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DERMATITE ATOPICA E VARICELLE NEI BAMBINI: impacchi freddi per prurito e dolore

cuscino freddo/caldo riutilizzabile by mimangiolallergiaE’ proprio vero che la malattia è vissuta da ciascuno di noi in modo assolutamente soggettivo, ma qualche rimedio forse può essere condiviso. E con i bambini atopici bisogna essere molto flessibili, possibilisti, e molto molto fantasiosi. E di fantasia voglio parlarvi oggi, o meglio fantasia “curativa”. Quella che vedete nella foto è un “cuscino gel” freddo/caldo riutilizzabile” che avevo acquistato in Germania anni e anni fa per le contusioni. Lo tengo sempre in freezer, pronto all’uso e in questi giorni, in cui anche la figlia si è presa la varicella, mi è tornato molto molto utile! Scusate se continuo a tediarvi con la varicella, ma si è insediata prepontemente in casa nostra, difficile far finta di nulla… Continua a leggere

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La storia di Pellina. Una breve favola per spiegare ai più piccoli la dermatite atopica.

La Storia di Pellina, La Scuola dell’Atopia

“C’era una volta Pellina, una bella casetta 
con il suo tetto 
e le finestre per guardare fuori. 
Pellina è una casetta 
molto delicata, ma 
finché il tempo è bello 
se la passa benissimo!”

Una volta il tempo si guasta, 
viene molto vento che fa volare le foglie 
e solleva tanta polvere. Pellina, si capisce, 
è tutta spaventata 
e spera che il brutto tempo 
finisca presto. […].

Queste sono le prime righe della breve favola “La Storia di Pellina” che potrete leggere nel sito de La Scuola dell’Atopia, di cui avevo già parlato in questo post. Continua a leggere

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“baby-gami”. Fagotti e fasce porta bebè.


Questo libro partecipa all’iniziativa Il venerdì del libro ideata da HomeMadeMamma.

baby-gami, di Andrea Sarvady, edito da Magazzini Salani (Fotografie di Bill Milne) non è un fresco di stampa, né tanto meno è sconosciuto a molte mamme, anche perché dalla sua pubblicazione è continuamente oggetto di brillanti recensioni in blog italiani e stranieri (basta guardare in rete), come se fosse la soluzione tanto attesa per indurre nel pargolo l’altrettanto atteso sonno o semplicemente quiete. Perché parlarne ancora direte voi. Questo libro è solo un pretesto per consentirmi di tirare gli orecchi alle “super-mamme” che insistevano nel volermi convincere che un bambino dorme bene “se è avvolto in una bella copertina di pile!”. Oggi ne rido, ma vi assicuro che quando ci svegliavamo nella notte con Alice che piangeva inconsolabile, avrei provato di tutto, ma non potevo.

Breve premessa: ho ricevuto questo libercolo alla nascita di Alice. Si tratta di un manualetto simpatico, con delle immagini accattivanti, descrizioni semplici per realizzare fagotti e fasce porta bebè per neonati e bambini: il primo avvolge il corpo del neonato ed è concepito per “riprodurre” la sensazione appunto di avvolgimento che il feto ha nella pancia; il secondo è pensato, invece, per il trasporto dei bimbi nei primi mesi.

In Germania, dove ho vissuto parecchi anni, è consuetudine incontrare mamme al parco con i loro bimbi nella classica Babytragetuch ossia “fascia porta bebè”.

La fascia porta bebè o il marsupio classico sono due meravigliosi “accessori” che possono cambiare la vita di una neomamma, e io secondo ne ho abusato! Mentre il fagotto potrebbe non essere la soluzione ideale per un lattante che soffre di dermatite atopica già nei primissimi mesi.

