20 risposte a “ALLERGIE ALIMENTARI e RICORRENZE: Fino a che punto è giusto offrire “sempre” un cibo alternativo?

  1. Mio marito me lo rimprovera spesso: secondo lui io dovrei fare finta di nulla e lasciar libera babyballerina di nutrirsi con ciò che c’è…ma senza glutine! Mi trovo anch’io al bivio tra il suo dolce senza e “mamma non fà niente, tanto la torta non mi va, non portarmela!”. Per me è stato anche duro spiegarle che i suoi fratellini minori benchè predisposti geneticamente, non hanno la celiachia e possono mangiare tutto. Lei sembrava non volersene fare una ragione all’inizio…ora sembra passata la crisi. Certo condividere la limitazione alimentare con me (sono anch’io celiaca) la tranquillizza, ma chissà quando inizierà la scuola elementare cosa accadrà!
    Molto interessante il tuo post, a presto, Ellen

  2. Mi viene solo da pensare che nutrire è un atto d’amore, e come tutti gli atti d’amore non può essere imposto, e non è mai uguale a se stesso nel tempo… Rimane sempre lo spazio di libertà dell’altro, e man mano che i figli crescono ci obbligano a rispettare questa libertà, mi viene anche da pensare che forse tocca a noi indirizzare questa libertà verso alcune strade percorribili, e dire chiaramente quelle che invece non sono percorribili. [mah, è così difficile da fare questa cosa che anche io non so come uscirne]

  3. Carlotta

    Scrivere un commento a questo post è un po’ complicato perché bisogna entrare nel merito specifico della singola situazione e quindi è ben poco generalizzabile.
    Nel nostro caso specifico la prima premessa è che Pietro ha 5 anni e non vogliamo caricarlo di responsabilità oltre alla consapevolezza che già ha della sua specificità, ovvero anafilassi varie a diversi alimenti.
    Pietro è molto sensibile anche al contatto basta poco perché le reazioni siano rilevanti. Allora abbiamo valutato nel tempo che premessa l’età e l’osservazione delle reazioni non sia opportuno che Pietro si adatti a mangiare quello che c’è alle feste, quindi anche poco o niente, noi portiamo una merenda, come farebbe merenda al parco o a casa, senza grandi fronzoli perché la contaminazione è sempre in agguato. Per esempio ad una delle ultime feste di compleanno ho notato che accanto alle patatine c’erano delle trabordanti fette di pane e nutella e i bimbetti con le loro manine belle inzaccherate di crema marrone saltellavano dalle patatine ai pop corn ai panini alle bottiglie di bibite varie…. e lì m’ha proprio preso male perché a quel punto ho dovuto dire a Pietro che era meglio se la mamma versava la coca cola nel suo bicchiere, così con semplicità senza farla troppo dura, ma lui ha capito benissimo. E’ già successo che toccando una bottiglia appena sporca di farina e poi stropicciandosi gli occhi gli venissero due occhi da pugile da non riuscire a tenerli aperti… Io sono dell’idea che non tutto si possa preservare, che anche se gli vengono due occhi da pugile ogni tanto pazienza… ma ad una festa di compleanno, preferisco che si minimizzino gli incidenti perché Pietro possa giocare sereno, perché non voglio mettere a disagio l’ospite, perché non voglio che sia lui al centro dell’attenzione rispetto al festeggiato… Sulla scia di quanto sopra devo dire che sono anche molto restia a farlo andare a fare merenda a casa di amichetti senza la mia presenza perché anche su questo ho aneddoti di varia natura di uscite assolutamente pericolose per ingenuità più che comprensibili per chi non è dentro questa realtà. Crescendo sicuramente queste valutazioni cambieranno, cresceremo noi genitori, crescerà Pietro, cambieranno magari alcune condizioni al contorno (speriamo in meglio!).
    Occasioni per allenarsi a stare al mondo, adattandosi, la vita ne presenta tante, in questa fase abbiamo deciso che stiamo a quelle che vengono senza procurargliene delle altre apposta 🙂

    • SimOna

      Carlotta, mi hai tolto le parole di bocca … La penso esattamente come te! Anch’io se posso evitare evito perché prevenire e’ meglio che curare soprattutto x Tommaso che non frequentando ancora la comunità riesco a tenerlo un po’ più al riparo …
      Speriamo passi tutto, si sono assolutamente positiva oggi!
      Complimenti Monica per il post molto interessante e fornisce spunti per riflettere..
      Buona serata… Simona

  4. Anch’io ho sempre portato un’alternativa per PdC, finché non mi ha detto che non serviva più e che preferiva non mangiare se proprio non c’era nulla.
    Lui è molto ligio ed attento, non si è mai lamentato di non poter mangiare ciò che mangiano gli altri, anche se ogni tanto si sconforta e mi chiede “non guarirò mai, vero?”

