Allergia alle proteine del latte vaccino nei lattanti: latte di soia sì, latte di soia no?

Tazza di latte di soia by mimangiolallergiaI Puntata.

“Bene, visto che la piccola non è allergica alla soia, via libera al latte di soia, e suoi derivati, perché più completo rispetto ad altre bevande vegetali e apre le porte per altri cibi sostitutivi.”(Germania 2005)

“Latte di soia?! Ma signora, in caso di allergia alle proteine del latte vaccino è sconsigliato, potrebbe sensibilizzarsi!” (Italia, 2006)

“Latte di soia? Tofu? Ma signora! La soia, contiene fitoestrogeni, non si sa che effetti abbiano sugli organi riproduttivi dei bambini, se possono predisporre a tumori delle ovaie o del seno eccetera!” (Italia, 2011)

Non ho la sfera di cristallo, ma scommettiamo che tra una decina d’anni potremmo trovare la smentita di tutto?

Paese che vai, anno in cui sei… indicazioni che trovi. E noi poveri genitori a non capirci più nulla.

Vivere in un altro Paese mi ha dimostrato che non esiste un solo modo di approcciare lo stesso problema, non solo dal punto di vista medico, ma anche degli usi e costumi in materia di alimentazione. Quando vivevo in Germania, infatti, il “latte” di soia (perché latte in realtà non è, bensì una bevanda a base di soia) era già allora straconsumato a tutte le età, da tedeschi e non; il tofu pure, anche perché la città in cui vivevamo, è una città internazionale che ospita la più grande comunità giapponese in Europa e molte delle mie amiche provenivano dal Giappone, appunto, tra cui alcune madri di bimbi in età di svezzamento e le ho sempre viste offrire ai loro figli, maschi o femmine che fossero, il tofu come il tedesco offriva il pane di segale, perché “Paese che vai Alimentazione che trovi”. Quindi, personalmente, non mi sono mai posta il problema SOIA SÌ/SOIA NO durante lo svezzamento, in quanto se dall’altra parte del mondo è NORMALISSIMO perché non dovrebbe esserlo da quest’altra parte del mondo? E non sono l’unica a domandarmelo, ma non approfondiamo ora.

Così, per non sapere né leggere né scrivere (come si dice a Milano), io e mio marito abbiamo deciso di fare la media ponderata delle informazioni, indicazioni, cercando di variare il più possibile l’alimentazione della figlia, perché in ogni caso variare il più possibile la sua alimentazione dovrebbe da un lato assicurarle un apporto altrettanto vario di nutrienti, e dall’altro ridurre l’assunzione di sostanze “non idonee”. È evidente però che non posso rimanere indifferente di fronte ai dubbi di alcuni esperti e quindi, quando mi capita butto lì la domanda e parallelamente ricerco documenti ufficiali (non facili da reperire per il momento), che supportino l’allarme fitoestrogeni nell’alimentazione della prima infanzia, correlato alle alte dosi assunte, in quanto alimento prevalente.

Il discorso della sensibilizzazione alla soia, sinceramente, l’ho accantonato, perché in realtà può sensibilizzarsi a qualsiasi alimento, così come è avvenuto per molti altri assunti all’inizio senza grossi problemi e poi zac! “Signora, mi spiace, si è sensibilizzata…”. Bene, andiamo avanti.

In linea generale dovremmo distinguere tra latte “formula” a base di proteine di soia e bevande a base di soia e di loro derivati, in quanto sono due prodotti molto diversi fra loro, ma oggi preferisco indicare alcuni link per approfondire il tema in generale, che personalmente non ho ancora letto accuratamente, ma solo sbirciato qua e là.

