Primo non diffamare. Difendere il proprio onore nell’era della disinformazione.

Per il Venerdì del Libro di HomeMadeMamma, ho deciso di recensire Primo, non diffamare. Difendere il proprio onore nell’era della disinformazione, (da cui è stato tratto anche il docufilm), di Luca Bauccio, nella sua duplice veste di scrittore e avvocato.

Perché parlarne qui oggi? Semplice, perché come si legge nel prologo del libro in questione:

Ciascuno di noi è esposto al rischio di un’accusa falsa o di un giudizio offensivo, con effetti a volte gravi. […]

In alcuni casi la diffamazione consiste in un giudizio esasperato, gratuitamente volgare. Pensiamo all’insulto, alla frase denigratoria, alla parola offensiva pronunciata fuori da un ragionamento. In altri casi, la diffamazione si cela dietro affermazioni neutre, in apparenza prive di malevolenza, o sotto forma di interrogativi ingenui, forme queste che sono un espediente collaudato per diffamare senza assumersi la responsabilità di affermare apertamente ciò che si sa che è indimostrabile, falso ingannevole. In altri casi ancora, il diffamatore raggiunge il suo scopo attraverso l’accostamento di fatti veri fra loro scollegati, ma che una volta legati sintatticamente l’uno all’altro producono una notizia nuova, diversa da quella che ciascun fatto esprime. […]

La cosa che lascia stupefatti leggendo il libro è come sia possibile che la reputazione di una persona possa essere infangata da falsità, fatti inventati, perché basta che “la notizia giri”.

Primo, non diffamare non è certo un fresco di stampa, ma delle novità tutti ne parlano, poi il tempo passa e la rete si affolla di altre novità, ma… recentemente ho letto nuovamente di un caso di “diffamazione involontaria”, nel senso che l’autrice della diffamazione, lasciatasi andare in un commento in un social network, è stata successivamente denunciata per diffamazione con tutte le conseguenze del caso, quindi ho ritenuto che parlarne non sia così fuori luogo.

Avere di fronte un monitor e non una persona accorcia terribilmente tutte le distanze, non solo quelle territoriali, ma anche emozionali e il rischio di dire una parola di troppo… ma torniamo al libro.

Come nel caso citato nel primo capitolo del libro (vedi anteprima), della giornalista Angela Lano. Ma la diffamazione può avvenire anche per:

[…] umiliare interi gruppi di persone, chiamati a giustificarsi di comportamenti individuali contrabbandati per colpe collettive, fatti dei quali un’intera comunità deve dare risposta. E già il chiedere e pretendere una risposta è un’offesa, un’umiliazione, una degradazione. Un caso tipico è l’atteggiamento usato nei confronti delle minoranze etniche e religiose. […]

Ma quali effetti può avere la diffamazione? Gravi. Come nel caso di Dino Boffo, il quale

[…] si dimette dalla carica, sparisce dalla circolazione e per molto tempo nessuno ne saprà più nulla. Quell’uomo era diventato impresentabile, reso inguardabile da una notizia falsa, come poi è stato ammesso da chi l’aveva diffusa. […]

E nel libro, capitolo ottavo, si parla anche del caso Englaro:

[…] chiaro esempio di come la diffamazione e la disinformazione siano due facce della stessa medaglia.[…]

E proseguendo la lettura si arriva al mondo del web (capitolo dieci):

[…] Internet è un mezzo strepitoso e sicuro per diffamare. E’ un luogo di anarchia, deregulation, dove la libertà di espressione viene corrotta dall’assenza di responsabilità. […] Internet non è l’oracolo e ogni notizia e informazione che vi troviamo deve essere verificata e comparata con altre fonti […]

E io direi che il solo fatto di essere qui o altrove nella Rete, sia nella nostra/vostra qualità di visitatori e lettori sia nella vostra/nostra qualità di blogger e/o autori di siti ci espone al rischio di essere tacciati di diffamazione, oppure di essere vittime di diffamazione. Oppure no?

Già il prologo da solo induce a porsi decine di domande, apparentemente banali se volete, ma non poi tanto nel momento in cui decidiamo di affidare la nostra identità a internet, ai social network, ai media in generale. Sebbene:

[…] Anche un vicino di casa può essere bollato in internet di essere un guardone; oppure un politico […], un funzionario pubblico […], un artista […]”

Purtroppo non sappiamo mai chi sta dall’altra parte del video, e talvolta le conseguenze di quanto abbiamo scritto possono lasciare di stucco.

