti alimentari? Scusate il commento assurdamente lungo ma sono contenta di essermi finalmente presentata! Nadia

    • Anche qui: Approvo senza commentare perché sono in partenza, ma torno lunedì 🙂 Hai messo in luce aspetti molto condivisi

    • ornella

      Benvenuta nel club Nadia.
      Mi hai colpito col tuo “lega a doppio giro madre/figlio”. Io ne ho accennato in un mio intervento precedente e sono convintissima che il senso di privazione e la materna compensazione, che può passare attraverso il cibo o altro, consolidano un ordinario legame madre/figlio.
      Questo nostro è più forte, più stretto ancora, gravato, inoltre, dalla responsabilità della crescita di questi bambini, che nonostante le mille privazioni debbono metter su un organismo sano e forte.
      Non vorrei passare per una MAMMONA, perchè non lo sono affatto, però ritengo che quel doversi occupare costantemente di loro, senza delegare nessuno (perchè non ti puoi fidare), oltre al papà, crei una sorta di cordone ombelicale che resiste anche a 20 anni, nonostante tutto.
      Non è solo l’occuparsi della loro nutrizione dalla 1° colazione alla cena, ma è, soprattutto, occuparsi del loro benessere psicologico .
      Ritengo, inoltre, che la felicità non sia assolutamente uniformarsi, ma per i bambini, per i ragazzi specialmente, l’appartenere al “gruppo” costituisce il nucleo dove ritrovarsi e sentirsi felici.
      Scusate gli errori eventuali, ma non ho molto tempo e non volevo perdermi l’argomento così interessante ,

    • Carlotta

      Ciao Nadia, benvenuta anche a te!!! Come sono stati faticosi e destabililizzati i nostri primi anni, come capisco nota per nota quello che stai vivendo.

      Vorrei consegnarti una nota di speranza partendo dalla mia esperienza: il tempo è galantuomo, col tempo, con strumenti come questo blog utilissimo per la riflessione, lavorando su di me e sul mio desiderio di felicità una strada si è delineata, un equilibrio si sta piano piano instaurando e Pietro ne sta beneficiando… tra alti e bassi come sempre, ma sempre vigili e reattivi.

      La felicità penso c’entri con lo scoprire pienamente se stessi, accettandosi, anzi di più amandosi con tutti i nostri tratti positivi e limiti, scoprendosi in azione liberi da vincoli, conformità, aderendo a ciò che ci rende più pienamente noi stessi.

      In questo senso questa avventura è una grande sfida per noi genitori ad educare questi bimbi fuori dagli schemi della omologazione, riscoprire il senso di ciò che è vero e buono per ciascuno di noi, riscoprire che essere liberi e felici non dipende da influenze di altri esplicite o implicite… Io mi ritengo fortunata: tutta questa avventura faticosa e a tratti dolorosa è decisamente positiva perché obbliga me e mio marito a riscoprire cosa desideriamo per noi e con quale sgardo educativo accompagnare i nostri figli a diventare grandi.

      Spero di non risultare filosofica o astratta perché non è propriomia intenzione, è che condensare in ‘poche’ righe è difficile… CIAO!

      • Cara Carlotta…
        cosa c’è di astratto nella vita di tutti i giorni, nelle emozioni autentiche di una madre, di un padre, di un figlio/una figlia? Nulla. E’ tutto terribilmente concreto.
        Grazie del tuo contributo e del tuo messaggio di speranza.

    • dammi ancora qualche g, devo rileggere con calma:) questi sono g di fuoco per impegni fine anno scolastico…

  8. Steffi

    Grazie a tutte! Torno anch’io lunedì!

