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Come si eseguono i Test di Provocazione per Alimenti nei Centri di Allergologia in Italia? La SIAIP offre una risposta…

La Commissione Diagnostica della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP) ha proposto un questionario online, tramite piattaforma Survey Monkey, per conoscere le abitudini dei Centri di Allergologia italiani, in merito alla diagnosi di allergia alimentare. Il questionario era strutturato in cinquanta domande. Fra dicembre 2016 e maggio 2017, 33 Centri con ambulatorio di Allergologia Pediatrica, nel quale si realizzano test di provocazione ad alimenti (TPO), hanno partecipato al sondaggio. (RIAIP, Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica RIAIP, uno 2018)

Un articolo per saperne di più e affrontare con più serenità un test che in taluni casi può essere fonte di molta ansia, soprattutto nei casi di allergia alimentare grave ad alto rischio di shock anafilattico. Sapere è fondamentale per essere più consapevoli e perché no, anche più sereni. Sembrerà paradossale, ma io preferisco conosce i rischi, tutti, per decidere senza rimpianti.

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Sorelle vampiro. Un libro per distrarsi dall’… esame del sangue!!!

Sorelle Vampiro by Il CastoroMamma… Io oggi NON voglio fare i test!!! Io ho paura!  |Di che cosa? | “Di svenire al prelievo come l’anno scorso. E poi me ne fanno troppi! I prick prudono da impazzire e mi fanno male!!! Posso non farli?!?!?” | Tesoro, il tutto durerà una manciata di minuti, e poi il fatto che tu sia svenuta una volta, non vuol dire che tu svenga tutte le volte | Non sei tu a farli !!! Sono io !!! E io non voglio farli !!! Dai mamma, posso non farli?!?!? | No tesoro, sono necessari… … … … …

Bene… questo il breve dialogo intercorso martedì mattina 9 settembre prima di uscire per recarci al Reparto di Allergologia Pediatrica dove è seguita la figlia e nella foto il libro che all’ultimo minuto prima di uscire ho pensato di mettere in borsa da leggere nell’attesa… Voi vi starete chiedendo se sia stata una buona idea portarsi un libro di vampiri, che succhiano sangue qua o là o minacciano di farlo, o anche solo lo desiderano… Eppure: non solo la figlia si è sganasciata dalle risate, ma si sono sganasciati anche i bimbi in attesa insieme a lei! Perché il potere della lettura ad alta voce è una realtà… Se il libro merita, ovviamente!

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TEST ALLERGOLOGICI: Alice e i prick test

Prick-Test: ora li faccio io!

“Io non voglio fare i test!”

“Perché?” (in realtà io so perché…)

“Perché fanno male no? Che domande!”

“Hai ragione tesoro, fanno un po’ male, ma è come la puntura di una zanzarina, poi passano e così possiamo sapere se possiamo introdurre qualche alimento nuovo, non ti piacerebbe?”

“Non lo so”.

In realtà nemmeno io ne sono molto convinta, perché di introdurre manzo e vitello, nonché i latticini, non mi interessa più di tanto, in quanto ovunque il mondo medico va ripetendo che dobbiamo limitare il più possibile l’assunzione di proteine animali, soprattutto nell’infanzia. Cresce il numero di pediatri che suggeriscono uno svezzamento vegetariano, quindi privilegiando cereali integrali biodinamici (ricchi di minerali e vitamine), legumi, verdura e frutta, semi oleosi e frutta secca. Purtroppo le allergie alimentari possono però porre delle limitazioni a questo tipo di alimentazione.

La foto sopra ritrae Alice mentre sottopone TUTTE le sue bambole ai prick test, forse per esorcizzare l’esperienza, se non tramautica, certo non piacevole, visto che l’hanno punzecchiata 15 volte su un braccio e 15 sull’altro. E anche le bambole non erano d’accodo.

Una fra le ragioni per cui facciamo questi test è per vedere se possiamo abbassare il livello di “allarme” rispetto alle proteine del latte e dell’uovo, anche se poi è tutto relativo, perché le reazioni agli alimenti nei soggetti allergici non sono sempre prevedibili, e un valore basso, soprattutto nel caso di latte e uovo, non è direttamente correlato ad un altrettanta bassa probabilità di avere una reazione allergica grave, e viceversa.

Non solo. Alice risulta allergica ai piselli (in passato aveva avuto una reazione allergica con edema degli occhi e del labbro e forte prurito, dopo mesi che li mangiava sin dallo svezzamento), ma ad un certo punto eravamo riusciti ad introdurli nella dieta. In un primo tempo Alice non vedeva l’ora di mangiarli, finalmente ci era riuscita e … dopo un periodo di tolleranza ha avuto nuovamente forte prurito e arrossamento intorno alla bocca, al punto di perdere la voglia di mangiarli. Eppure in Germania, lo scorso ottobre, si è mangiata un’intera ciotola di piselli “stracotti” e non è successo nulla. Ho provato quelli freschi bio, quelli freschi non bio, quelli surgelati bio e non, poi sono passata a quelli già cotti, niente da fare, mentre quelli secchi sono i peggiori per lei. Continua a mangiarli senza problemi nel tofu alle verdure già confezionato, bio, oppure nel minestrone in quantità controllata.