Quando nei primissimi giorni di vita di nostra figlia, capitava che si svegliasse la notte inconsolabile, anche mia madre insisteva perché io adottassi il rimedio della nonna: “avvolgila in una bella copertina e vedrai che non piange più! Quando tua nonna ti avvolgeva, tu smettevi subito di piangere. […] Magari ha freddo”. Ora, premesso che io sono pienamente convinta che i consigli altrui lasciano il tempo che trovano, indipendentemente da chi me li dà (non per altro io in questo blog, fateci caso, non ne dò mai, al massimo riferisco la mia esperienza e ognuno ne faccia ciò che vuole), perché quello che va bene per uno non va bene per l’altro, Alice dormiva già nello Schlafsack (sacco della nanna, che ancora oggi però noi chiamiamo Schlafsack), quindi era già “avvolta”, ma con una certa libertà di movimento. Non solo sceglievamo sempre tessuti adatti a lei, traspiranti ecc.

Ora, tornando al libro in questione, quando si tratta di bambini che soffrono di dermatite atopica, il consiglio che i medici generalmente danno, sebbene ci fossi già arrivata da sola, è solitamente quello di evitare di coprire eccessivamente il neonato, onde evitare che sudi o che l’eccessivo calore provochi crisi di prurito molto intenso.

Se avete ricevuto in regalo o pensate di comprare questo manualetto, nulla vieta che lo usiate anche nel caso di bambini affetti da dermatite atopica, prestando però attenzione al tipo di tessuto (meglio seta o cotone liscio, in tinte chiare), alla temperatura nell’ambiente in cui si trova il neonato, all’eventuale sfregamento del tessuto sulla pelle del bambino, se svestito, soprattutto su gomiti e ginocchia, ma anche mani, natiche…, oppure se è vestito, meglio fargli indossare capi leggeri e morbidi. Pensate che siano osservazioni superflue? Allora provate voi a partecipare ai vari corsi per neonati (tipo massaggio per neonati), in cui sono praticamente nudi e a spiegare alle “supermamme” che no, voi non avvolgerete vostra figlia nella copertina di pile rosa shocking! Che andrà benissimo il lenzuolino bianco di cotone impalpabile che prima di essere stato di vostra figlia, è stato il vostro, e prima ancora di qualche amico o parente!

Se ho usato questo libro? No, non l’ho usato, perché Alice era talmente vivace che da sveglia non sopportava essere “blindata” in una qualsiasi posizione che le impedisse di muovere mani, braccia, gambe, piedi. Lei non parlava usando la parola, ma si esprimeva usando tutto il corpo, cosa che faceva sempre sorridere i nostri amici tedeschi che associavano il fatto di “gesticolare” al fatto di essere italiana (?), come se questa fosse una prerogativa solo nostra, ma questo non c’entra.

E già che ci sono, vi segnalo invece un libretto da leggere ai piccoli, perché molto divertente che piacerà sicuramente: Storie di Teodora, di Nicoletta Costa, edito da Einaudi Ragazzi, nella Collana Storie e Rime (+6 anni, ma io lo leggo ad Alice da quando ne aveva 4! E si diverte sempre moltissimo).

P.S. Non vorrei che pensaste che ho un rapporto particolare con Einaudi Ragazzi, perché questo è già il secondo, e ne verranno ancora molti altri, ma la Collana Storie e Rime è in un formato ideale da tenere in borsa, per riempire le attese… alla fermata dell’autobus, dal medico, in auto, in aeroporto ecc. Tutto qui.

Mi trovo ancora in montagna e in questi giorni non riesco ad aggiornare questo post con i link agli altri blog partecipanti, come nelle edizioni scorse.

Provvederò lunedì, al nostro rientro. Scusate:)

Aggiornamento del 27.02.2011. Di seguito anche gli altri partecipanti:)


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LIBRI: Giocando s’impara

 

Giocando s’impara, di Miriam Stoppard, 2005 Mondadori

Come anticipatovi venerdì scorso, oggi vi presento “Giocando s’impara. Sviluppa le potenzialità del tuo bambino con creatività.”, di Miriam Stoppard, edito da Mondadori. Un altro libro che ho utilizzato nel primo anno di vita di nostra figlia, da un lato per trascorrere del tempo insieme a lei (soprattutto nelle giornate piovose e fredde che in Germania, dove è nata Alice, abbondano più che mai), svolgendo attività semplici, divertenti e stimolanti; e dall’altro per “distrarla” dal prurito (sintomo purtroppo costante nella dermatite atopica) in modo semplice e divertente, a volta anche insieme ad altri “amichetti” con le loro mamme (devo ammettere che mi sono proprio divertita in quel periodo, nonostante la dermatite atopica fosse davvero devastante, senza sapere cosa fosse a causarla).

