ALLERGIE ALIMENTARI E DESENSIBILIZZAZIONE: che cos’è e che cosa non è.

La Desensibilizzazione Orale Agli Alimenti consiste nella lenta e graduale somministrazione di quantità progressivamente crescenti dell’alimento in causa in quei soggetti con storia di reazioni immediate di tipo allergico confermate da una attenta valutazione allergologica. […] La desensibilizzazione viene svolta in ambiente ospedaliero, in regime di ricovero o in Day Hospital (in particolar modo durante le fasi di incremento della dose) in modo da poter attuare un intervento tempestivo qualora si verificassero eventi avversi tra cui anche lo shock anafilattico. […] La Desensensibilizzazione è una procedura non ancora standardizzata: vi sono vari schemi di attuazione, più o meno veloci, più o meno rischiosi, che vengono concordati con i genitori in base alle caratteristiche cliniche ed allergologiche del soggetto da desensibilizzare. […] Si ricorda che il ricorso a questa terapia deve essere valutato caso per caso, congiuntamente tra medico e familiari, dopo una attenta valutazione del rapporto tra benefici e rischi, e deve essere intrapresa solo in centri altamente specializzati capaci di assicurare un elevato grado di esperienza specifica e di sicurezza. […] (Fonte: Associazione CiboAmico)

Attenzione: la terapia mira “ad abbassare sensibilmente il rischio di gravi reazioni allergiche in seguito ad accidentali assunzioni di allergeni.”, quindi non è detto che il paziente al termine della terapia possa avere accesso ad una dieta libera in seguito alla desensibilizzazione, ma potrebbe anche accadere. Dipende: ogni caso è un caso a sé stante, tenendo presente la differenza tra desensibilizzazione e tolleranza orale permanente

Tutto il resto non è desensibilizzazione orale agli alimenti.

Questo post era in attesa di pubblicazione da quando ho aperto il blog, ma per certi argomenti io devo sentire che i tempi, i miei tempi, sono maturi per parlarne. In realtà non lo sarebbero ancora, ma in seguito allo scambio con alcuni genitori qui nel blog, su FaceBook e via mail, ho deciso che era giunto il momento di affrontare il tema, definendo un punto di partenza e di confronto, perché ultimamente se ne leggono e se ne sentono sull’argomento di tutti i colori, ma per farsi un’opinione è indispensabile sapere di cosa stiamo parlando.

Io mi trovo ancora in quella fase di raccolta di informazioni, diversificando le fonti, purché ufficiali. E tra le tante info, mi sento di segnalarvi qualche documento che dovrebbe contribuire non tanto a chiarire, quanto a definire un punto di partenza/confronto, per comprendere di che cosa stiamo parlando.

Nel lontano 2009 appariva un documento a cura della RIAIP (Rivista di Immunologia e Allergologia Pediatrica): La Desensibilizzazione Orale per Alimenti (DOPA): già routine o ancora sperimentazione?

Nel 2010 due voci autorevoli in materia si interrogavano su una questione NON ancora risolta, ossia “Quello che a tutt’oggi non è chiaro è se l’acquisizione di una “tolleranza orale permanente” dipenda dalla durata della OIT e possa essere quindi raggiunta in tutti gli allergici se la stessa viene continuata abbastanza a lungo oppure se questa “tolleranza orale permanente” non verrà mai raggiunta, per lo meno in una parte di pazienti. ” (Fonte: SIAIP – Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica | NCBI – Is oral immunotherapy the cure for food allergy? )

Nel 2012 è apparso, invece, un articolo “sui meccanismi delle malattie allergiche e sul tema dell’induzione della tolleranza mediante immunoterapia con alimenti.” che evidenzia come allergeni, tra cui arachidi e pesce, siano molto più difficili da trattare. (Fonte: SIAIP – Can we produce true tolerance in patients with food allergy?)

Per oggi mi fermo qui. Non commento. Non aggiungo informazioni. Io devo elaborare, ma soprattutto le informazioni andrebbero corredate dalle esperienze sul campo dei diretti interessati, ma questo è un altro capitolo…

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8 commenti

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8 risposte a “ALLERGIE ALIMENTARI E DESENSIBILIZZAZIONE: che cos’è e che cosa non è.

