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Allergia al sesamo e allergeni in etichetta al di fuori dalla Comunità Europea.

Semi di sesamo by mimangiolallergiaSesame is not currently included in the list of major allergens that must be declared by food manufacturers as part of the Food Allergen Labeling Consumer Protection Act (FALCPA), although FARE supports the addition of sesame to the list of “major food allergens” that are required to be identified on ingredient labels of processed foods. 

Traduzione–> Il sesamo attualmente non è incluso nella lista degli allergeni che devono essere dichiarati in etichetta dall’industria alimentare come stabilito dalla Food Allergen Labeling Consumer Protection Act (FALCPA), sebbene FARE lo inserisca nella lista dei principali allergeni da ricercare in etichetta.

“Paese che vai, allergene che trovi… (o non trovi…) in etichetta” potremmo dire, perché in Europa, fortunatamente, la Commissione Europea la pensa diversamente al riguardo… Continua a leggere

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Solfiti e Auguri di Felice Anno Nuovo senza spiacevoli sorprese…

…perché anche la frutta essiccata può nascondere delle insidie per un allergico.

Dresdner Pflaumentoffel by mimangiolallergia

Quest’oggi voglio presentarvi un piccolo “Spazzacamino” fai da te di buon auspicio per questo 2016, da mangiare, facendo attenzione agi ingredienti in caso non tolleriate i conservanti e in particolare i solfiti, questi ultimi utilizzati più spesso di quanto pensiate per trattare la frutta essicata (e non solo).

Per cui in caso di ‘sensibilità’ a queste sostanze, leggere attentamente l’etichetta o nel caso di frutta essiccata venduta sfusa al mercato e/o in certi supermercati, rivolgetevi sempre al personale ed esigete di poter leggere con i vostri occhi gli ingredienti, per non incorrere in spiacevoli sorprese.

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Allergeni in etichetta: come la mettiamo con le contaminazioni?

Allergeni by mimangiolallergiaPremesso che la dicitura:”“Può contenere traccia di tutti gli allergeni” è inammissibile (come spiega bene l’avvocato Dario Dongo* in un articolo apparso in Il Fatto Alimentare il 28 ottobre u.s.), come comportarsi nel caso di piccoli laboratori (dal negozio di alimentari che vende anche prodotti gastronomici autoprodotti alla gelateria, al piccolo esercizio pubblico e via discorrendo) rispetto alle contaminazioni?

Dopo aver letto l’articolo di cui sopra (trattasi di una risposta ad un altro lettore, dal titolo: Può contenere tracce di tutti gli allergeni è una etichettatura valida?) , mi è sorta spontanea una domanda che ho rivolto all’avvocato Dongo, il quale ha risposto in data odierna offrendo, come sempre puntuali precisazioni e delucidazioni, che vi invito a leggere: “Allergeni: come vanno indicati in etichetta. Un problema non solo per i consumatori ma anche per i piccoli produttori

Dall’entrata in vigore del nuovo Regolamento UE, sempre più spesso mi imbatto in addetti ai lavori che, in assoluta buona fede, applicano il Regolamento in modo non conforme. Non entriamo ora qui nel merito del perché e per come, ma limitiamoci a provare a metterci nei panni del titolare di un negozio che deve applicare la Legge che non è di così facile interpretazione. Continua a leggere

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Campagne di richiamo dei prodotti alimentari: intervento dell’avvocato Giuseppe Giacovelli ne Il Fatto Alimentare.

[…] la definizione di alimento a rischio si declina nelle due categorie: quella degli alimenti dannosi per la salute e quella costituita dagli alimenti inadatti al consumo umano.

Per determinare se un prodotto si deve considerare  dannoso per la salute occorre prendere in considerazione quanto segue: non soltanto i probabili effetti immediati e/o a breve termine, e/o a lungo termine sulla salute della  persona che lo consuma, ma anche su quella dei discendenti; i probabili effetti tossici cumulativi; la particolare sensibilità, sotto il profilo della salute, di una specifica categoria di consumatori, nel caso in cui  sia destinato ad essa. […]

(Fonte: pagina 1 dell’articolo Campagne di richiamo: quando e perché scatta la denuncia. Gli obblighi degli operatori, la giurisprudenza e le nuove proposte. Il parere dell’avvocato Giuseppe Giacovelli, apparso il 6 marzo nel sito de Il Fatto Alimentare).