 

Il primo anno di vita è di fondamentale importanza per lo sviluppo del bambino, e il gioco è un utilissimo strumento per stimolarne l’apprendimento. Con una singola ‘Ora d’Oro’ di gioco al giorno, potrete incrementare le sue potenzialità: grazie ad attività mirate a sviluppare la sfera dell’intelletto, del linguaggio, della manualità, del movimento, della socializzazione, potrete seguire di mese in mese i rapidi progressi di vostro figlio.”

Questa è la presentazione in quarta di copertina, ma considerate questo libro uno spunto, e non un manuale da prendere proprio alla lettera. Mi riferisco per esempio ai riquadri in cui sono descritte le capacità che mese per mese il bambino dovrebbe mettere in atto: sono indicative; non fate confronti con i figli degli altri. Scegliete le attività che più vi aggradano e più adatta a vostro figlio e divertitevi! E tanto per rimanere in tema, anche questo volume, nel capitolo dedicato al bambino dai 5 ai 6 mesi, illustra semplici attività da compiere con le manine dei piccoli suggerendo anche qualche filastrocca. Oppure propone il gioco dei mattoncini da costruzione…

Attenzione. Molte sono le attività che prevedono l’utilizzo di materiali e giochi che i bambini a quell’età potrebbero portare alla bocca. In questo caso mi permetto di suggerirvi di prestare molta attenzione all’acquisto dell’oggetto o alla scelta di quello più idoneo, se si tratta di oggetti ricevuti in regalo, per le ragioni che ho già spiegato in questo post, senza fanatismi però. Dico questo perché nel tempo ho conosciuto molti genitori che presi dall’ansia, sterilizzavano tutto, acquistavano solo oggetti in legno (senza accorgersi talvolta che erano comunque rivestiti da una vernice trasparente!), oppure gli concedevano di giocare soltanto con due o tre giochi al massimo “per non rischiare”, niente peluche (sebbene in commercio si trovino pupazzi, animali, bambole in tessuto anallergici, lavabili in lavatrice più e più volte). Un corretto sviluppo psicofisico non avviene solo tramite la somministrazione di cibo di qualità, ma anche di amore, gioco, divertimento e opportunità di esplorare il mondo che lo circonda, con i 5 sensi al completo.

Una malattia cronica mette a dura prova un genitore che talvolta potrebbe rischiare di concentrare tutte le sue energie sull’accudimento, a discapito della sfera emotiva.

Conservo vivissime nella mente immagini di Alice che ride a crepapelle durante un’attività o durante la lettura di una fiaba in cui io ovviamente “recito” con voci diverse ciascun personaggio, nonostante il viso stravolto dalla dermatite atopica. Quando mi capitava di sedere su una panchina al parco e di raccontarle una filastrocca, le persone si fermavano a guardarla, e prima di chiedermi che cosa avesse in viso, si lasciavano contagiare dalla sua allegria, nonostante tutto.

Anche questo post partecipa all’iniziativa di HomeMadeMamma insieme ad altri partecipanti:

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LIBRI: Invece dell’antistaminico, un bel libro di filastrocche…

Ninnananne“Questo qui è andato al mercato, questo qui ha comprato il pane, questo qui l’ha portato a casa,

queto qui ha fatto la zuppa, e questo qui l’ha mangiata tutta.”

“Bella manina dove sei stata? Dalla nonnina. Cosa ti ha dato? Pane e ciccina.

Gratta gratta la bella manina!” Continua a leggere

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