Allergie alimentari e allergeni dove non ci aspettiamo di trovarli

“Che fare?!?”

La questione che si pone non è se sia lecito o meno (perché lo è ovviamente) utilizzare allergeni per fabbricare prodotti vari, tipo capi d’abbigliamento (derivati da proteine tipo caseina, soia…), smalti per unghie, (dal mais) materassi (proteine del granchio, ma devo ammettere che quello di mio marito, un tempo, era in crine di cavallo… tutto torna…), shampi (all’uovo), creme per bambini (con proteine del latte), bensì come fa il consumatore allergico ad esserne debitamente informato, quando si tratta per esempio… di imballaggi?

Per quanto riguarda le allergie alimentari nello specifico, in base agli studi scientifici più recenti, sembra essere ormai accertato che il soggetto atopico, che non aveva mai manifestato reazioni allergiche ad una data sostanza, potrebbe sensibilizzarsi non solo tramite l’ingestione, ma anche tramite inalazione e contatto ripetuto con la cute.

Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano allergologi e dermatologi in merito alla questione, e sebbene pensassi a questo post da tempo, mi sono decisa solo oggi 1) perché sono riuscita finalmente a trovare il tempo per scriverne 2) perché avevo letto qualche mese fa una notizia che sinceramente mi ha dato da pensare.

In questo articolo, Il Fatto Alimentare informava che è stato ideato un nuovo film trasparente per imballaggi derivato dal siero di latte.

Proteine del siero rivestite con film plastici per sostituire polimeri costosi e aumentare la riciclabilità”, realizzato con il contribuito di esperti provenienti da: Germania, Spagna, Irlanda, Italia, Ungheria e Slovenia e finanziato dall’Ue, un team di ricercatori ha sviluppato un biomateriale a base di proteine del siero di latte (sottoprodotto della lavorazione dei formaggi, ottenuto dalla parte liquida che si separa dalla cagliata durante la caseificazione).

A parte quella decina di domande che mi sovvengono spontanee in questi casi, ce n’è una che mi tamburella in mente, ossia, normalmente non vediamo etichette dell’imballaggio usato per il film, o almeno non siamo abituati a leggerla, se esiste, perché non ci aspettiamo di trovarvi proteine allergizzanti (i sacchetti biodegradabili si sa che contengono mais, ma non sono a diretto contatto con gli alimenti continuativamente).

Magari trattasi di siero di latte idrolisato, quindi che ha perso il suo potere allergizzante, ma il suddetto articolo purtroppo non tratta questo aspetto.

Non ho letto fino in fondo l’Etichetta di Dario Dongo, di cui avevo parlato in questo post, ma credo che riprenderò in mano l’opuscolo, perché magari si parla anche di imballaggi (per imballare verdura, frutta, pesce, carne venduta per esempio al supermercato…)

Qualcuno ne sa qualcosa di più?

Nel frattempo sto contattando Altroconsumo… Chissà che non ne sappiano qualcosa anche loro…

AGGIORNAMENTO DI STATO: agosto 2012.

Non ho fatto in tempo a contattare Altroconsumo, ma ho contattato IlFattoAlimentare: qui la risposta.

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15 commenti

Archiviato in Allergeni, ALLERGIE & ALLERGIE e INTOLLERANZE ALIMENTARI, Etichette Ingredienti Tracce Soglie di Tolleranza

15 risposte a “Allergie alimentari e allergeni dove non ci aspettiamo di trovarli

  1. giorgia

    QUESTA COSA E’ INQUIETANTE……. AMMETTO LA MIA ASSOLUTA IGNORANZA IN MATERIA, MA L’ESISTENZA DI capi d’abbigliamento (derivati da proteine tipo caseina, soia…), shampi (all’uovo), creme per bambini (con proteine del latte), MI FA VENIRE I BRIVIDI!!!!! NON NE AVEVO IDEA! VUOI DIRE CHE LAVANDO I CAPELLI AMIA FIGLIA POTREI PROVOCARLE UNA QUALSIASI REAZIONE ALLERGICA? MA COME FACCIO A SAPERE DOVE SI TROVANO QUESTE COSE? PERCHè NON ESISTE UN ELENCO ANCHE PER GLI ALLERGENI COME PER IL GLUTINE? QUANTO DOVREMO ASPETTARE PRIMA CHE QUALCUNO SI ACCORGA CHE ESISTE ANCHE IL PROBLEMA ALLERGENI????????
    UN ABBRAZZIO E BENTORNATA IN ITALIA

    • Cara Giorgia… attenzione, gli ingredienti sono spesso indicati negli alimenti per legge, nell’abbigliamento, cosmetica… dipende dalla trasparenza dell’azienda. Nel caso per esempio dello shampoo all’uovo è scritto in bella mostra è che magari lo si compra senza pensarci perché il colore della confezione assomiglia a quello che si prende di solito…
      Io sto pensando di contattare un’associazione dei consumatori… a settembre:)
      A presto:) e grazie di questo tuo accorato e sincero commento!

