Allergie e Intolleranze Alimentari e etichette chiare.

A tutti ben tornati e buon 2015! E per cominciare l’anno in tema di allergie alimentari e simili… vi farò partecipi di una situazione capitatami in vacanza…

Quello dell’etichettatura degli alimenti è un tema solo apparentemente di semplice interpretazione e applicazione, per tutti in generale, ma soprattutto per i consumatori allergici, gravi e meno gravi, per i consumatori con intolleranze alimentari, per i celiaci, così come per gli addetti ai lavori, dalla produzione alla ristorazione “pubblica” e scolastica.Etichetta di pasta di semola di grano duro by mimangiolallergia

Esiste però un obiettivo comune: produrre un’etichetta chiara, trasparente, corretta e attendibile. Il prodotto industriale, così come anche i processi di lavorazione, di trasporto, di conservazione, sono diventati però talmente complessi da rischiare di compromettere il raggiungimento di quell’obiettivo.

Oggi però non voglio impartire lezioni in materia di lettura delle etichette, bensì presentarvi una situazione reale, in cui le madri di due bambini, diversamente allergici alle proteine dell’uovo, si confrontano, serenamente e allegramente, ma non per questo in modo meno seriamente, sull’acquisto del tipo di pasta da utilizzare per preparare il pranzo che si è deciso di consumare insieme in montagna e da cui sono scaturite considerazioni in merito alle strategie di comunicazione delle aziende…

L’idea di scrivere un post sulla conversazione avuta con la mia amica mi è venuta quasi subito, perché è stata l’ennesima conferma che il fatto di condividere un problema, non significa gestirlo allo stesso modo, per svariate ragioni, ma la prima è: ogni allergico reagisce a modo suo!

Inoltre, con questo post preferisco non addentrarmi nel tema etichettatura e comunicazione degli allergeni da parte dei ristoratori al pubblico, perché state ancora leggendo ciò che Stampa e Rete producono in questo periodo, e vorrei concede a voi e alla sottoscritta  ancora un po’ di tempo per leggere e commentare magari insieme più avanti; ne tanto meno scriverò un trattato in materia di strategie di marketing. Di cosa parlerò allora? Desidero condividere con voi alcune considerazioni, grazie ad una situazione in cui mi sono trovata durante le vacanze appena trascorse.

Ci conosciamo e parliamo delle allergie dei nostri figli da almeno tre anni circa, ma era la prima volta che pranzavamo insieme.

Parlare è una cosa, mangiare insieme è però tutt’altra cosa. Le differenze in materia di scelta di acquisto si sono subito palesate: io avevo proposto la marca di pasta che è possibile acquistare al negozio, l’unico in quel luogo. Riporto il dialogo molto molto sintetizzato (sperando di ricordare bene… amica mia scrivimi se ho commesso qualche inesattezza e correggerò 🙂

Io le dico: pensavo di usare xyz.Lei mi dice: no, potrebbe contenere uova. | Io ribatto: sì… le lasagne senza uovo. | Lei: No, tutta la pasta di quella marca. | Io: Mhm, ma io so che moltissimi allergici all’uovo la consumano, senza problemi. Ne sono certa.Lei: P. ha avuto una reazione importante con un altro tipo di pasta che non conteneva uovo fra gli ingredienti e da allora non ci fidiamo più. Inoltre c’è un altro tipo di pasta di quella marca che reca la dicitura può contenere tracce di uova. | Io: hai scritto all’azienda per chiedere informazioni sul prodotto incriminato (quello che avrebbe scatenato la reazione)?Lei: no. | Io: ok, se non ti fidi, porta la tua pasta, io però sono convinta che lui la possa mangiare.

A quel punto, ho voluto andare a fondo e ho letto l’etichetta sulla confezione della pasta che avrei usato e che vedete nella foto, ma che riporto in parte di seguito (spero di riportare fedelmente, perché non ho una confezione sotto mano, ma provvederò a controllare non appena riesco a procurarmi una confezione):

Accanto alla data di scadenza c’era ben visibile (F)

Pasta di semola di grano duro.

Ingredienti: semola di grano duro, acqua.

