Di allergie alimentari e inviti a pranzo a casa di amici…

Pasqua da amici by mimangiolallergiaSiamo invitati a un brunch dalla mamma di M & M. | mhm | Non preoccuparti, ci penserà lei. | Ma tu le hai detto… | Certo, cosa credi! | E già, lui è il papà, il miglior alter ego che potessi trovare sulla piazza;) 

Questo il breve scambio di battute tra me e il marito, dopo aver scoperto di essere stati invitati a un brunch da amici tedeschi, con Alice. Ogni invito a pranzo o a cena è un punto di domanda… Mia nonna diceva “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, e talvolta quel detto ci azzecca, però… quando si tratta della figlia, cerco sempre di trovare un punto di equilibrio, tra i nostri timori (giustificati) e la sua voglia di andare nel mondo (più che giustificata), nonostante le sue allergie, perché sta crescendo, e con lei la voglia di autonomia, e non posso/non possiamo non comprenderla e non sostenerla.

E così oggi possiamo ringraziare di cuore la nostra ospite che si è adoperata perché non ci fossero brutte sorprese per Alice, la quale ha potuto gustarsi il suo brunch, nonché godersi una giornata serena, felice di poter fare una bella esperienza, diversa, a casa d’altri che l’hanno fatta sentire come a casa propria.

Tutto è stato perfetto, e nel dubbio, la padrona di casa ci ha mostrato le etichette perché potessimo controllare ulteriormente, e laddove non erano fornite, ci ha segnalato i prodotti a rischio, tutti tenuti rigorosamente separati, con posate ad hoc.

Certo, la nostra ospite. non è una sprovveduta, ha gestito per lungo tempo un catering, quindi questa non era la prima volta in cui le veniva richiesto di prestare attenzione agli alimenti che avrebbe servito, ma la lista di cibi proibiti per la figlia è cospicua: tutte le proteine del latte, dell’uovo, vitello, ceci, piselli, lenticchie e fave, grano saraceno e tutti gli alimenti che li contengono: insomma, non è cosa facile. Pensate solo al pane. Alice non è allergica al grano ma non ha potuto assaggiare un solo panino venduto dal panettiere sotto casa a Monaco di Baviera, dove soggiornavamo, solo brezel! Perché tutti i panini, pagnotte eccetera contenevano latte, latte in polvere, burro e simili! Paese che vai, usanze che trovi… Certo cercando si trova, ma questo per dire che non c’è nulla di scontato.

Cosa si è portata a casa Alice da quella esperienza?

Io non sono una psicologa, quindi la mia è solo la lettura di un genitore, e posso sbagliarmi, ma sento di poter affermare che ho visto soddisfazione di aver goduto di una giornata diversa, in compagnia di persone che l’hanno accolta in un’atmosfera famigliare, che hanno fatto il possibile per farla sentire come a casa sua; un certo senso di benessere; affrancamento (almeno in parte, sul fronte psicologoico) dalla sua condizione di allergia;  fiducia, anche in altri che non siano solo i suoi genitori, nonché nella possibilità di essere felici, nonostante, perché l’importante non è il cibo di per se’, bensì l’atmosfera, gli affetti che ci circondano, e di cui ci vogliamo circondare; voglia di sperimentare, di conoscere, e fiducia nella possibilità di trovare sempre un “posto nel mondo” dove lei possa sentirsi bene. Tutto qui. Per noi è molto.

E non per ultimo, la sorella di M. & M., la nostra C. che avrebbe voluto regalare ad Alice un profumo, ma poi frenata dal dubbio che il profumo non fosse adatto alla sua condizione di allergia, ha voluto donarle un libretto colorato e vivace sulla Pasqua, rimandando al futuro di adolescente un regalo diverso, facendo comunque felice Alice che non si aspettava certo di ricevere un pensiero in quella occasione.

Io comprendo perfettamente l’imbarazzo, il timore di molti amici e parenti che pur di non sbagliare, preferiscono chiedere a noi di procurare per la figlia il cibo. Anzi, ringrazio di cuore coloro che sentendosi insicuri, preferiscono non prendersi la responsabilità, e lasciarla a chi è abituato, sebbene a chiunque può capitare di sbagliare: anche a noi “provetti” genitori! Abituati a gestire le allergie a casa. La mente ogni tanto può giocare brutti scherzi. Ricordo ancora quella volta, in cui portai a casa un gelato confezionato, che non conteneva proteine del latte e uovo ecc. ma conteneva piselli (!!!), ma la mia mente, non pensando di trovarvi proteine di piselli nel gelato, semplicemente, alla prima lettura, non “ha proprio visto”! Una volta a casa, per deformazione ormai, rileggo sempre le etichette, e lì mi accorsi dell’errore, ma questa ve la racconto un’altra volta.