  9. Pingback: Homemademamma » Venerdi’ del libro: “La custode di libri”

  10. Cara Monica, cara Alice, care tutte le altre famiglie che per qualche motivo si trovano a dover combattere queste battaglie quotidianamente (tu lo sai io ho un cugino allergico lìho visto da vicino come è) e anche chi lo fa per scelta… quanta fatica sento nelle tue parole. E ti capisco, perchè certe scelte le faccio anche io e spesso le sento così pesanti… (NB: per me / noi sono SCELTE, da vegan-salutisti e alternativi su molti approcci genitoriali compreso che fino a venerdì scorsa alla cena del playgroup mia figlia non aveva mai assaggiato una bibita gasata e io mi sono chiesta perchè per una cena dai 4 agli 8 anni fosse nel menu per i bimbi. Perchè?). E io posso anche permettermi delle eccezioni, durante l’anno mi hanno anche chiamata per sapere se lei poteva mangiare o bere la tal cosa più di una volta da quella attentissima scuola. Ma allora perchè dare ai bimbi junk food (perchè fare un “Nutella party”? Perchè dare la bibita con le bollicine? non era lo stesso con una sana marmellata di frutta o una crema al cioccolato senza porcherie dentro, magari fair trade, con un bel succo di mela o arancia 100% frutta?)? Perchè proporre cibo che fa male. e intendo proprio che FA MALE, punto. E poi per giorni mi arrovello: sono una fanatica? (tesi di alcune persone 😉 ), il mio vissuto personale mi ha fatto capire che con la salute non si scherza e devo dare al tempo anche agli altri di toccare con mano la malattia (io ho avuto un problema per cui mi sono davvero spaventata, che è poi rientrato con un anno di diet salutista-vegan, prima ero “solo” vegetariana)? Sono io particolarmente sensibile e informata e la media delle persone meno?
    Come dici tu ci vogliono alleati preparati.

    Cibo per me è salute.
    Salute che secondo me se hai buona hai il DOVERE di custodire e il cosa mangi è VITALE – nel senso che ti allunga o accorcia la vita -, ma se già parti con un handicap (allergie&co, malattie come il diabete1, ecc) sei obbligato a capirlo da subito, e farlo quotidianamente con rigore assoluto.

    Però mi chiedo: quando la massa capirà che non solo sarebbe meglio per il pianeta per questioni di sostenibilità fare attenzione a cosa si mangia (da dove arriva, come è trattato, ecc ecc), ma anche di salute per la popolazione del pianeta, per la qualità del singolo e persino della spesa pubblica (pensiamo a quanti casi in meno di diabete2, o problemi di colesterolo, pressione, tumori intestinali, di tutto di più)? Bisogna davvero toccare con mano per capire?

    In ultimo mi chiedo: come è possibile che l’ospite non abbia organizzato nulla per Alice? Quando ai ritrovi di famiglia c’è mio cugino l’intero menu viene costruiito con attenzione, in modo che possa mangiare ogni singola cosa, perchè la cosa che nessuno di noi avrebbe mai voluto quando lui era piccolo è trovarsi nella situazione di tua figlia.

    Inizio a postare un mega abbraccio, voglio lasciartelo subito e poi voglio tornare con calma a leggere gli altri commenti ora non riesco. ciao

    • Mi scuso per il mio commento precedente, molto di pancia, generato dal tentare di immedesimarmi in un bimbo che prova tutte queste frustrazioni, cosa che mi ha provocato un forte senso di ingiustizia.

      Sulle frustrazioni: causarne per fare training davvero no, ma se capita qualcosa con me presente, sto nell’ombra e osservo. Purtroppo che sia la gestione di un conflitto tra bimbi (e ce ne sono di maneschi purtroppo) o altro più vicino ai temi di questo blog, dovranno farci i conti. La possibilità di osservare in prima persona, di intervenire e mediare se è il caso e soprattutto di parlarne insieme subito è preziosissima. Lavorare sulle emozioni è importantissimo per tutte le famiglie, e rinforza i bambini (e anche i genitori).

      “Se, dico se, è vera la teoria secondo cui l’intensità con cui si manifestano le reazioni allergiche non dipende solo da cause organiche, ma anche emotive… ed è fortemente correlata all’ansia (tanto più sono ansioso tanto più predispongo il terreno perché il mio organismo reagisco in modo esagerato…) allora dobbiamo lavorare sull’ansia di noi genitori.”
      Sono una mamma di bimba NON allergica ma da mamma sono sicura che questa teoria ha fondamento, non solo, questa teoria si può estendere praticamente a tutto: ansia genera ansia e insicurezze, terribilmente contagiose da adulto a bambino.