Il primo documento in cui mi sono imbattuta risale al 2008, purtroppo in tedesco: Säuglingsmilchnahrung auf Sojaproteinbasis (Latte di formula per neonati a base di proteine della soia), a cura della Deutsche Gesellschaft für Ernährung e.V. che sostanzialmente avanza un dubbio, ossia
[…] Laut Bundesinstitut für Risikobewertung (BfR) gab es in Tierversuchen Hinweise, dass sich eine hohe Isoflavon-Aufnahme auf die Entwicklung der Fortpflanzungsorgane, auf das Immunsystem und die Schilddrüse sowie die Karzinogenese auswirkt. Im Gegensatz zu tierexperimentellen bzw. in-vitro-Studien wurden estrogene Effekte oder konkrete Wirkungen auf die Entwicklung der Geschlechtsorgane und der Fertilität im Erwachsenenalter beim Menschen bisher nicht nachgewiesen. […] | (TRADUZIONE NON LETTERALE) Secondo il BfR (istituto federale tedesco per la valutazione del rischio), l’esposizione agli isoflavoni potrebbe influire sullo sviluppo degli organi riproduttivi, del sistema immunitario e della tiroide così come potrebbe avere effetti anche sull’origine del carninoma.

A differenza degli studi sugli animali, indagini in vitro non hanno dimostrato finora effetti effetti particolari sullo sviluppo dell’apparato riproduttivo nonché sulla fertilità in età adulta nell’uomo.

[…] Auch bei Säuglingen mit Kuhmilchallergie empfiehlt die Ernährungskommission der DGKJ für den Behandlungsbeginn keine Sojanahrung.[…] Anche in caso di allergia al latte vaccino, la Commissione DGKJ sconsiglia l’assunzione di alimenti a base di soia.

Sostanzialmente l’argomento è trattato anche in un altro documento, in italiano questa volta, pubblicato nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità, che non reca una data di emissione (o almeno io non l’ho trovata), Meccanismi e Valutazione del Rischio: il caso dei Fitoestrogeni, a cura del dottor “Alberto Mantovani (DipSAAN ISS), su materiale fornito da Francesco Branca (INRAN, ora WHO-Europe) e Stefano Lorenzetti (INRAN, ora DipSAAN ISS)”.

Nemmeno l’EFSA è rimasta indifferente ed ha avviato, nel 2009, un Gruppo di Lavoro ESCO sugli isoflavoni, il cui “scopo principale è sia valutare i pericoli per la salute umana sia i possibili benefici degli isoflavoni, degli alimenti ricchi di isoflavoni, compresi gli alimenti per lattanti a base di soia, e infine gli integratori a base di isoflavoni derivati da soia o trifoglio rosso.” Purtroppo non è stato ancora pubblicato alcun aggiornamento… Chissà a che punto è arrivato il Gruppo di Lavoro.

La mia ricerca non finisce qui, ma è una base di partenza che mi piaceva condividere con i lettori di questo blog.

Nel frattempo che fare? Alice ormai è cresciuta, e ha fatto la sua scorta di isoflavoni, volente o nolente, perché nel lontano 2005 nessuno si era mai posto il problema… “Peggio per voi” qualcuno direbbe. “Grazie”, risponderei io. Sul fronte della sensibilizzazione, ma parliamo solo del presente, tollera ancora la soia, in tutte le sue forme.

Nel dubbio ho però notevolmente ridotto latte e prodotti a base di soia nel suo (quindi nostro) menù settimanale. Non solo. Lei di “latte” di soia e tofu non ne vuole più sapere, pertanto lo bevo io, e lo uso ancora per la preparazioni di dolci, creme dolci e simili, perché rispetto alle altre bevande vegetali è più gradevole e allo stesso tempo rende meglio in certe preparazioni (tipo budini, creme, perché più denso e grasso).

Mi piacerebbe però sapere anche cosa ne sapete voi e soprattutto cosa vi dicono in merito a questo tema i vostri pediatri, allergologi di riferimento, nonché sulla base di quali studi, perché per il momento si tratta solo di sospetti, o almeno così ho capito io. A presto;)

Qui la II Puntata.

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14 commenti

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14 risposte a “Allergia alle proteine del latte vaccino nei lattanti: latte di soia sì, latte di soia no?