Come concludere? Ogni tanto mi viene voglia di scrivere un vademecum, ma… ogni allergico dovrebbe avere il suo, in quanto diverse sono le allergie, e diversi sono i gradi di severità dello stato di allergia, come da sempre vado ripetendo, quindi ciò che può valere per noi, magari non vale per altri, però… mi viene da dire, non scartiamo a priori un invito, parliamone con chi ci vuole ospitare, e magari si trova un punto di incontro… oppure no? Voi cosa ne pensate? Se vi va di raccontarvi, io sono qui per ascoltare, e così gli altri, come in un salotto di casa, per scambiarci esperienze e punti di vista e per trovare ciascuno di noi la propria strada:D

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4 commenti

Archiviato in ALLERGIE & ALLERGIE e INTOLLERANZE ALIMENTARI, Mangiar fuori casa, PENSIERI DI UNA MAMMA

4 risposte a “Di allergie alimentari e inviti a pranzo a casa di amici…

  1. Io ho un caro amico, lo Storico Saggio, che è pesantemente allergico a uovo, funghi, pesce e crine vegetale. Ci siamo conosciuti all’università, e lui ha sempre usato la strategie di condividere e coinvolgerci nella sua allergia. Il risultato è stato che io, la cuoca del gruppo, ho imparato a controllare una serie di cose di default, e a sostituire in automatico un alimento con l’altro, specie per le uova. Alcune di quelle sostituzioni me le porto ancora dietro, per esempio quando i miei amici mi chiedono il segreto delle mie torte salate, con il ripieno “che è sempre un passo avanti”, non credono che il segreto sia, banalmente, quello di non usare mai l’uovo come legante perché, imparando a farne a meno, si impara che banalmente (quanto meno in torte in pasta, con gli sformati è diverso) non lega proprio nulla e non serve, mentre viceversa la sua assenza esalta il sapore della verdura.
    Oppure ho imparato a fare degli shortbread da urlo, perché l’unica frolla che poteva mangiare era quella senza uovo. Oppure che nei crostini toscani la tradizionale acciuga può essere sostituita da un capperino in più. E ho imparato anche che il cibo si mangia con la testa prima che non le papille gustative, perché tante volte mi sono divertita a dire a miei ospiti scettici sull’assenza di uovo o acciuga, per esempio, che c’erano, oppure a proporre doppi assaggi a piatti invertiti – eravamo giovani, allora, e molto amanti della provocazione – giusto per poi smentire il loro gusto sicuro rivelando ai puristi che il cibo tradizionale era quello che avevano appena snobbato.

    • Oh ‘pvona, tu sei sempre una piacevole e sorprendente rivelazione, e non solo per le perle preziose che tu scovi e di cui parli nel tuo blog, ma anche per i risvolti della vita privata che ogni tanto fai trapelare, e… voglio la ricetta degli shortbread!!! e hai perfettamente ragione quando scrivi che “il cibo si mangia con la testa prima che non le papille gustative”… o almeno si dovrebbe;)
      Non so dove tu abiti, ma se mai dovessi capitare in quel di Milano… fai toc toc e ti stupiremo con effetti speciali gastronomici 🙂 grazie di essere passata!

  2. ornella

    Certo la mamma di M.& M., perla rara, è stata molto accorta, in virtù della sua esperienza nel catering. Forse più di un parente, che conosce la storia degli invitati allergiconi, eppure, inconsapevolmente, commette l’errore.
    Fossero tutte così le mamme degli amici dei figli!
    Ma è sempre difficile andare a mangiare in casa di altri, o meglio, non si va mai a cuor leggero, c’è sempre quel quid di apprensione che, parlo per noi, non ti consente di rilassarti completamente.
    Indubbiamente per Alice, come per tutti gli altri allergici che stanno imparando a camminare da soli, muniti di quegli strumenti di cui abbiamo parlato in passato, è un’esperienza positiva ed incoraggiante, che abbatte almeno uno di quei paletti delimitanti il proprio panorama. Alice ora sa che potrà prendere parte ad un brunch a casa di M.& M. tranquillamente (….sempre con gli occhi apertissimi).
    Monica, consentimi di complimentarmi con la ‘povna!
    ‘povna, chapeau !
    Ciao !!!!!

    • Cara Ornella,
      sì, è una perla rara tra altre però, e sta a noi scovarle e farne tesoro, per riempire il cassetto di belle esperienze che fanno vivere più in pace con noi stessi e certo che puoi complimentarti! vedi… sono già due perle rare;) un abbraccione!

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