Bambini e Internet: Navigare Sicuri in Rete. Parliamone.

Perché parlare di bambini digitali e cyberbullismo in un blog che si occupa di allergie e dermatite atopica dal punto di vista di una madre? Ecco, appunto… perché io sono una mamma blogger e come tale aggiorno quotidianamente il blog da casa e, anche per questa ragione, il navigare in rete a mia figlia sembra la cosa più naturale del mondo. Ma non è così! Navigare in Rete (da computer o da cellulare) è una cosa da grandi, perché il Web è come una splendida Ferrari, molto prestante, ma anche molto pericolosa, in quanto non è sufficiente avere la patente per saperla guidare, occorrono altresì abilità, competenze ed esperienza. I bambini non hanno nulla di tutto ciò, eppure navigano, spesso da soli, e spesso anche senza averne l’età. Non solo. Il bambino/l’adolescente portatore di handicap, qualunque esso sia, potrebbe, per via del suo “essere diverso” diventare l’obiettivo del cyerbullo (come del resto si evince da uno studio – Bullying Among Pediatric Patients With Food Allergy – a cui accennavo in questo post).

E se avevo qualche dubbio, prima di partecipare all’incontro del 22 febbraio u.s. a Milano nell’ambito del progetto Navigare Sicuri di Telecom Italia, col sostegno di Fondazione Movimento Bambino e Save the Children Italia Onlus, (e di cui sono venuta a sapere grazie a Fattore Mamma), ora, invece, ho la certezza che devo in-formarmi e diffondere, perché sebbene io sappia usare il mezzo informatico, sebbene io pensi di saper evitare le trappole, non sono così sicura di essere in grado di trasmettere il mio “presunto” sapere a mia figlia, che ha solo sette anni, ma è sottoposta a molte sollecitazioni, più di quante io pensassi…

Voi direte: è troppo presto! Mio/a figlio/a non ha ancora l’età…

Non è vero. Anzi, devo agire ora, perché provate voi a dissuadere una tredicenne dal fermo proposito di fare qualcosa… Se non avrete seminato, e se non lo avrete fatto in modo appropriato, sappiate fin d’ora che avrete sicuramente qualche problemuccio. E poiché voglio essere sicura che continuiate a leggere, aggiungo che Maria Rita Parsi (in qualità di psicoterapeuta e psicopedagogista, nonché di presidente di Fondazione Movimento Bambino, partner del progetto insieme a Save The Children) e Frieda Brioschi (presidente di Wikipedia Italia), intervenute all’incontro sul cyber bullismo, non hanno lasciato spazio a incertezze e dubbi. Potrei scrivere pagine e pagine, ma voi non arrivereste alla fine, quindi rinuncerò a voler essere esaustiva ed esauriente, e cercherò di essere almeno persuasiva.

Non sapevo se andare o meno all’incontro, non tanto perché non pensassi che fosse interessante, ma perché pensavo “di saper tutto”: io, mamma tecnologica, non troppo ma quanto basta per saperne di più di altre amiche mamme meno tecnologiche. E invece sono stata felicissima di avervi partecipato e di aver sentito dal vivo da chi ne sa più di me sull’argomento.

Oggetto dell’incontro a cui ho partecipato io era appunto il cyberbullismo. Secondo una ricerca “I ragazzi e il cyber bullism” condotta da Ipsos per Save The Children:

i social network sono la modalità d’attacco preferita dal cyber bullo (61%), che di solito colpisce la vittima attraverso la diffusione di foto e immagini denigratorie (59%) o tramite la creazione di gruppi “contro” (57%). Giovani sempre più connessi, sempre più prepotenti: 4 minori su 10 testimoni di atti di bullismo online verso coetanei, percepiti “diversi” per aspetto fisico (67%) per orientamento sessuale (56%) o perché stranieri (43%). Madri “sentinelle digitali”: 46 su 100 conoscono la password del profilo del figlio, nota al 36% dei papà. (Fonte: SaveTheChildren|Pubblicazioni).

Conclusioni della Ricerca?

→  L’analisi dei fenomeni che riguardano gli appartenenti alla Generazione Y (o Net Generation) rende superfluo ogni commento sul ruolo del web e delle tecnologia ad inquadramento dei fenomeni studiati.