Il tema è molto vasto e può essere visto da più angolazioni, da quello prettamente legale, a quello psicologico, anche perché la violenza di certi commenti può talvolta sorprendere, come del resto leggevo tempo fa in un articolo apparso su un inserto di un noto quotidiano nazionale in cui il giornalista indicava il mondo virtuale come una piazza in cui “le modalità di dialogo rasentino talvolta la rissa”, perché cadrebbero le barriere, fino ad arrivare agli insulti senza accorgersene.

Rispetto al libro, invece, il docufilm ha un impatto dirompente, invasivo, e per un attimo ti chiedi… ma è tutto vero quello che racconta questo video o è finzione? E la risposta, purtroppo è… che è tutto vero, documentato negli atti giudiziari.

Le emozioni nel guardare il docufilm, mi hanno anche fatto riflettere sull’effetto che hanno le immagini viste rispetto alla parola scritta. E purtroppo oggi noi siamo invasi dalle immagini che si insinuano nelle nostre case, mostrandoci un lato della faccenda, a ripetizione, abituandoci e inducendoci a credere che quella sia una verità assoluta… E’ un discorso complicato, lungo e che non tratterò qui.

Oggi voglio concludere con una riflessione, tutta mia, quindi fatene ciò che volete, ma… a volte mi domando se non sarebbe il caso di inserire nei programmi scolastici “percorsi di educazione alla gentilezza”. Attenzione, ciò a cui io penso è molto molto sottile, non è un corso dove si insegna si fa così e così, ma un vero laboratorio di sperimentazione a partire dalla materna, con libri, con la “messa in scena” di situazioni in cui essere gentili è utile, per gli altri ma anche per sé, perché “fa sentire bene”. Oggi non ho il tempo di approfondire, ma ci tornerò per spiegarmi meglio.

Se volete leggere altre recensioni e interviste all’autore, cliccate qui e buona lettura con altri suggerimenti di questo venerdì del libro.

A tutti buon fine settimana con un buon libro.

 

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12 commenti

Archiviato in LIBRI & Riviste

12 risposte a “Primo non diffamare. Difendere il proprio onore nell’era della disinformazione.

  1. Ottimo spunto di riflessione…e sull’educazione alla gentilezza mi trovi totalmente a favore. Il nostro mondo ne avrebbe veramente bisogno

  2. Questo libro capita a fagiuolo… Giusto un paio di giorni fa, sul mio stato del profilo fb scrivevo: Dopo l’ennesima prova di maleducazione nei miei confonti (giusto un’oretta e mezza fa) ho deciso che è giunto il momento di dire basta! Il fatto che sia una persona sorridente e gentile con il prossimo, per mia natura, non autorizza nessuno ad essere maleducato nei miei confronti.
    Il dire “grazie”, “per favore”, “molto gentile”, “chiedo scusa”, “con permesso”, il tutto accompagnato con un sorriso (come sono stata educata a fare – e ringrazio i miei genitori per avermi trasmesso certi valori), non vuol dire che io sia una persona alla quale ci si deve sentire autorizzati a mancare di rispetto.
    ERGO —- ora mi sono stancata e da oggi in poi si cambia….

  3. Non conoscevo il libro e non ho visto il documentario, però già la lettura del tuo post mi ha lasciato un senso di angoscia forte – ho percepito le tue emozioni -. Hai ragione ad interrogarti sul nostro (di blogger e di commentatori occasionali, ma anche lettori) ruolo, perché è proprio così come si dice, via web a volte – per fortuna non sempre – si dimenticano le regole di buona educazione, di buon senso (!), di rispetto dei sentimenti altrui, si dimentica che *ad ogni azione corrisponde una reazione… * con superficialità e a volte si finisce nella spirale di re-azioni fuori controllo. Personalmente questa consapevolezza fa sì che io rifletta anche per giorni prima di scrivere qualsiasi cosa (per farti un esempio fresco il post che ho pubblicato ieri è stato in bozze a lungo, perché nel mio “reale” quanto racconto ha creato un po’ di tensioni e l’anonimato via web è una chimera e l’ultima cosa che voglio è mettere alla berlina, o svilire, o tacciare di ignoranza chi non la pensa come me, anche dietro eventi nel complesso molto positivi covano risentimenti e sconforti di alcuni.)
    Io appoggerei sicuramente il percorso educativo che proponi di educazione alla gentilezza, e in parallelo ne proporrei uno sul rispetto, in primis per le opinioni altrui, e anche per sviluppare il senso critico, perchè il pericolo principale che io vedo nell’uso selvaggio della rete è un generale appiattimento, l’idea che ci sia UNA opinione “giusta” e gli altri siano sempre fanatici, alternativi, eccentrici nel migliore dei casi… Discorsi lunghi, credo che intuirai però cosa penso.