  2. Io sono tremendamente allergica al nichel (la mia dieta ferrea è limitatissima). Il nichel si trova ovunque e quindi se so cosa posso o non posso mangiare, altrettanto non si può dire per il resto ;D!
    La lettura delle etichette purtroppo non mi rassicura. Prodotti a contatto con la pelle (detergenti, assorbenti, creme, abbigliamento…) pubblicizzati per allegici al nichel ti posso assicurare che non lo sono. Provati su di me hanno dimostrato che non erano tali. Non ho ancora conosciuto nessuno così sensibile al nichel come me, ma ti assicuro che è una vita difficile. E si vive sul “chi va là” e incrociando le dita. Se vai a mangiare fuori ti guardano come una pazza snob (alla fine si evita).
    Scusa lo sfogo ma per me è un tasto davvero dolente.
    E purtroppo i mie figli stanno manifestando qualche segno di allergia. Mia figlia è allergica al riso e tutti a dirmi che non è possibile. Eccome se è possibile, lo sono anch’io!
    Sei una donna coraggiosa e ti seguo con passione e ammirazione.

    • … coraggiosa io? no, sono una codarda, altrimenti scriverei nomi e cognome di tutti coloro che nel web fanno più danni che altro, ma… mi sto attrezzando… senza tornare alla gogna pubblica, sto pensando di utilizzare semplicemente gli strumenti che già esistono, ma ne parliamo un’altra volta.
      Capisco comunque la tua situazione, quella del nichel è un inferno, perché è uno stillicidio quotidiano sia psicologicamente sia fisicamente quindi ti accolgo a braccia aperte:)

      p.s. hai dato uno sguardo qui?

      • ornella

        Come se non bastava passare al metal detector tutto ciò che è commestibile, i prodotti per l’igiene della persona (dentifrico incluso), tutto ciò con cui la pelle viene a contatto, gli inalanti ecc. ecc..
        Ci voleva pure questa !
        Monica, ma come hai fatto a scovare questa new ? E’ sconvolgente!
        Non credo che la normativa che disciplina l’uso dei componenti di tali prodotti preveda quanto, restrittivamente, garantito per gli alimenti.
        Certo, è un pericolo vagante.
        Semmai, tu cucini in un “campo operatorio” ,po,i vai ad impacchettare e………..!
        Oppure, il prodotto confezionato in un’azienda milk free viene impacchettato col….siero di latte.
        Maaaaaaaah . Sono basita!
        Comunque, affileremo le nostre armi anche per questo. Grazie per la preziosissima informazione, che se tu non avessi pubblicato, tantissimi di noi non avrebbero mai saputo .
        Monica sei veramente ammirevole per la dedizione alla “causa”.
        Ciao e buon w.e. !

      • Cara Ornella, se non avessi una figlia allergica, non so se queste notizie mi colpirebbero allo stesso modo, ma visto che questo è il mio mondo sono contenta di poterlo condividere con voi. Anni fa sarebbe stato impensabile. Io e te non ci conosceremmo. E … mi piacerebbe una volta raccolgiere la tua testimonianza di madre veterana di un figlio ancora oggi allergico… Della serie c’è chi guarisce chi no… Un abbraccio e a presto.
        p.s. vale anche il contrario. Sarò lieta di pubblicare anche le vs scoperte.

    • Rosa

      Ciao…solita mamma, siamo sulla stessa barca……per l allergia al riso!!……ti comprendo…..e penso che tutte noi mamme di … allergici…siamo delle super mamme…

      • Certo che essere allergici anche al riso… è proprio vero che il mondo delle allergie è imrevedibile! E benvenuta nel club:)

  3. Nadia

    La questione degli allergeni nell’industria dell’abbigliamento e confezionamento alimentare e’ abbastanza inquietante, soprattutto considerando l’aumento esponenziale degli allergici nelle societa’ altamente industrializzate. Mi pare proprio un paradosso, bisognera affinare le unghie anche in questo settore. Io faccio una grande attenzione ai prodotti cosmetici che scelgo per me, per evitare di contaminare la piccola. E soprattutto massima attenzione per tutte le creme e prodotti per l’igiene della piccola, quindi non solo prodotti di altissima qualita’, ma anche ipoallergici, e spesso le due cose non vanno a braccetto. L’attenzione mi e’ scattata da quando mi sono accorta che le crema idratante che usavo per Lucia nel pieno della DA – consigliatami (!) dal pediatra, ben conscio dell’allergia al grano di Lucia – conteneva proteine dell’avena..Poi per il resto faccio attenzione a creme, oli etc con mandorla, proteine del latte, estratti di piante misteriose, germi vari…Insomma oltre che al super, passo molto tempo anche al reparto cosmesi della farmacia, dove ormai mi conoscono benissimo..E poi certo che vogliamo evitare anche il paraben, ftalati, magari megio se bio..e poi quanto costano.. etc etc..che fatica:-)