  5. Credo influisca il desiderio di essere uguali agli altri, ecco perché meglio dire “non ho fame” che “non lo posso mangiare”.
    Nonostante tutte le mie paure, anch’io ho sempre lasciato che stesse in mezzo agli altri, ho sviluppato una sorta di sano fatalismo, confortato dalla prudenza, dall’istruire tutte le persone coinvolte e dalla fiducia in PdC che è spesso più saggio ed attento di quanto io stessa pensi.

  6. Io non ho una figlia allergica ma se posso interverrei lo stesso.
    E’ interessante questa risposta, e offre decisamente tanti spunti: tiene conto dei sentimenti della piccola e dei genitori. Beh c’è parecchio su cui riflettere.
    Le dinamiche precoci (rispetto a quanto abbiamo vissuto noi) dei bimbi di oggi, il bisogno di ascolto e attenzioni che trova strade diverse da quelle che ci aspetteremmo, e l’osservare i nostri bambini cambiare mentre crescono.

    Avrei anche alcune riflessioni personali ma le lascio da parte. Grazie di questo post e alla tua ospite per la sua risposta.

  7. Grazie a tutte voi per i preziosi contributi che mi confermano il fatto che esistono delle fasi che attraversano i figli con i loro genitori, legate anche all’età, alle persone che si incontrano lungo il cammino, al nostro vissuto di figli, che non esiste la cosa giusta o sbagliata ma quella che funziona meglio in ogni singola fase, in ogni singola situazione e non è detto che funzioni il giorno dopo…

    E se tornassi indietro, ripeterei ogni gesto, ogni parola, non rinnego nulla, perché ha funzionato… allora, ora stiamo attraversando forse una “crisi”, ma per quello che ricordo di economia, i cambiamenti avvengono sempre passando attraverso una “crisi”.

    In ogni caso ci sono fasi in cui si può anche tornare un pochino indietro, per poi ripartire. Come gli alberi che si piegano ma non si spezzano, anche noi genitori camminiamo fianco a fianco dei nostri piccoli/grandi allergici assecondando il ritmo, accelerandolo un pochino talvolta, rallentandolo talvolta. Si tratta sempre di … equilibrismi…

    Grazie sinceramente.

  8. Ciao Monica , è un po’ che ci dobbiamo sentire , anche se noi ti seguiamo sempre con interesse , hai perfettamente ragione , si tratta di perfetto equilibrio , quello che dobbiamo mantenere tra la preoccupazione e l’ansia che nostro figlio non venga in contatto , anche casualmente , con cibo o allergeni che potrebbero scatenare una crisi e il ” naturale ” corso della vita. Nonostante la nostra non più tenera età questo equilibrio è molto difficile da mantenere , fortunatamente , forse anzi sicuramente , i nostri figli a causa della stessa allergia che li mette in difficoltà , sono molto responsabili e spesso sono loro stessi a far rientrare le nostre paure .

    Un abbraccio

    Giannantonio e Franca

    • Sapete cari Giannantonio e Franca,
      “la nostra (nemmeno io sono più tanto giovanissima;) non più tenera età” rende più consapevoli, ma non necessariamente più saggi e meno ansiosi. Il nostro vissuto in famiglia di figli, di fronte alle difficoltà della vita, viene allo scoperto talvolta in modo vulcanico, automatico, senza che noi ce ne rendiamo conto. Se però siamo consapevoli di certi meccanismi, possiamo mediare, delegare, e fare altri interventi.
      Io penso ogni tanto a mamma Sonia e mamma Ornella, con figli adolescenti e ancora molto allergici e mi metto una mano sul cuore, perché ai timori condividi da tutti i genitori, dagli incidenti stradali (motorino, auto) alle amicizie sbagliate, all’incontro casuale con le droghe nei locali, si aggiunge l’ipotetico incontro con l’allergene… E qui mi rendo conto che il nostro ruolo è più che mai fondamentale sulla costruzione dell’autostima… nonostante tutto. PER QUESTA RAGIONE NON VOGLIO CHE MIA FIGLIA CREDA DI ESSERE UNA VITTIMA, perché NON VOGLIO DARLE UN PRETESTO per SFIDARE, SFIDARCI, e offrire un gancio a situazioni e persone non adatte. E qui mi fermo, perché sto entrando in un terreno accidentatissimo in cui mi perderei sicuramente. Che macigno che avete sollevato 😉 Ma torneremo a parlarne. Un abbraccio. p.s. vado al rallentatore ma non ho dimenticato e ci sentiremo.