    Buon fine settimana anche a te.

    • Cara Cì… tu intuisci, io intuisco:) perché la reciproca conoscenza ci fa scoprire ogni giorno di più un pezzetto dell’altro:-)

      Sul rispetto delle opinioni, avrei molto da scrivere, ma mi limiterò a dire che per quanto mi riguarda è un processo lento, in continua evoluzione, che passa più per l’apprendimento “diretto” a partire dalla famiglia per poi proseguire con altre figure di riferimento per noi importante; tutti dovremmo imparare ad esprimere il dissenso senza necessariamente passare dallo scontro, ma negli ultimi anni registro un inasprimento delle discussioni e mi domando cosa ci sia dietro, perché le persone sono tanto arrabbiate, aggressive… ma è un discorso complicato…
      p.s. per studio e lavoro ho partecipato a corsi sulla negoziazione e… ho imparato molto, grazie ai role playing, perché mettersi nei panni degli altri… aiuta molto… ne riparleremo;)

      • Già, ci si capisce…
        Anche io ho seguito dei corsi, proprio in questi mesi ne sto seguendo uno nuovo, però quando sono stanca mi devo veramente “raccogliere” e ricordarmene, se no la prima risposta è di pancia, e mi interrogo come Stefania qui sopra…

      • in ogni caso mi trovo perfettamente allineata sia con te sia con Stefania!

      • Ornella

        Beh. Anche Papa Francesco ha detto che in famiglia bisogna dire grazie, prego, scusa, paroline che sembrano essere solo tali, ma che racchiudono il rispetto, la gentilezza e la considerazione dell’altro. Concordo con Monica, bisognerebbe attuare il percorso di cui sopra nell’infanzia, perché non tutti in famiglia sono abituati a porsi verso l’altro con gentilezza. Poi, per quanto riguarda la diffamazione, penso che Internet sia la porta franca per accedervi facendo gravissimi danni, basti pensare a quegli adolescenti che hanno detto addio alla vita perché infangati e derisi sul web. Dovremmo tutti darci un freno, iniziando dalla famiglia . Troppo permissivismo ed impunità hanno fatto danni irreparabili nel profondo della società.

      • Cara Ornella, dici bene quando scrivi che tutti dovremmo darci un freno, basterebbe a volte fare un grande respiro e contare fino a 10, invece di dare sfogo a fiumi in piena, ma ce ne dimentichiamo. Però penso anche all’effetto “benefico” del comportarsi con gentilezza su chi compie quella gentilezza. E’ da non credere, ma fa stare davvero bene e talvolta la gentilezza è un arma “disarmante” verso chi gentile non è… provare per credere…

  4. Mi sembra un libro e un tema che vale la pena di leggere e affrontare.
    Non conosco i fatti a cui ti riferisci ma e’ noto che sul web spesso ci sia una maleducazione ancora maggiore che nella realtà.
    Purtroppo, a volte si è troppo pronti a parlare di diffamazione, quando si tratta soltanto di esprimere pensieri e idee, altre volte, a contrario, si assiste ad un trincerarsi dietro il diritto ad esprimersi per giustificare la diffamazione. Certo e’ che a volte si cammina davvero su un filo sottile e la gentilezza sembra un valore dimenticato.
    Grazie per questo interessantissimo suggerimento di lettura!

    • Grazie a te mammaavvocato di aver lasciato un commento, sottolineando che: “si è troppo pronti a parlare di diffamazione, quando si tratta soltanto di esprimere pensieri e idee, altre volte, al contrario, si assiste ad un trincerarsi dietro il diritto ad esprimersi per giustificare la diffamazione.”
      Il libro e il video entrano nel merito di casi eclatanti… una volta svelati, perché spesso prima circolano come verità assolute, mentre le smentite… chi le legge/vede mai? E’ un temone…

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