      Essendo convinta che lo strumento educativo più forte che abbiamo sia l’esempio (anche a tavola per restare in tema), sono convinta che il nostro ruolo di genitori si svolga principalmente mostrandoci equilibrati, sereni, attenti, soprattutto alle emozioni nostre (come fai a dare empatia se per primo ne hai bisogno?) e dei nostri figli. E anche pronti a metterci in discussione, perchè le situazioni cambiano e le informazioni che ci raggiungono cambiano i nostri punti di vista.

      scusa la lunghezza…

    • Cara Cì…
      io prima di Alice non ero consapevole, o almeno non come oggi, dell’influenza del cibo su corpo e mente, malattia ecc. E quindi credo che la maggior parte della gente non ne sia consapevole, per il semplice motivo che non si pone il problema… finché non legge qualcosa, qui, là, e ancora qui, e ancora là, finché non sovviene un ragionevole dubbio, finché non hanno un problema che li tocca da vicino… Io conosco genitori che NON CREDONO a quello che io timidamente, e forse non troppo, dico e per comodità preferiscono non sapere, non approfondire… Io temo che la condivisione al 100% non la raggiungeremo mai, ma mi auguro che il tam tam delle mamme, anche grazie ai nostri blog, possa contribuire a seminare il seme del dubbio…

      La povera mamma del bimbo mi aveva in realtà telefonato due volte per sapere cosa portare… ma acquistare “senza!” per chi non è abituato … è un’impresa e una torta al cioccolato con panna non si improvvisa, così come trovare i sostituti richiede tempo per recarsi in un negozio piuttosto che altro e quella mamma ha molte preoccupazioni in questo momento e non volevo darle troppo da fare. Alice deve imparare a tollerare le frustrazioni, anche queste… Non si possono sempre fare i salti mortali … per una fetta di torta, la vita è altrove, è un’altra cosa, è godere di ciò che possiamo senza desiderare sempre ciò che non possiamo… mi capisci?

      E grazie di quell’abbraccio, l’ho sentito forte forte:)

      • Sì, hai ragione, non è facile, io ho l’occhio per più motivi, esperienza di 30 anni con mio cugino (e l’esempio di mia madre cui non mancava inventiva e faceva per lui dei dolci galattici 😉 ) eppure se dovessi invitarvi a mangiare da me temo che riceveresti tremila mail per essere sicura 😉 di fare tutto bene!

        Sulle frustrazioni ti capisco davvero, però, pur non permettendomi di giudicare, continuo ad avere delle riserve. Son bambini in fondo e purtroppo la vita fornirà tante frustrazioni gratis, temo. Allergie o meno… Quindi io continuerei a portare la torta buonissima che il bimbo allergico mangia insieme ai suoi amici e magari i non allergici scoprono che è più buona perchè è fatta in casa con gli ingredienti più sani e se siamo ancora più fortunati c’è l’effetto contagio “mi dai la ricetta?”

        Anche perchè i bimbi “misurano” le esperienze sulla possibilità di condividerle con i loro simili.

        ciao e ancora abbracci e sno contenta che abbiate passato un bel week end rigenerante.