  4. Anch’io mi chiedo spesso perché l’allergia non sia riconosciuta con la stessa dignità di altri disturbi o di altre limitazioni alimentari (come il diabete o la celiachia).
    Probabilmente perché c’è molta ignoranza, perché ci abusa spesso del termine allergia a sproposito, perché ogni allergico fa caso a sé e non ci sono situazioni replicabili.
    La mia esperienza mi ha insegnato che purtroppo tutti lo percepiscono come un problema dell’allergico e che spesso non si viene presi sul serio quando si manifesta la necessità di controllare.
    Ce n’è di strada da fare….

  5. mamma mia, sembra che il nemico si annidi dappertutto…intendo: è veramente una vita dura e si rischia, agli occhi di chi non ha questo problema e non è sensibilizzato, di apparire dei pazzi furiosi. Come al solito la soluzione verrà da una forte pressione di gruppo, perciò ben vengano post simili e mobilitazioni di ogni genere. Per ogni tipo di allergia bisognerebbe poter raggiungere i traguardi e avere le tutele che hanno conquistato i celiaci. O ci sono allergie di serie A e di serie B? Io idem come voi, passo la mia vita a leggere le etichette e trovato un buon prodotto resto su quello senza mai cambiarlo. Certo che è limitativo.

  6. barbara

    Con la tua frase “c’è chi guarisce e chi no “,mi sono sentita chiamata in causa, ovviamente…dal momento che mia figlia È GUARITA!(concedetemi le maiuscole,vorrei gridarlo!!)
    Ciò nonostante sono ancora qui che non mi perdo un post e un commento!
    Quello che ho letto in questo post è davvero inquietante,e il tuo lavoro Monica è ammirevole….e chi ci avrebbe mai pensato agli imballaggi!! :O
    Questo mi fa capire che la “lotta” per informare,sensibilizzare…proteggersi è ancora più ardua!!

    Vi confesso che il mio desiderio di continuare tale ” lotta” in me è sempre presente e forte….certo sarebbe più semplice chiudere le pagine di questo lungo paragrafo della mia vita e…smettere di pensarci,andare oltre….non è quello che ho sempre voluto?!..smettere di pensarci?!
    Ma la settimana scorsa al supermercato ho tenuto banco davanti allo scaffale del latte….quasi come se stessi facendo una campagna pubblicitaria o elettorale!! 🙂

    Vi spiego: un’associazione promuoveva una ” colletta alimentare”e quindi era suggerito l’ acquisto di alimenti di prima necessità,pasta,latte…alimenti per l’ infanzia…
    Io cosa potevo comprare?! Latte di soia e biscotti privolat!

    E così ho cercato di spiegare a qualche mamma,nonna,che tante cose utili,sarebbero state completamente inutili se fossero arrivate anche ad un solo bambino che non poteva assumere latte e derivati!
    Certo,non è stato semplice…il latte di soia costava 2 euro in più di quello vaccino!! 😦
    Ma alla fine tra tanti cartoni pieni di alimenti da donare puntavano appena 4 o 5 confezioni di latte di soia!

    Non vi sembra già un buon risultato!??
    Per me lo è stato! Quel giorno ho vinto la mia “piccola battaglia”!!!

    • Cara Barbara,
      ti sono grata per la essere ancora tra noi, perché il tuo contributo in termini motivazionali è una grande risorsa. E la tua tenacia nel portare avanti piccole battaglie mi fa tenerezza, e tutto sommato credo che è proprio nel quotidiano, con piccole azioni che si può fare cultura, attraverso il tam tam delle mamme, dei papà che si può arrivare lontano.
      E … quello che hai scritto mi fa venire in mente che anni fa erano stati organizzati aiuti umanitari che prevedevano la fornitura di latte di formula da qualche parte in Africa e … si sono accorti che l’intolleranza al lattosio non era una prerogativa dei paesi occidentali. Noi viviamo convinti che i ns “bisogni”, sempre ammesso che lo siano, siano gli stessi degli altri, ma non sempre è così…
      Bisognerebbe avere sempre un pensiero “laterale” a quello dominante per vedere le cose da più angolazioni…

  7. Pingback: Siero di latte negli imballaggi… Seconda puntata | mimangiolallergia

  8. Pingback: Allergie alimentari e prodotti per l’igiene personale: shampoo all’uovo e ruhm? No grazie… | mimangiolallergia

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