  1. ottima idea, diffondere le conoscenze il più possibile attinenti e non aggiungere commenti. E’ il giusto modo per far sapere e lasciare ad ognuno la scelta di iniziare o meno un tale percorso. sarebbe altrettanto utile, effettivamente, avere dei pareri da chi ha già provato questo metodo. La medicina è teoria nata da studi, il paziente è la pratica che aggiudica una vittoria o una smentita alla teoria….ciao monica

    • Grazie Simona, la tentazione in effetti di lasciarsi andare ai commenti è forte, ma in questo caso preferisco lasciare una sorta di stanza di decompressione tra la mia percezione/interpretazione e quelle degli altri, nonché del vissuto che rispetto a questa esperienza noi non abbiamo. E il mondo delle allergie sta attraversando un periodo di fervore da un lato e di forti scossoni dall’altro e le famiglie e i pazienti stanno nel mezzo…

  2. Comunicazione di servizio: il mio computer sembra essere defunto ed è andato dal “dottore”. Mi collego con un portatile… vecchiotto e lento, e con qualche difficoltà, quindi vi chiedo pazienza se tardo a pubblicare i vostri commenti e/o commentare. Grazie per la comprensione (che brutta cosa dipendere dallßinformatica)

  3. Manuela

    Ciao Monica, ti leggo spesso e trovo sempre molto interessanti oltre che utili i tuoi post (grazie!). Noi abbiamo un bambino che abbiamo scoperto essere allergico alle PLV a 7 mesi (edema al volto solo per qualche goccia che gli ha sfiorato la pelle e quindi PS). A 20 mesi i valori delle ige erano molto migliorate mentre i prick stabili, ma l’allergologa ha ritenuto fosse possibile provare la somministrazione graduale in Day Hospital. Dopo tutti i preparativi (e aggiungerei le illusioni di noi genitori) dopo aver incanulato il bambino con notevole sofferenza la prima somministrazione di 0,1cc misto a latte di soia abituale ha causato immediatamente rossore là dove era caduta, cioè intorno alla bocca. L’allergologa ha praticamente sospeso immediatamente con grande delusione e scoraggiamento da parte di tutti. A 14 mesi di distanza dopo aver rifatto i prick (sempre stabili) e le analisi del sangue dove le ige erano praticamente nella norma abbiamo fatto un nuovo ricovero che però questa volta è andato bene da subito. Adesso dopo una graduale introduzione di PLV anche a casa il mio bimbo beve latte vaccino (ogni tanto, perché non è comunque di suo gusto) e mangia formaggi.
    Insomma, ho apprezzato la cautela dell’allergologa nel verificare con tutte le analisi (prick e rast) prima di prendere una decisione, ma non è stato facile fidarsi.
    Noi l’abbiamo fatto perché l’evidenza scientifica dei test ci dava coraggio e la fiducia che abbiamo riposto nell’allergologa che ci ha sempre seguiti, ma fondamentale è stata anche la determinazione a farlo del bambino una volta vista la nostra sicurezza.
    Il nostro è solo un caso, uguale a molti altri e diverso da altrettanti, ma è pur sempre una testimonianza.

    • Cara Manuela, grazie a te della fiducia.
      Il tuo commento è molto interessante sotto diversi aspetti…

      In particolare sottolinerei il rapporto di fiducia tra medico e paziente e suoi famigliari che sta alla base del successo di qualsiasi trattamento o terapia, e il trattamento delle allergie non fa eccezione.

      Per quanto concerne invece i test allergologici.. di per sé i test attuali non sono una garanzia, nel senso che quando parlammo la prima volta con un esperto di allergie alimentari, consultato per informarci sulla desensibilizzazione orale, ci disse che l’unico test attendibile sarebbe il challenge, in quanto ha visto bambini con risultati di test allergologoci da paura e zero reazioni e bambini con valori bassissimi (in rari casi paragonabili a chi allergico non è).

      In molti bambini le allergie si risolvono spontaneamente entro i tre anni, oppure successivamente verso l’età scolare, o ancora nella fascia di età adolescenziale (avevo conosicuto casualmente un ragazzo allergico al latte, a rischio di anafilassi grave, che intorno ai diciassette anni non è più stato allergico al latte ma lo era diventato alla soia:( Che dire… il mondo delle allergie è molto vario…

  4. Pingback: Allergie Alimentari e desensibilizzazione: un’ulteriore precisazione. | mimangiolallergia

  5. Daniela

    Ciao, seguo sempre volentieri i tuoi post avendo due bimbi allergici.
    Come per la maggior parte delle mamme sto cervando di capire qualcosa di più sulla desensibilizzazione ma per i pollini. Hai qualche info aggiuntiva? Vorrei capire meglio i rischi E la reale efficacia.
    Grazie per qualsiasi consiglio è suggerimento

    • Ciao Daniela!!! E grazie per la fiducia!
      Perdona il mio ritardo, il tuo commento era stranamente finito nello spam del blog e ora stavo controllando per fare pulizie e… L’ho trovato:-(
      La desensibilizzazione agli inalanti è decisamente più collaudata, ma non sono ferratissima, però posso informarmi e darti delucidazioni in merito.
      L’efficacia è sempre un fatto soggettivo purtroppo, so di persone che hanno risolto tutti i loro problemi e so di chi ha dovuto interrompere per i sintomi. Puoi aspettare fino a settembre? Ora non riesco a trovare le persone a cui chiedere, nel frattempo cerco link ufficiali. Va bene?

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