  11. barbara

    Nadia….il racconto della tua piccola che piange disperata per il suo lecca-lecca mi ha commossa!
    E mi ha suscitato anche rabbia….rabbia nei confronti di quella persona così gentile che però ha provocato un dolore e una frustrazione enorme ad una bimba piccola piccola!
    Sono certa che sai che incontrerai ancora molte persone gentili che offriranno a tta figlia un lecca-lecca o una caramella(e sarai fortunata se ln faranno in tta presenza!),allora mi viene da farti una domanda:Quanti uccellini sarai disposta ad inventare per giustificarne la sparizione?…
    Non fraintendermi,non voglio criticare il tuo modo di agire(comprendo ln stato d ‘ animo di quel momento),ma voglio dirti come ho risposto io quando è capitata a me la stessa circostanza.,nel mio caso era un biscotto per l’ infanzia…
    “Grazie signora,ma noi non possiamo prenderlo,perché contiene latte e la mia bimba è allergica al latte,vero Amore di mamma,che noi abbiamo dei biscotti buonissimi senza latte a casa ?!”
    in questo modo ho fatto 2 cose:
    1. La signora avrà sicuramente imparato che prima di offrire qualcosa ad un bambino sarebbe meglio chiedere ai genitori.
    2.La mia bimba(che allora aveva appena 15 mesi) ha cominciato a “capire”che non tutto le era consentito e da allora,prima di accettare qualunque cosa ha cominciato a chiedere la mia approvazione.
    È anche vero che i bimbi non sono tutti uguali ,ma prima o poi dovrà fare i conti con la sua condizione “particolare” e io ritengo sia meglio che cominci ad “allenarsi” sin da ora..,prima che si inserisca sempre di più nella comunità…vedi asilo ,feste e quant’ altro!

    E poi chissà….potrebbe stupirti per la sua maturità!!!

    • Grazie Barbara di aver trovato le parole per dirlo:Quanti uccellini sarai disposta ad inventare per giustificarne la sparizione?…
      Perché temo, potrei sbagliarmi, che le bugie, sebbene dette a fin di bene, non aiutino a crescere, non forniscano gli attrezzi per sopravvivere, …

      L’accettazione richiede tempo e comprensione, è un lungo lavoro e sono certa che Nadia farà tesoro di tutte le esperienze lette qui.

      • Carlotta

        Io francamente capisco Nadia, anche io quando Pietrino era piccino ho raccontato qualche fantasiosa bugia perché ero ancora io nel vortice dell’insicurezza e io stessa dovevo ancora metabilizzare il tutto… con l’esperienza anche io sono giunta alla stessa conclusione di Barbara: esplicitare il problema per ‘educare’ chi hai davanti e soprattutto educare il piccolo a non accettare cibo da estranei ma chiedere sempre all’adulto di riferimento (io, il papà, la baby sitter, i nonni….) E’ un modo per aiutarlo anche a crescere consapevole, e oggi mi rendo conto che qui sta un punto fondamentale: farli crescere consapevoli.

        PS: spero di non essere stata fraintesa in un commento precedente: non contruisco situazioni ad hoc per far sperimentare la frustrazione, dico che la vita prima o poi mette i nostri bimbi in condizione di sperimentare quella frustrazione e il mio compito di educatore non è proteggerlo camuffando la situazione, sviando l’attenzione, ma forse proprio dire: hai ragione ad essere arrabbiato, è però vero che tu sei fatto così, la mamma ti fa compagnia, ti capisce, condivide con te, e se posso gli faccio sperimentare una convenienza ad hoc.

        Faccio un esempio semplicissimo: ultimamente quando dobbiamo fare una visita in ospedale, dobbiamo fare esami del sangue, nuovi prick, Pietro si ‘ribella’,piange….

        Io non posso togliergli questa fatica (ma anche su questo ci sarebbe da dire ma in altro momento) posso però dirgli che quella è una giornata speciale, in cui la mamma prende ferie solo per lui, in cui scegliamo a casa un bel libro o ne compriamo uno nuovo speciale e la mamma tra una visita e l’altra, nelle sale d’attesa, legge per lui, coinvolta solo su di lui, spegnendo cellulari e quant’altro con un’attenzione che lui, terzo di tre figli di mamma lavoratrice, non riesce spesso ad avere a casa… allora la frustrazione non è tolta, ma quella giornata si trasforma in una festa: la mamma è tutta per lui!