→  Il loro essere nativi digitali, figli di nativi analogici, li mette un passo avanti ai loro genitori nella comprensione di ciò che accade nella rete e di ciò che può essere agito attraverso la tecnologia.

→  Tuttavia, come si evince da questo studio, questo vantaggio generazionale, non mette al riparo la Y Generation da minacce molto concrete e per niente virtuali, anche se dimostra di conoscerne bene i profili e le caratteristiche  e di condannarle esplicitamente.

→  Il bullismo, nelle sue declinazioni digitali e analogiche, non fa eccezione

→  Infatti, questi ragazzi riconoscono lucidamente alla tecnologia il ruolo di arma e di amplificatore di comportamenti minacciosi o aggressivi  e, pur dimostrando di sapere come essa dispiega la propria forza, in quali direzioni e con quali effetti, sono altrettanto espliciti nel richiedere al mondo adulto di accettare il proprio ruolo naturale, di supporto, di difesa, e di prevenzione.

→  Chiedono aiuto per capire meglio, ma chiedono anche che le agenzie educative (tradizionali come famiglia e scuola e nuove, come i social network) si mettano in gioco, accettino di essere educate a loro volta.

Maria Rita Parsi, parlando di cyber bullismo, è stata… chiara, diretta, capace di parlare di drammi senza drammatizzare, richiamando i genitori alle loro responsabilità senza giudicarli, senza farli sentire inadeguati, citando più volte la ricerca di cui sopra, e le parole chiavi che mi sono rimaste impresse sono presenza | consapevolezza | formazione | ascolto.

Frieda Brioschi dal canto suo è stata per me una rivelazione, in quanto in modo semplice ma assolutamente efficace ha saputo sintetizzare in poche parole chiave ciò per cui io avrei impiegato una giornata intera ad esprimere: confronto (l’informazione in rete deve essere sempre verificata) | consapevolezza (non siamo soli in rete, altri ci leggono, di cui non sappiamo nulla | la rete ha una memoria perenne (io posso anche rimuovere un’informazione, una foto che nel frattempo potrebbero essere già state copiate e hanno già fatto il giro del globo probabilmente) | furto di identità (non forniamo troppe informazioni personali…)

Sul palco c’erano anche Massimiliano Tarantino (responsabile iniziative e progetti istituzionali di Telecom Italia), Lucia D’Adda (mamma blogger | invacanzadaunavita-housewife.blogspot.it), Giancarlo (educatore), tutti portavoce di un progetto meritevole di attenzione, della nostra attenzione in qualità di genitori digitali di figli altrettanto digitali.

Prossimi appuntamenti:

11-15 marzo a Palermo | 8-12 aprile a Bologna | 15-19 aprile a Firenze | 6-10 maggio a Cagliari | 13-17 maggio a Roma, tappa conclusiva del tour.

Che dire, non mancate. E se aveste ancora qualche dubbio leggete una breve testimonianza riportata nel blog babytalk che fa venire la pelle d’oca, nonché il post di Lucia d’Adda, esaustivo ed esauriente…

Chiudo con alcune letture, che vi consiglio, disponibili nel sito, a partire dalle Linee Guida per Genitori e Insegnanti e da una Guida all’uso consapevole.

E con questo post partecipo all’odierno Venerdì del Libro di HomeMadeMamma, perché desidero che il progetto faccia il giro dItalia e cosa c’è di meglio del tam tam delle mamme per dargli una spintarella? A tutti un buon fine settimana con qualcosa su cui riflettere…

Annunci

9 commenti

Archiviato in PENSIERI DI UNA MAMMA

9 risposte a “Bambini e Internet: Navigare Sicuri in Rete. Parliamone.

  1. Io leggo volentieri anche tutto il resto che hai da raccontarci, appena puoi, e spero di non perdermi l’appuntamento del team di Navigare sicuri a Firenze! Grazie Monica: come sempre, un contributo efficacissimo e prezioso.