Dubbio http://office.microsoft.com/en-us/images/results.aspx?qu=doubt&ex=2In qualità di consumatrice, nonché di genitore di una piccola consumatrice allergica -per la quale la presenza in un prodotto di un allergene NON dichiarato in etichetta costituisce un fattore di rischio per la sua salute, così come per tutti i soggetti allergici a quell’allergene, rischio che nei casi più severi può rivelarsi addirittura letale– desidero informarmi, e la lettura che vi propongo oggi vuole essere un pretesto per cominciare ad acquisire qualche informazione in linea generale, al di là delle allergie.

Oggi non ho il tempo di approfondire e mi limiterò a riportare qualche passaggio del testo a titolo introduttivo, quale spunto di riflessione, nonché qualche link di approfondimento teorico (anche in termini di soglia di sicurezza degli allergeni), ma mi riprometto di tornare sull’argomento, in particolare dal punto di vista del consumatore/della consumatrice allergico/a, perché, fra tanti interrogativi, da non addetto ai lavori, mi domando se gli alimenti contenenti allergeni non dichiarati in etichetta siano considerati “alimenti a rischio” per la salute di una categoria in particolare, appunto il consumatore allergico, pur rendendomi conto che la materia non è di così semplice interpretazione…

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LIBRI: L’Etichetta. Cosa dice il nuovo Regolamento Ue in materia di… allergeni

“Leggibilità delle informazioni, dichiarazioni nutrizionali, ingredienti allergenici, origine in generale, origine altri alimenti, origine delle carni, data di scadenza, bevande alcoliche, alimenti surgelati e congelati, presenza di caffeina, carne e pesce ricomposti, ingredienti sostitutivi, acqua aggiunta a carne e pesce, i controlli pubblici” sono gli ambiti oggetto del nuovo “Regolamento Ue, n. 1169/2011, Gazzetta Ufficiale del 22 novembre 2011 e in vigore dal 13 dicembre 2011, cui gli operatori dovranno obbligatoriamente adeguarsi entro fine 2014”. (Fonte: Il Sole 24 Ore del 27 febbraio 2012 e del 22 novembre 2011).

Laddove il Regolamento “è inteso ad ottenere  un ancor più elevato livello di tutela della salute dei consumatori, assicurando loro il diritto ad una adeguata informazione sugli alimenti che consumano. Consentire ai consumatori di effettuare scelte consapevoli è essenziale per garantire al tempo stesso una concorrenza efficace e il benessere dei consumatori stessi. Il regolamento prevede infatti un’etichettatura chiara, comprensibile e leggibile. […]” (Fonte: Sito del Ministero della Salute).

Dario Dongo ha “tradotto” il Regolamento di cui sopra in un linguaggio comprensibile per tutti in un  ebook: l’Etichetta, pubblicato da ilfattoalimentare.it. Si tratta sostanzialmente di una  mini-guida per aiutare il consumatore, a comprendere meglio cosa cambierà nelle etichette alimentari.

Non solo. Il libro è anche un’iniziativa di solidarietà a favore degli aiuti in Corno d’Africa: sono stati già raccolti e versati direttamente 90.000 euro a tre Onlus: Agire, Medici senza Frontiere e Oxfam, ma il progetto è ancora aperto, in quanto l’emergenza umanitaria è ancora in corso e l’autore e l’editore contano sull’adesione di altri sostenitori. E’ scaricabile gratuitamente o con una donazione a favore di una delle Ong coinvolte nel progetto. Il testo è disponibile anche in inglese e in francese.

Sebbene io non sia solita “fare da eco” a notizie già ampiamente trattate dai media e dagli addetti ai lavori, proprio il mese scorso mi sono imbattuta in un prodotto dolciario (foto a lato) che aveva già messo in pratica, con mia grande sorpresa, quanto disposto in materia di allergeni: nel senso che questi “devono essere indicati in etichetta con maggiore enfasi ed in modo distinto rispetto alle restanti indicazioni“. (Fonte: Unione Alimentari)

E a proposito di “oli e grassi vegetali” il Regolamento Ue stabilisce che la scritta appunto “oli e grassi vegetali” dovrà essere abbinata all’indicazione del tipo di oli o grassi utilizzato (es. soia, palma, arachide). Nelle miscele è ammessa la dicitura “in proporzione variabile” . (Fonte: L’Etichetta) Ma il post non finisce qui… Continua a leggere

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