    • Nadia

      Barbara, hai ragione. Lucia mi stupisce davvero per quanto riesce ad elaborare e introiettare, e per la maturita’ che mostra rispetto ai bimbi che conosco della sua eta’. A proposito di restrizioni e pratiche ‘anti-contaminazione’ (che brutta parola), oggi mi ha fatto capire quanto lei sia gia’ cosciente, a modo suo, della sua condizione. Abbiamo comprato un bel telo da mare pieno di pesciolini colorati, lei lo adora e ha passato tutto il pomeriggio strusciando il telo per casa e parlando ai pesci.
      Bene, ad un certo punto corre di nascosto a giocare in bagno con l’acqua, io la richiamo e lei torna dicendomi: ‘mamma, lavato le mani toccato pescetto’. Insomma, lei ha registrato benissimo la cosa che quando c’e’ pesce in giro, noi tutti, amici etc. ci laviamo bene le mani, e cosi’ anche lei ha fatto. Chiaramente era tutta una scusa per giustificare la sua scappata in bagno, ma comunque ha messo gia in relazione il contatto dell’alimento pesce con il lavaggio delle mani e questo mi ha stupito molto.

      E’ gia’ da un po’ che spiego a Lucia che ci sono cose che le fanno male al pancino, ma che gli altri bimbi possono mangiare tranquillamente. Ho cominciato dal pane ovviamente, che e’ onnipresente..

      IL caso della bugia del leccalecca nasce dal fatto che vivendo in Francia da solo un anno ancora l’interazione sociale non e’ proprio oliata..poi la lingua, poi gli usi e costumi..

      Amo il mercato centrale di Avignon perche’ e’ un concentrato di diversita’ alimentare, colori e profumi.. e adoro che Lucia stia quotidianamente a contatto (senza toccare!) con tanti alimenti e odori..la gente che ci lavora dentro e’ meravigliosa e spontanea, Lucia e’ diventata praticamente la mascotte e tutti la adorano, la chiamano e la coccolano. Molti sanno dei problemi, e ad alcuni spiego loro cosa lei puo’ e non puo’ mangiare.

      Ora che Lucia e’ grande e interagisce indipendentemente le cose si complicano. Quando ti trovi di fronte a una persona con un bel po’ di anni che magari non ha la minima idea di cosa sia un’allergia alimentare, e che amorevolmente offre un lecca lecca all’arancia alla piccola, magari ti blocchi. E quando vedi la gioia riempire gli occhi di tua figlia, che ne ha sfogliati di libri con bimbi che mangiano caramelle, bon-bon etc..allora e’ difficile reagire nel modo giusto.

      Con cio’ non intendo giustificarmi per aver ceduto alla tentazione della bugia, ma solo per sottolineare, come voi avete fatto gia’ benissimo, che attorno al cibo si concentrano tantissime implicazioni sociali, culturali, affettive…dalle sfumature infinite. E poi anche la storia dell’uccellino che ha rubato il lecca lecca e’ una bella ‘palestra di frustrazione’, o no!:).

      Grazie per i vostri commenti. E mi scuso per gli orrori ortografici del commento sopra..

      • Nadia,
        in Francia?!
        Allora ti racconto questa: Alice 2 anni e mezzo circa. Siamo in un ristorante giapponese… in Germania… io e mio marito seduti al tavolo, Alice gironzola in giro e una cameriera le si avvicina e le mostra un lecca lecca, evidentemente le chiede in tedesco se lo vuole… io e mio marito NON ci muoviamo e aspettiamo di vedere cosa succede: sicuramente in italiano, risponde con la testa e a parole: No grazie… e torna e mi racconta e mi ripete di aver risposto no grazie, sono allergica…
        noi dobbiamo seminare, quando loro sono pronti ad accogliere il seme, passin passetto, con tranquillità e serenità, mostrando loro che c’è sempre una soluzione…
        un abbraccio, e spero che tu possa trarre qui qualche spunto utile per la tua vita di tutti i gg là…

  12. barbara

    Riguardo poi alla tua domanda..,se essere felici vuol dire conformarsi…io ti rispondo con una domanda che un giorno mia figlia quando aveva tre anni,guardando la tv fece a me…”mamma ma perché non fanno la pubblicità delle merendine senza latte per i bimbi?!….uffa!!

    E con questa domanda la dice lunga……..