Prodotto nello stabilimento indicato fra parentesi vicino alla data.

[…]

Contiene tracce di uovo solo se prodotta nello stabilimento contrassegnato dalla lettera (A).

Ho quindi richiamato la mia amica per avvertirla che poteva stare “tranquilla”, perché l’Azienda garantiva, per quel prodotto, l’assenza di tracce di uovo!

Due osservazioni:

1) L’Azienda dichiara che quel prodotto non contiene tracce di uova, perché la confezione reca la lettera (F) e non (A) riservata ai prodotti che potrebbero, invece, contenere tracce.

2) Con questa precisazione, l’Azienda aggiunge un’informazione, ossia che quella confezione non contiene tracce, ma che altri prodotti di altri loro stabilimenti potrebbero, invece, contenerle.

E quattro brevi considerazioni:

1) il mondo degli allergici è molto, moltissimo variegato: si va dagli allergici lievi agli allergici gravi, da allergici ad un solo allergene a pluriallergici, quindi, inevitabilmente, ciascuno di loro, di fronte allo scaffale, si comporterà diversamente;

2) dichiarando che il prodotto è proviene dallo stabilimento (F), l’azienda si assume la sua responsabilità e il consumatore allergico può stare tranquillo. L’allergico grave, invece, non starà mai tranquillo, ma questo è un altro discorso;

3) dichiarando che esistono stabilimenti (A), i cui prodotti potrebbero contenere tracce di uova, mentre tutti gli altri non le contengono, l’Azienda contribuisce a fornire un’informazione chiara e trasparente, secondo la mia debolissima opinione, perché

4) avverte il consumatore allergico che non tutti i prodotti potrebbero essere idonei per il suo caso, e quindi lo induce a scegliere il prodotto “giusto”. Forse non capirete il senso di quest’ultima frase, quindi cercherò di spiegare ulteriormente:

Se io, la nonna, la zia, l’amica, il cuoco della mensa scolastica, il ristoratore siamo abituati a comprare un prodotto in cui non c’è la dicitura “Può contenere tracce di…“, può venire spontaneo dare per scontato che allora tutti i prodotti “similari” della stessa marca (stiamo parlando di pasta di grano duro e stop) non contengano l’allergene del caso.

Per lo stesso principio di “deduzione”, se leggo su una o più confezioni, invece, che “Può contenere…“, viene spontaneo, in caso di allergia grave, evitare di acquistare quel prodotto e quelli similari (!) di quella marca, per timore…

La “strategia di comunicazione” scelta invece da quell’Azienda segna un confine. E il consumatore è informato e può ragionevolmente operare la sua scelta, sebbene a noi non sia dato sapere a quanto ammontino le tracce (è un tema ancora dibattuto sia dall’industria alimentare, sia dai medici), però sarà l’allergologo di fiducia a dare il benestare o meno per il consumo di prodotti che recano la dicitura “Può contenere tracce di…” o “Prodotto in uno stabilimento che utilizza…”.

Spero di essere stata più chiara… ma scriverne non è così semplice come si pensi 😀

Vorrei dire mille cose ancora ma temo di perdermi nei miei pensieri, e il rientro da quelle che qualcuno chiama vacanze non è stato sotto i migliori auspici (io con un ginocchio ko, la figlia con dermatite a go go come non si vedeva da anni!), quindi mi fermo qui, e aggiungo solo che gli addetti ai lavori dovrebbero provare a mettersi nei panni di chi deve acquistare un prodotto per un allergico (parente, amico, ristoratore che sia) e forse sarebbe più creativo e riuscirebbe a trovare modalità di comunicazione più efficaci… Forse…

Aspetto di leggere i vostri commenti, se avrete voglia di lasciarli.

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9 commenti

Archiviato in Allergeni, ALLERGIE & ALLERGIE e INTOLLERANZE ALIMENTARI, Etichette Ingredienti Tracce Soglie di Tolleranza, Mangiar fuori casa, PENSIERI DI UNA MAMMA

9 risposte a “Allergie e Intolleranze Alimentari e etichette chiare.

