Allergia al sesamo e allergeni in etichetta al di fuori dalla Comunità Europea.

Semi di sesamo by mimangiolallergiaSesame is not currently included in the list of major allergens that must be declared by food manufacturers as part of the Food Allergen Labeling Consumer Protection Act (FALCPA), although FARE supports the addition of sesame to the list of “major food allergens” that are required to be identified on ingredient labels of processed foods. 

Traduzione–> Il sesamo attualmente non è incluso nella lista degli allergeni che devono essere dichiarati in etichetta dall’industria alimentare come stabilito dalla Food Allergen Labeling Consumer Protection Act (FALCPA), sebbene FARE lo inserisca nella lista dei principali allergeni da ricercare in etichetta.

“Paese che vai, allergene che trovi… (o non trovi…) in etichetta” potremmo dire, perché in Europa, fortunatamente, la Commissione Europea la pensa diversamente al riguardo…

Leggendo questo post stamattina nel sito di FARE – Food Allergy Research & Education, ho realizzato come la questione “allergeni in etichetta” sia diversamente interpretata dalla Legge vivente nei diversi Stati. E il sesamo ne è un esempio: leggendo quell’articolo, io capisco che chi è allergico al sesamo, potrebbe correre il rischio di consumare un prodotto non solo “contaminato” ma che addirittura lo contiene, senza però dichiararlo in etichetta. Viaggiare con le allergie diventa sempre più complicato…

Nel mio mondo ideale ci sarebbe una sorta di “Centro Internazionale”, al di sopra delle parti, che sovrintende e controlla e comunica eccetera, ma è appunto il mio mondo ideale, perché nella pratica le cose vanno diversamente, anche se oltreoceano vedremo più avanti, qualche cosa di simile esiste…

Tornando alla “forma” dell’etichetta, e volendo fare un confronto con gli Stati Uniti, la dicitura “May contain” (“Può contenere”) può essere presente in etichetta, ma è da considerarsi facoltativa e a discrezione del produttore.

In Italia, la dicitura “Può contenere” è usata, invece, ormai indiscriminatamente: proprio l’altro giorno cercavo della pasta fresca confezionata… e difficile ormai trovare un pacchetto che non rechi la dicitura: “Può contenere tracce di: sedano, pesce, senape, uova, latte, crostacei, soia, frutta a guscio, molluschi“. Anche acquistare della “semplice” pasta… può diventare per l’allergico grave un problema…

Volendo approfondire, mi sono riletta questi due articoli:

[…] Il regolamento (CE) n. 178/2002, cosiddetto General Food Law, prescrive infatti che la valutazione di rischio dell’alimento sia effettuata tenendo conto sia delle sensibilità di categorie vulnerabili di consumatori – come sono appunto, le persone affette da allergie alimentari – sia delle informazioni che accompagnano l’alimento (reg. cit., art. 14). Ne deriva che il prodotto recante ingredienti allergenici non dichiarati in etichetta, anche se solo in tracce o in forma derivata (al di fuori di quelli espressamente esclusi in apposito allegato del reg. UE n. 1169/2011), si qualifica come prodotto a rischio. […] 

L’OSA ha dunque la responsabilità di prevenire, controllare e gestire il rischio di contaminazione incrociata del prodotto con ingredienti allergenici. Ciò comporta il puntuale aggiornamento dei manuali igienici di buone prassi e del sistema HACCP di ogni organizzazione, e l’adeguata formazione del personale rispetto alle attività stabilite.

Nella sola ipotesi in cui la corretta applicazione delle buone prassi e dell’HACCP non consentano di escludere il rischio di contaminazione crociata del prodotto con ingredienti allergenici, l’OSA può e anzi deve ricorrere all’informazione obbligatoria specifica in etichetta. Riportando, a margine della lista ingredienti, una dicitura del tipo “può contenere …” o “può contenere tracce di …” seguita dal nome dell’allergene di cui non si è in grado di escludere la presenza. […]

Attenzione però… negli Stati Uniti sono attivi diversi numeri di telefono (FDA Consumer Complaint Coordinator, uno per ciascuno Stato), facenti tutti capo alla FDA U.S. Food and Drug Administration, a cui i consumatori possono segnalare non solo eventuali contaminazioni, bensì addirittura reazioni avverse.

Forse non è così utopistico pensare che anche  la Comunità Europea possa realizzare qualcosa di simile…

Altri articoli in materia di Allergeni in etichetta di prodotti alimentari (perché un discorso a parte andrebbe fare per tutto il resto), vi rimando a questi post in questo blog:

Buona lettura e aguzziamo la vista;-)

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