      • ornella

        Carissima Monica,
        l’Argomento è con la “A” maiuscola e, anche se non ho molto tempo, mi va di far sentire anche la mia voce.
        Innanzitutto, ti ringrazio per avermi citato .
        Ritengo che sia non solo giusto, ma giustissimo, opportuno, utile, necessario e, forse, indispensabile fornire il cibo alternativo, specialmente quando gli “allergiconi” sono bambini e poi, se possibile, anche da grandi (quando evidentemente si impara a meglio gestire la situazione) .
        Bisogna offrire il loro cibo, dotarli della propria “attrezzatura” , in particolar modo nelle occasioni conviviali, dove si l’allergico si nota, si evidenzia; insomma, viene fuori in tutta la sua grave problematica.
        Penso che presentarsi ad una festa, specialmente extra famiglia, con i propri pacchetti, lunch box, zainetto, panierino o come vogliamo chiamarlo, sia necessario a scandire, anche per gli allergici, il ritmo di una festa, che immancabilmente passa attraverso il momento mangereccio.
        Serva, inoltre, “anche” a distogliere quella fastidiosissima attenzione che alcuni, molto poco discretamente e senza alcuna delicatezza (anzi, impicciandosi proprio!) riversano sul bambino che non partecipa al banchetto e non mangia. Quindi, vai con i “Perchè, come mai, ma passerà, cosa può mangiare. ma neanche un po’? ” .
        Uno strazio, che, credo, li faccia sentire piccoli piccoli e si possa in parte “arginare” con un “Grazie, ma ho portato il mio cibo, la mia torta, la mia pizza! (grr grr metti i tuoi occhiacci nel tuo piatto) ”
        A volte, questo li rende anche orgogliosi, specialmente quando possono far assaggiare ai loro amici le proprie prelibatezze .
        L’argomento, ripeto, è enorme ed ha molte sfaccettature e, purtroppo, non ho altro tempo da dedicarvi.
        Un abbraccio .

      • Ti aspettavo… e ti pensavo mentre scrivevo questo post e pensavo a mia figlia a 13-15-20 anni… Chissà se ci troveremo mai sulla panchina un giorno a fare quattro chiacchiere…
        p.s. tornassi indietro farei tutto esattamente come ho fatto, ogni fase ha le sue soluzioni… grazie Ornella

  9. io ho una figlia quasi “grande” (11) e non c’è scelta, essendo celiaca. o mangia senza glutine o non mangia.
    io cerco sempre di preparare qualcosa di alternativo per lei, anche se ovviamente è successo qualche volta che non fosse possibile. ma non mi sembra tanto educativo. mi sembra solo frustrante. ci sono mille occasione, e via via che crescono aumentano, in cui si troveranno a dover gestire questa frustrazione: quando i compagni usciti di scuola decideranno all’ultimo momento di andare a mangiare un panino o kebab, nelle classiche uscite pizza&birra, la sera che uscirà con un ragazzo che non conosce il suo problema e dovrà spiegarglielo. mi sembra meglio risparmiarle le occasioni in cui posso farla stare meglio. quando alle feste porto il suo dolce (solitamente, I SUOI DOLCI…) e lei vede che gli altri li mangiano, le fa molto piacere. e penso che questo la fortifichi e le faccia accettare più di buon grado il suo problema.
    perché poi durante l’adolescenza saltano fuori tutti i problemi, e spesso i ragazzi per ribellione trasgresdiscono la dieta. spero che cercando di facilitarla quando si può, questa cosa la faccia arrabbiare meno e le permetta di gestire la ribellione sulla dieta in modo più consapevole.
    ma ovviamente forse mi sbaglio… sono campi minati questi, come si fa si sbaglia

    • Sì Gaia, temo che sia proprio così, si tratta di campi minati, e siamo tutti “funamboli”, ognuno con le sue abilità ognuno con i suoi limiti ognuno con le conoscenze e ciascuno fa quello che può, ma se lo fa in modo consapevole, è anche pronto a cogliere, secondo me, i segnali che ci dicono che non va più bene, che dobbiamo cambiare qualcosa. Alice… è già entrata nella fase della voglia di trasgressione. E sai chi con ci ha provato? Proprio con la sua amica celiaca… Bell’accoppiata:) Dovrò lavorarci…