  1. Bruna

    Ciao,
    io sono la mamma di un Bimbo con APLV , dal tuo articolo ho capito subito, di che pasta si tratta.
    Quando ho letto quell’indicazione, il messaggio che mi ha trasmesso l’azienda è:” la pasta all’uovo la facciamo nello Stabilimento A, quindi tutti i tipi di pasta prodotti nello stabilimento A possono contenere tracce d’uovo”.
    Come ti dicevo il mio Bimbo non è allergico all’uovo ma alle proteine del latte, per questo di solito faccio molta attenzione se i prodotto riportano indicazioni degli allergeni.
    una pasta generica che porta solo gli ingredienti e stop… non mi da molta fiducia, al contrario una pasta con l’indicazione può contenere traccie di “uovo” mi da fiducia in quanto so che l’azienda avrebbe dichiarato anche tracce di latte .
    Fortunatamente la pasta è l’unico problema che non ho … tutto il resto può contenere tracce di latte… e questa è un ingiustizia.

    • Buongiorno Bruna!
      Grazie del tuo contributo che allarga il discorso, e in particolare mi ha colpito la tua frase:”una pasta generica che porta solo gli ingredienti e stop… non mi da molta fiducia, al contrario una pasta con l’indicazione può contenere traccie di “uovo” mi da fiducia in quanto so che l’azienda avrebbe dichiarato anche tracce di latte.” perché mi permette di fare un’ulteriore precisazione:
      Quando su una confezione non c’è la dicitura “Può contentere…” oppure “Prodotto in uno stabilimento…” potrebbe per assurdo significare esattamente il contrario, ossia che la filiera non lavora alimenti che contengono quell’allergene e quindi non sente la necessità di indicarlo, come ho verificato personalmente, anni fa in un supermercato, nel caso di una pasta sfoglia che indicava soltanto “Può contenere tracce di arachidi”, a cui Alice non è allergica, ma è allergica alle proteine del latte e uova (e altro…). Quindi? Che fare?
      Allora era una delle poche che non conteneva conservanti, ma soltanto acido citrico, ed era pure buona, quindi non volevo rinunciarci, e dovevo realizzare un dolce dell’ultimo momento per una cena ed ero a corto di idee… Della stessa marca però molti altri prodotti contenevano burro oppure uova…
      Così ho indagato con l’allora direttore e ho scoperto che quella pasta sfoglia “non avrebbe potuto” contenere derivati del latte e uovo, perché il macchinario era dedicato a quel prodotto e ad un altro per cui veniva usato olio di arachidi. Quindi l’azienda si era preoccupata di indicare l’allergene a rischio, ma non tutti gli altri non chiamati in causa dalla sua lavorazione… Forse sono stata un po’ confusa:-( ma la materia è piuttosto confusa…

      La realtà industriale è molto, molto articolata… e a voler essere pignoli, c’è da domandarsi se il produttore può garantire anche per tutti i suoi fornitori di materie prime…

      La dicitura “Può contenere” è in realtà una dicitura non obbligatoria e precauzionale che l’azienda può scegliere di utilizzare, oppure no. E’ un argomento spinoso e aperto di cui avevo parlato tempo fa anche in questo post.
      La situazione attuale è ancora incerta e lacunosa su molti aspetti.
      Aggiungici che il panorama degli allergici varia molto: c’è l’allergico che reagisce a 20 ml di latte, ma magari tollera le tracce sotto lo O,… mentre c’è l’allergico che reagisce, anche solo respirando l’aria in un ristorante in cui vengono serviti piatti contenenti latticini… la prescrizione dell’allergologo in questo caso rispetto al divieto di consumare un prodotto che reca la dicitura “Può…” o “Prodotto…” sarà diversa, perché le tracce di cui stiamo parlando sono solitamente molto molto basse, e 20 ml non possono essere considerate tracce… ma è un discorso davvero complicato.
      A me spiace leggere che le allergie stanno drammaticamente aumentando, e così i casi di reazioni allergiche che richiedono ricovero… allo stesso tempo mi auguro che queste informazioni indirizzino opportunamente gli addetti a i lavori… sperem… 🙂

      • Bruna

        Altro tema interessante, anche se questo forse non è il post per parlarne è il seguente:
        Io trovo ingiusto che aziende che producono “più di 5” prodotti senza latte devono usare gli stessi macchinari dei prodotti con il latte.
        il latte è il mio caso ma credo che lo stesso discorso vale per l’uovo.. forse vale di meno per le farine, soia, frutta guscio ecc..
        questo ovviamente dovrebbe essere regolamentato da apposite leggi.