    • Grazie Jessica 🙂 avrei voluto condensare il tutto in poche righe… ma non ci sono proprio riuscita e sapessi quanto avrei potuto voluto scrivere, ma questo è solo un blog:D

  2. Beh, ma scrivi un altro post! Tieni conto che ad ogni post che pubblicherai potrai rilanciare l’attenzione sul tema. Spesso io mi dico “no, di questa cosa ho già parlato, rischio di annoiare o di farmi considerare ripetitiva…” e poi se pubblico di nuovo, arrivano nuovi commenti che mi ricordano che siamo consumatori mordi e fuggi dei blog e quindi non tutti hanno tempo di leggerci sempre e magari un post prezioso sfugge.
    Io non potevo proprio venire, ma ero convinta fosse un in incontro interessante, ho letto con attenzione Jessica e i siti del progetto e alcuni commenti. Viviamo con dei nativi digitali in casa e anche se a volte non riusciamo a realizzare i confini del loro mondo dobbiamo vigilare e come hai ben detto seminare, documentarci, verificare, confrontarci e avere le antenne sempre ben dritte.

    • ah ah ah non mancherò Cì:) sai… un giorno alice è tornata a casa da un’amica e mi ha detto “Mamma, da xy siamo andate in internet per cercare una cosa…” come? scusa? da sole? ah… ok, parliamone e ha solo sette anni… e c’è solo casa nostra, c’è anche quella altrui.. e non sempre possiamo essere presenti o pensare che lo siano gli altri, poi ovviamente ne ho parlato con l’amica, che ha subito provveduto, a volte si pensa che siano piccoli… ma non lo sono!

  3. Io sono fortunata perché i miei figli chiedono sempre il permesso di accendere il pc e non navigano mai quando sono a casa da soli, cosa che invece pare sia la normalità. Mio figlio tredicenne è l’unico della sua classe a non avere il profilo facebook ( non perché gli è stato impedito). Invece dovrò sorvegliare attentamente il “piccolo” perché è già interessato a cellulare, i-pad e simili, ed è molto curioso!

    • ciao alice! in effetti cellulare/i-pad/computer quando hanno un accesso a internet sono tutti strumenti equivalenti, ossia meravigliosi e pericolosi allo stesso tempo;) comunque quello che tu rilevi è vero, ossia ogni figli è diverso dall’altro, sebbene l’educazione tenda ad essere uguale, ma è il modo in cui ci relazioniamo che i figli che cambia inevitabilmente, perché non possiamo essere sempre uguali… ok sto divagando, ma tu hai capito cosa intendo;)

  4. Pingback: Recensioni libri per bambini in lingua straniera | Homemademamma

  5. Ciao Cara…. Argomento che avevo toccato anche io di recente con http://www.libri-stefania.blogspot.it/2013/03/generazione-cloud-facci-valorzi-berti.html. Ho anche partecipato ad un incontro indirizzato alle scuole nel mio comune e mi sono resa conto di quanto i più giovani siano superficiali (mi spiace dirlo ma è così) e di come vadano adeguatamente accompagati….

    • Cara Stefania, grazie di aver lasciato questo commento e di aver fornito un ulteriore suggerimento editoriale che, da una sbirciatina veloce al tuo post, mi è parso molto molto interessante, e riporto uno stralcio di quanto tu scrivi, perché mi sembra interessante:

      “Prima che sui nostri figli, una riflessione è d’obbligo anche su di noi: quante volte neghiamo un abbraccio perchè dobbiamo finire di aggiornare il blog o di scrivere un’email o di aggiornare il database del pc? Quante volte squilla il nostro cellulare mentre stiamo leggendo loro una storia in un momento di relax o quante volte chiediamo loro di tacere perchè siamo impegnati in una lunghissima telefonata importante? Io ho riflettuto parecchio su questo e su molto altro e devo dire che tale riflessione mi ha portato fin da subito a cambiare alcuni miei comportamenti. Non può passare il messaggio che la mamma viva in simbiosi con il pc perchè è con il pc che lavora. E’ vero che lavora con il pc ma il tempo del lavoro non può essere esteso all’inverosimile. Ci devono essere dei momenti in cui si è disponibili solo per loro perchè ad un certo punto al lavoro bisogna dire stop!” A presto:)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...