  10. Ramona

    Riuscire a SCRIVERE 9 anni di sensi di colpa ,(9 sono gli anni della MIA Alice con allergia mortale latte e uova)di senso di inadeguatezza,di terrore,di diversita’,di… ma se ti organizzi nn e’ poi cosi’ difficile, di ma Alice e’ brava anzi bravissima, sta sempre attentissima. All ultima festa di carnevale ,le dico,vai con le tue amiche, cosa fai qua seduta con noi???
    RISPOSTA sono andate nell altra stanza a prendere la merenda, ho sbirciato ma gira tanta di quella nutella che e’ incollata perfino ai muri, vacci tu di la!!!!!!!!!!!!!!!
    …..E se e’ la mamma a non farcela piu’,e se e’ la mamma che crede di aver sbagliato tutto, di non aver dato il massimo tanto da lasciarsi consumare lentamente dalla depressione,invidio la forza che trovo nel leggere le risposte di voi genitori e mi ripeto che si e’ vero c’e’ veramente chi sta peggio, ma il futuro mi angoscia,perche’ adesso sono io a gestire tutto , e dopo…. riuscira’ Alice prima di baciare un ragazzo a chiedegli…- scusa cosa hai mangiato???-

    RAMONA

    • Cara Ramona, sì, tua figlia, se sarà ancora allergica, riuscirà a chiedere al fidanzato di comportarsi come si conviene in questi casi. E la stessa forza che leggi nei commenti altrui è la stessa che possiedi tu. E la tua stanchezza è identica a quella provata da tantissimi altri genitori a cui tocca gestire malattie croniche.

      Il fatto è che ognuno è quello che è, e deve fare i conti da un lato con il proprio vissuto, dall’altro con gli aspetti del proprio carattere.

      Ma vorrei chiederti perché scrivi 9 anni di sensi di colpa? Quale colpa avresti tu? Non ci sono colpe e colpevoli. Il corpo umano è una macchina imperfetta e ognuno di noi ha la sua imperfezione. L’allergia di tua figlia non è colpa tua. Il fatto di non sapere come comportarti, non è colpa tua. Nessuno nasce con gli attrezzi per gestire le malattie e molto dipende dalle persone che incontri e dagli scambi che hai lungo il cammino.

      E cosa ti fa pensare di avere sbagliato tutto? Fermati un attimo. Rallenta, respira a fondo… e prendi due fogli.

      In uno scriverai tutto ciò che tu ritieni di aver “sbagliato”. Nell’altro tutto ciò che tu ritieni di aver fatto bene.
      E ti stupirai. Per tante cose no, ce ne saranno tante sì.

      Sai, quando ho la testa come nel frullatore, io riporto i caos su un foglio e metto in ordine i pensieri. Provaci, non costa nulla e sappimi dire;)

      Io son qui.

  11. Antonella

    Io ho tre figlie una di 10 anni e due gemelle di 5. Una delle due gemelle è nata con varie allergie sia agli inalanti che al latte e all’uovo e per quest’ultimo è a rischio anafilassi. Io da un anno ho scoperto di essere celiaca e facendo le indagini sulle figlie ho scoperto che molto probabilmente la mia piccola allergica è già celiaca. Da una settimana vivo con il cuore gonfio di pianto perché a mala pena sto superando io l’essere celiaca ma non posso pensare a che vita farà mia figlia allergica anche al latte e all’uovo. Ieri sono stata in un negozio per celiaci e non ho trovato neanche un biscotto senza glutine senza latte e senza uovo! Non so come fare! Con 3 figlie il lavoro e la casa non posso pretendere di dover cucinare tutto io!! Mi sa che è meglio se mi rivolgo allo psicologo magari dell’AIC. Mi piacerebbe conoscere qualcuno con la mia stessa situazione per scambiarci un po’ di dritte.

    • Cara Antonella,
      Per i biscotti senza glutine latte e uovo, ce ne sono più di quanti tu pensi, comincia con questi: l’azienda ha da poco modificato la grafica e gli ingredienti nel senso che il prodotto non contiene uovo, ma ha aggiunto “prodotto in uno stabilimento che usa uova”, quindi chiedi al medico che vi segue se potete…

      NON BUTTARTI GIù! La celiachia è permanente, l’allergia agli alimenti … migra, oggi sei allergico a questo, domani non lo sei più ma magari sei allergico a quest’altro. Tu dirai, magra consolazione, be’ meglio diventare allergici al kiwi che rimanerlo all’uovo o latte non tanto per il consumo, quanto per il rischio di contaminazioni accidentali…