        Capisco l’azienda che produce solo dolci, e un solo tipo di prodotto senza latte e uovo, allora questo può contenere tracce.
        ma ci sono molte aziende dove la metà dei prodotti non contiene negli ingredienti latte e uova, ma ovviamente tutti i prodotti possono contenere tracce …

    • Tina

      Ciao Bruna ti capisco benissimo perché noi tra tracce di latte e uova…facciamo anche il pane a casa! Anch’io ho capito la marca e ho escluso tutti i loro prodotti perché se non ci sono tracce di latte ci sono di uova…o di entrambi! In pratica è una sorta di boicottaggio 😉
      Tra l’altro Arianna ha avuto anafilassi grave con 1,5 mL di latte vaccino…quindi niente tracce…(anche a noi lo ha detto l’allergologo ovviamente).
      La questione è spinosa e dovremmo cercare di “spingere” un po’ su una maggiore attenzione sulle indicazioni riportate in etichetta e anche maggiori garanzie per i nostri figli.
      In questo periodo in cui la qualità del cibo sta diventando una sorta di priorità assoluta non capisco perché sia così difficile tutelare i nostri piccoli…
      PS. Anch’io a volte chiamo i produttori e spiego la situazione…così almeno sanno cosa può succedere….
      Saluti e buon anno.

      • Ciao Tina!
        Grazie anche a te del tuo commento, perché pur partendo da posizioni diverse, si potrebbe scomporre un obiettivo in diversi step e passin passetto potremmo andare lontano…
        Ti chiedo solo una precisazione, perché non sono sicura di non aver capito bene: tu non acquisti quella marca perché temi di trovare derivati del latte nella pasta?

  2. Alessandra

    Ciao,
    Condivido completamente la tua osservazione, compro molto spesso la marca di pasta di cui parli e mi rassicura l’etichetta, perché penso che se l’azienda si prende il disturbo di indicare tracce di uovo indicherebbe anche il latte se ce ne fosse. Mia figlia reagisce con 0,2 ml di latte, ovviamente siamo professionisti di lettura di etichette.
    Aggiungo questo: ho notato che i prodotti delle grandi marche sono diventati molto attenti all’indicazione degli allergeni, certo anche grazie agli ultimi aggiornamenti di legge. La mia strategia rimane comunque questa:
    1) non compro prodotti con molti ingredienti
    2) non compro “contiene tracce..”
    3) telefono al servizio consumatori per ” prodotto in uno stabilimento che utilizza…”
    4) non compro di norma prodotti artigianali (tranne i casi in cui posso conoscere il produttore direttamente e fidarmi)
    5)faccio in casa pane pizza focaccia ecc
    6) in caso di qualsiasi dubbio o sensazione negativa non compro

    Saluti e grazie per il tuo impegno
    Alessandra

    • Bentrovata:-) Alessandra, grazie a te per il tuo contributo, anche perché il tuo “vademecum” aiuta a tracciare una sorta linea di demarcazione tra un caso e l’altro e mi fa sorgere spontanea un’altra considerazione ancora… ma… devo ragionarci bene prima di scriverne, perché è complicato, perché la produzione industriale è talmente massiccia che i controlli avvengono solo a campione… quindi il produttore non so come potrebbe garantire per tutto il resto, ma non so se mi spiego, quindi l’unica alternativa sarebbe 1) limitare al minimo gli ingredienti (e questo non sarebbe un male) indispensabili 2) dedicare alla produzione “senza” macchinari che sono usati solo a quello scopo e non per altri… questa la teoria, ma la pratica credo sia più complessa…