Annualmente Alice “deve” ripetere alcuni test allergologici sia per verificare l’eventuale attenuarsi di alcune allergie sia per verificare o confermare il sospetto di nuove, e sì, perché come alcune possono sparire, altre possono comparire. E già, infatti ne sono comparse due, tanto per gradire, una alle graminacee e una agli acari della polvere.

Sebbene prick test e rast non siano ritenuti dagli esperti strumenti in grado di stabilire con certezza la presenza di una allergia alimentare (soprattutto nei bambini piccoli) e sebbene il challenge test (ossia di provocazione orale) sia ritenuto il “golden standard” (in base alle Linee Guida più recenti), quest’ultimo è sempre preceduto dai prick test e dai Rast (esami di laboratorio, il classico prelievo di sangue per intenderci), tanto odiati da Alice. Per chi non lo sapesse ancora, il prick test “si esegue pungendo, con apposita lancetta, la cute della superficie flessoria dell’avambraccio su cui si è appena prima depositata una goccia di soluzione allergenica. Il test risulta positivo se, dopo circa 15 minuti, compaiono eritema e edema nella sede dell’allergene sospettato. (Fonte: La Scuola dell’Atopia)

I test cutanei e di laboratorio possono però dare luogo a falsi negativi, come nel caso della mandorla. Alice risultava non allergica, ma se mangiava una mandorla comparivano dopo una decina di minuti tanti ponfi, come tante punture di zanzare sopra il labbro superiore con arrrossamento e prurito. Ho lasciato passare del tempo e con molta pazienza ho insistito, proponendole piccole dosi per abituarla e farle sperimentare “esperienze di successo” con questo nuovo alimento, mettendolo nel pesto o nelle torte … Oggi le mangia tostate una dietro l’altra.

Quando Alice aveva circa 1 anno, gli allergologi avrebbero voluto che noi sottoponessimo Alice ai prick ogni sei mesi. Ma la teoria è una cosa e la pratica può essere talvolta un’altra. Così abbiamo concordato con la pediatra una volta l’anno e solo per alcuni perché per altri non avevamo bisogno dei prick… per esempio nel caso del latte e derivati. Alice aveva quasi due anni e una bimba, che aveva mangiato un gelato a base di latte, da almeno un’ora, ha voluto darle un bacio per salutarla… Dopo solo due minuti è comparso un ponfo gigante tipo una punturona di zanzara pruriginoso… Non so se mi spiego e visto che Alice aveva avuto a 11 mesi una reazione anafilattica (edema della glottide e del volto) è sembrato un testo piuttosto elequente, voi cosa ne pensate?

Il tempo ha confermato che abbiamo fatto bene, perché ancora oggi i valori delle IgE per le proteine del latte sono ancora piuttosto alti da non incoraggiarne l’introduzione a breve. Ma ogni caso è un caso a sé stante e non voglio suggerire qui istruzioni per l’uso. Un suggerimento però vorrei darvelo. Siate possibilisti. I medici spesso corrono contro il tempo per riuscire a visitare tutti i pazienti che attendono in corsia. Non importa. Se avete dubbi chiedete delucidazioni. Se non siete convinti, sondate il terreno e ascoltate il vostro istinto. Per spiegarmi meglio, vi consiglio di leggere questo post, di una mamma competente: la figlia è celiaca, non allergica, ma non fa differenza, quello che conta è l’atteggiamento consapevole, competente, non arrendevole di chi conosce la propria figlia, a volte meglio degli stessi medici che vedono un paziente 15 minuti l’anno. E non perché non vogliono, ma perché non possono. Nella sfortuna abbiamo incontrato medici che, nonostante la penuria di tempo e di risorse varie, si sono dimostrati attenti, disponibili all’ascolto, competenti. Abbiamo anche incontrato medici meno competenti e meno talentuosi, altri del tutto inadatti o per mancanza di competenze o per mancanza di capacità di favorire una buona relazione medico-paziente-genitori del piccolo paziente.

E anche oggi non ho riletto il post, quindi mi scuso per errori ortografici o inesattezze o eccessi, ma oggi per Alice è un gran giorno e questo pomeriggio sarò tutta orecchi per ascoltare le sue sensazioni, i suoi umori, le sue scoperte, e, speriamo non ce ne siano, delusioni del suo primo giorno di scuola elementare:)

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