  1. daniela

    Ciao Monica, il nostro allergologo e´contrario alla soja. Tuttavia qui in Germania, dove viviamo, la nutrizionista aveva consigliato la soja. Insomma, come te chi ascoltare? Abbiamo scelto di seguire l’allergologa italiana anche perché ci ha fornito copia delle famose linea guida dracma con una serie di statisticeh

    • Cara Daniela, non è tema facile quello della scelta, nel senso che l’Allergologia non è famosa per i consensi… Quindi non è facile decidere e solo il tempo potrà dirci se abbiamo fatto bene o male in passato. Però… le statistiche che ti hanno mostrato… non riguardano la popolazione infantile asiatica immagino… Che pasticcio talvolta:(

  2. Ciao,Monica.
    Simone è cresciuto con il latte di soia, un latte vegetale che, come hai già citato, ha cresciuto intere generazioni di bambini e adulti asiatici. Addirittura in alcune zone dell’ Asia non conoscono il latte di derivazione animale. Inoltre, oggi sta’ venendo avanti una alimentazione salutistica, naturale e molto rispettosa della vita animale, che usa esclusivamente latte vegetale, quindi moltissimo latte di soia e derivati, tra le persone che hanno fatto questa scelta ci sono anche nomi illustri della medicina, fra l’altro proprio quella medicina che si occupa di oncologia.Personalmente ritengo che la qualità e la varietà degli alimenti sia fondamentale, ti faccio un esempio : è stato scientificamente provato che una mucca cresciuta in stalla e alimentata con prodotti “PREPARATI” miscele di cereali ecc. ecc. produce un latte ad alto contenuto di colesterolo, diversamente da una mucca che vive allo stato brado su un pascolo di montagna, come è stato provato che animali che brucano un pascolo contaminato producono un latte e una carne dubbia, questo naturalmente vale anche per i cereali coltivati su un terreno contaminato o trattati chimicamente. Quindi personalmente attenderei risultati più sicuri sul latte di soia, in questo frangente di tempo, non possiamo sicuramente alimentarci con latte animale, altrimenti la nostra vita cesserebbe subito, ci alimenteremo con prodotti il più naturale possibile, variando il più possibile, godendo di quello che mangiamo, con la speranza che ciò che mangiamo non sia contaminato da sostanze nocive sotterrate in un campo di ortaggi, o da fumi tossici che vengono assorbiti dalla frutta, che non si presentino FITOESTROGENI alla nostra porta, e che un pizzico di fortuna accompagni il nostro cammino.
    Nel frattempo vi mandiamo un forte abbraccio e ti postiamo la ricetta dello yogurt di soia con fermenti lattici vivi fatto in casa:

    Yogurt di soia
    Vegan
    Ingredienti:
    125 gr. di yogurt di soia al naturale
    Un litro di latte di soia

    In una pentola dai bordi alti versate il latte di soia e portate ad ebollizione, facendo, poi, sobbollire per cinque minuti, togliete la pentola dal fuoco e fate raffreddare fino ad arrivare alla temperatura di 36 gradi, se non avete il termometro accostate le nocche della mano alla pentola e verificate che il calore sia di poco superiore al vostro, intanto fate leggermente riscaldare il forno a 40 gradi, aggiungete al latte lo yogurt di soia al naturale in precedenza lasciato a temperatura ambiente, coprite la pentola con un coperchio e avvolgetela in un panno di lana o tessuto caldo, riponete la pentola nel forno, che dopo riscaldato a 40 gradi avrete spento, fate riposare il composto per almeno otto ore, l’ideale sarebbero circa dodici ore, per dare modo allo yogurt di diventare molto cremoso. Una volta preparato lo yogurt toglietene circa 130 grammi mettetelo in un vasetto di vetro con la chiusura ermetica e lasciatelo in frigo per preparare il prossimo yogurt. Gustate, invece, la parte rimasta, al naturale o con della marmellata, o con il miele, o con della frutta secca o fresca a vostro piacere.