      • Tina

        Ciao Monica
        non compro più prodotti (non solo pasta ma anche altro) di “quella marca” perché nella pasta potrebbero esserci tracce di uova, in altri prodotti (snack salati d’emergenza…) potrebbero esserci tracce di latte, latte nella pasta ancora no…ma secondo me ci stiamo avviando in questa direzione.
        Invece vi chiedo, dopo il mancato accesso di mia figlia alle patatine durante la festa all’asilo (la maestra ha letto e tutte potevano contenere tracce di latte…), secondo voi dovrei citare la S.C.?
        Fino a poco tempo fa, per i casi di “piccola consolazione mentre gli altri mangiano l’impossibile”, usavamo le patatine classiche S.C. perché erano le uniche che ci davano garanzie…ora comincia a comparire sulle etichette che potrebbero contenere tracce di latte…risposta del servizio consumatori a mio marito STIAMO AGGIORNANDO GRADUALMENTE LE ETICHETTE…se mia figlia avesse avuto una reazione anafilattica io li avrei GRADUALMETE SBRANATI.
        Tra l’altro avevo anche verificato che i loro prodotti al formaggio venivano prodotti in stabilimenti diversi…e ho addirittura pensato: ma quanto sono bravi!
        Secondo me, ora tutti scriveranno che tutto può contenere allergeni…così i nostri figli fuori casa potranno bere solo acqua…forse è giunto il momento di ESIGERE dal ministero della salute qualcosa in più.
        Se si fanno garanti per la celiachia, lo facessero anche per gli allergici gravi (sono anche un po’ stufa delle etichette a caratteri cubitali “senza lattosio” come se fosse l’allergene più pericoloso esistente).
        Fatemi sapere qualcosa perché sono abbastanza scoraggiata….
        Tina

      • ho letto e riletto il tuo commento pensando a cosa rispondere… perché ci sarebbe tanto da dire e tu hai ragione quando scrivi che il rischio è che si scriva ovunque può contenere tracce… e che molti non possano più consumare fuori casa pressoché nulla, ma è un discorso delicato che riguarda la “sicurezza” e nel caso di allergie gravi c’è in ballo il rischio di morte nel giro di due ore al massimo dopo l’assunzione dell’allergene, mentre per un celiaco non c’è…
        Avevo scritto un papiro, ma ho cancellato tutto perché non è così semplice scrivere senza incorrere in malintesi.
        In ogni caso avere la sicurezza al 100% credo sia un’utopia, considerando anche il fatto che le soglie individuali possono variare senza preavviso…
        Personalmente non so quale sia la soluzione ideale e non vorrei arrivare a dover arrivare a dover far fare un challenge ogni anno a mia figlia per sapere come è cambiata la soglia… Ma ti prego di non fraintendermi, c’è molto di più nella mia testa che non riesco ora ad esprimere a parole… perché ancora in fase di sensazione e non di pensiero.
        Però… sono ottimista e voglio pensare che questa sia solo una fase di transizione in cui alcune aziende sull’onda della “paura della denuncia” si stanno cautelando, alla ricerca di soluzioni possibili… perché che ne sappiamo io e te che magari questa strategia non abbia un impatto anche sulle vendite?
        Comunque ora mi hai incuriosita e voglio prendere quel pacchetto e… quando trovo il tempo ci scrivo un articolo, e magari allarghiamo la discussione…
        Domanda… ma tu hai controrisposto… chiedendo se quindi è cambiato qualcosa a livello di produzione, ossia se quelle patatine vengono prodotte anche in altri stabilimenti, diversamente da quanto ti avevano comunicato (e mettendo il riferimento alla mail, immagino, con cui ti informavano che .. bla bla bla)? Così… io riscriverei…
        p.s. intanto chiedo ad un’amica celiaca se quelle patatine stanno ancora nel prontuario AIC o sono state rimosse… o tu hai già questa info?
        Scusa e già che ci sei… scrivi loro anche che l’azienda che produce quella pasta avrebbe risolto il problema indicando… bla bla bla… Sarei curiosa di sapere cosa risponderebbero… Secondo me ci stanno davvero pensando…

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