    • La risposta però dovrebbe essere … la pubblicità non è ok, quindi non dovrebbe esserci per i bambini punto e basta. Ma questo è un lungo discorso e ho capito benissimo quello che voleva intendere tua figlia, molto intelligentemente, perché in parte l’ho pensato anch’io, nel senso che tramite questo blog mi rendo conto che il soggetto allergico che vive in città può trovare prodotti che nell’hinterland o nel piccolo centro sono sconsociuti… e questo non aiuta chi ha il problema… quindi la pubblicità potrebbe portare alla luce prodotti che potrebbero venire incontro a certe esigenze, ma le logiche dell’industria alimentare sono ben lontane dai bisogni dei consumatori… e qui mi fermo…

  13. Monica carissima, hanno scritto commenti interessanti e intelligenti prima di me, io mi limito a dirti che 1) sei davvero molto di aiuto a tante mamme che vivono situazioni analoghe o similari alle tue con loro i figli; e 2) hai una condotta educativa che mi piace tanto e che farà di Alice una persona preparata a vivere nel caos del mondo di oggi..
    Hai tutta la mia ammirazione, credimi 🙂

    Ciao e spero che il vostro weekend vada benissimo!

    • … maris… grazie per il tuo prezioso feed back, perché non sai invece quante volte mi capiti di pensare che lì ho sbagliato e avrei dovuto dire e fare così e cosà e non così e cosà … e la stima è reciproca, un abbraccio:)
      p.s. ci siamo finalmente un po’ goduti il tempo in famiglia, ne avevamo bisogno…

  14. Ti posso comprendere, perchè ci sono passata prima con Martina, e ci sto passando di nuovo con Matteo, anzi ci passerò perchè è ancora piccolino, e tremo all’idea del confronto, dei no che dovrà sentire e capire.Intanto domani nuovo DH, prima prick poi se vanno meglio si fa tpo per uovo cotto…poi ti dirò com’è andata!
    Intanto sto meditando di provare la dieta senza glutine e caseina per mia figlia Chiara, visto che può dare benefici (non ci sono ancora evidenze scientifiche, ma molti genitori ne toccano con mano i risultati…) in alcuni casi di iperattività e disattenzione e spettro autistico…sto leggendo molto, poi mi lancio con un mese di prova…chissà…

  15. Ciao Monica. Le prove della vita non finiscono mai… Oramai ne abbiamo la prova. Capisco il tuo stato d’animo e capisco anche la piccina che probabilmente non riesce a darsi le risposte che vorrebbe e non riesce a trovare un perchè a ciò che le accade. Sono certa che con una mamma come te accanto questi momenti di “smarrimento” saranno sempre più rari. Ho imparato a conoscerti come mamma attenta, premurosa, rispettosa della tua bambina nel senso che nutri un profondo rispetto per i suoi momenti no così come per la sua necessità di avere risposte. So che non sei una persona che minimizza i problemi e lascia interrogativi irrisolti, so che fai tutto ciò che puoi per essere d’aiuto alla tua bimba ma anche per essere di sostegno a te stessa che, comunque, sei la mamma su cui Alice sa di poter contare.
    Quanto alla rivista, non ti meravigliare se dico che non la conosco: mi ha incuriosita ciò che hai scritto e la cercherò.
    Un abbraccio a te e alla piccina.

  16. Come già scritto nell’altro post TPO stra-positivo, quindi divieto assoluto di uova di ogni specie animale…adesso la mia preoccupazione è relativa, è ancora piccolino, gattona e va ovunque, ma quando camminerà bisognerà avere 100 occhi, soprattutto con Chiara, magari in modo innocente potrebbe dargli una merendina, un biscotto, l’unica sarà togliere le uova anche alle bimbe?Martina è grande,9 anni, sono tranquilla, ma Chiara ….(Monica, Chiara ha un ritardo dello sviluppo non ancora ben definito, stiamo facendo un sacco di valutazioni per venirne a capo, la neuropsichiatra oggi mi ha suggerito anche una visita allergologica visto il caso di Matteo, poi dovrà fare analisi genetiche e metaboliche e risonanza magnetica all’encefalo, per cercare di avere un quadro più chiaro, sarà dura farle capire che Matteo non può mangiare alcune cose 😦 …non mi resta che sperare nel meglio!)

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