      Fai benissimo a chiedere supporto psicologico, perché buttare fuori serve a fare ordine nel caos di pensieri: all’inizio ne avremmo bisogno tutti! io non faccio altro che ripeterlo, ma ci sono genitori che mi dicono”io dallo psicologo non ci vado, non ne ho bisogno…” ma non capiscono che non si tratta di entrare in terapia! ma di chiedere un aiuto temporaneo per superare un momento traumatico per tutta la famiglia che in certi casi condiziona pesantemente e le conseguenze si vedono in là con gli anni… non subito. Mi rifaccio viva. Potrei chiedere a una mamma di contattarti, ora è indisponibile, ma verso aprile credo di sì, torna a trovarci p.f.

      • Carlotta

        Cara Antonella, hai la mia totale comprensione!
        Vorrei poterti avere davanti prima di tutto per abbracciarti perché so quello che stai passando come ognuno di noi che frequenta questo sito e ha un figlio con diagnosi analoghe (cambiano gli alimenti ma non la sostanza).
        Che vita farà, a cosa va incontro, come organizzarmi, mi sembra di non trovare niente di pronto da comprare che sia ‘compatibile’ con mia figlia, devo fare tutto a casa? e se anche ne avessi la forza e il tempo come si fa un dolce senza latte, uovo e glutine?
        In effetti vista così toglie un po’ il fiato… Il mio consiglio è scomporre l’insieme di tutti questi elementi, sentimenti, aspetti pratici per affrontarli uno ad uno. Uno psicologo può aiutare quindi non lo escluderei, penso ancora di più che sia fondamentale avere un allergologo realistico e pratico, perché come diceva Monica, solo lui ti può aiutare a valutare se tutti gli alimenti siano in totale e assoluta esclusione o se ‘prodotto in stabilimento…’ oppure ‘può contenere tracce di…’ sono tollerabili. Come è fondamentale (per me è stato così) incontrare altre famiglie, persone con problemi analoghi, vederli che nel tempo hanno trovato un equilibrio, ritrovato la Serenità.
        Vorrei dirti che non sei sola e che questo blog è un luogo prezioso: il lavoro su di te per trovare equilibrio e serenità lo puoi trovare solo tu, ma avere vicino persone che sanno cosa stai passando e ti possono sostenere è un dono!

        Mio figlio ha reazioni anafilattiche con glutine, uovo e frutta secca (all’inizio c’era anche il latte e l’abbiamo superato!!!!)
        Dalla mia esperienza il consiglio pratico che ti posso dare è di rivolgerti in diversi negozi di prodotti per celiaci e chiedere al personale di aiutarti. A partire da quello che dici è importante che valuti con il medico curante se il latte potrebbe essere concesso in quantità ridotte, quanto latte c’è in biscotto!?!?!? puoi contattare le case produttrici di biscotti senza glutine con domande mirate e vedrai che loro ti risponderanno! Analogo discorso per l’uovo ma mi sembra di capire che lì la situazione è più grave.
        Sul fai da te, oggi internet aiuta l’arte di arrangiarsi che nei nostri casi è all’ordine del giorno, guarda i blog/siti dei vegani (escludono latte e uova [detta così è parziale ma si presta a questo contesto]), si incappa spesso in ricette senza glutine perché ci sono vegani celiaci; ci sono fantastici blog/siti per celiaci in cui cercare ricette e idee… ; in ultimo e non per importanza (!!!!) in questo stesso blog trovi MOLTE buone idee!!!!

        In ultimo, ultimissimo, hai mai sentito parlare di desensibilizzazione?

        PS: io abito in un paesotto vicino Milano, tu di dove sei?
        Il mondo virtuale è fantastico, ma sapere dove si abita aiuta a scambiarsi indicazioni su medici, ospedali, negozi, magari anche conoscerci … Monica l’dea di un incontro-raduno si potrebbe riprendere in considerazione 🙂

      • Grazie Carlotta per i tuoi commenti sempre pacati ed equilibrati sempre di grande aiuto per avvicinare un tema per cui a volte io fatico a trovare le parole giuste per dirlo, senza essere invadente, senza ferire, senza creare malintesi, senza mettermi in cattedra, perché siamo TUTTI sulla stessa barca, ma c’è qualcuno che da questa barca scende! Per fortuna. E chi ci rimane impara a conviverci.

        sì Carlotta, l’idea del raduno è lì, latente da quando ho aperto il blog… ma molti lettori abitano qua e là sparsi in tutta Italia e logisticamente parlando non è facile riunire tutti… però parliamone:D

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