    • Ma grazie! 1) della tua testimonianza 2) della ricetta… però non ho capito una cosa… quando aggiungi i fermenti lattici vivi? di origine? Io in gioventù facevo lo yogurt in casa con fermenti lattici vivi ma erano coltivati nel latte vaccino se non ricordo male…

      p.s. quest’estate una nutrizionista mi raccontava che anche la verdura… riceve fitoestrogeni per crescere più rigogliosa:( si salvi chi può…

      • Ciao, non volevo sembrare scortese, è soltanto che non c’è più niente di cui ti puoi fidare, praticamente ci siamo rovinati con le nostre mani.
        Parliamo di cose serie… i fermenti lattici la prima volta li prendo da uno yogurt di soia al naturale acquistato, poi ogni volta ne lascio 130 grammi da parte per fare il successivo. Prova è buonissimo.

      • Scortese? Ma quando mai Giannantonio tu sei scortese! Stiamo vivendo un’epoca difficile dove non siamo capaci di godere di ciò che abbiamo e c’è un libro scritto da un geologo di cui non ricordo né il nome né ricordo il titolo del libro ma tornerò a postare che evidenzia queste contraddizioni, ma non basta ascoltarle… l’essere umano deve purtroppo scottarsi col fuoco talvolta per capire…
        E adesso ho capito, fermenti lattici non come ingrediente a parte. Proverò… ma non sono una campionessa in materia…

  3. Ilaria

    Ciao! Io quando Pietro era piccolo piccolo ho avuto indicazioni da pediatra e dall allergologo di evitare la soia perché allergizzante .. Quindi anche se lui non era risultato allergico ad essa è stata bandita da casa fino a poco tempo fa e usavo latte di riso o di avena. Da un mesetto peró ho iniziato con lo yogurt alla soia, perché a base di riso o comunque senza latte non ne ho trovati in commercio .. e sinceramente volevo che mio figlio iniziasse a mangiare qualcosa di nuovo oltre le solite pappe poverino:)

    • Concordo con te Ilaria: un po’ di tutto, senza fanatismi da un lato e senza fanatismi dall’altro, dovrebbe metterci al riparo, o almeno si spera…
      Grazie mille del tuo commento!

  4. giorgia

    L’allergologa di Giulia mi ha sempre detto di variare e non esagerare con la soia per evitare la sensibilizzazione, però non è stata contraria all’utilizzo quando era piccola. Lo scorso anno (9 anni) ha cominciato a dirmi di evitare il più possibile di darle la soia perché avvicinandosi all’età dello sviluppo era meglio non esagerare con gli ormoni…… Io adesso la uso solo per cucinare (la panna di riso non l’ho mai vista e per ricette come maionese è l’unica soluzione) o per gelato, budino o iogurt. In effetti tutti questi dubbi non ci facilitano la vita, ma meglio non rischiare.

    • Quindi vedo che siamo allineati… Grazie mille!

      • Tina

        La nostra pediatra ci ha consigliato la soia dall’inizio e faceva delle strane facce quando le nominavo il riso o l’avena…l’allergologo (forse quando gli ho detto che Arianna arriva a bere anche 800 mL di Aptamil soya al giorno) mi ha consigliato di pensare ad un tpo con latte HA proprio per i fitoestrogeni. Però soltanto nel 2012 mi aveva detto che era meglio la soia che un latte animale molto trattato come l’HA….
        Io confido nell’Asia! Magari gli effetti della soia rilevati nelle statistiche europee sono legati anche ad un consumo eccessivo di proteine animali (e qui noi rischiamo un po’)…Comunque, speriamo bene!

      • Ciao Tina!!!! Ben ritrovata! Eggià… vedo che il “sentire” mio e tuo è molto simile… Difficile districarsi, e se non trovano i consenso i medici… come possono trovarlo i genitori dei piccoli pazienti?!?!? Facciamo un po’ e un po’ di tutto e incrociamo le dita, che altro si può fare?

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