Il Bambino Allergico A Scuola

Bambino Allergico A Scuola è il titolo della nuova pagina che ho creato in questo blog, pagina però che è ancora in fase di costruzione, e si vede, ma se mai comincio …

Il bambino allergico e asmatico a scuola e/o va aiutato. Così come vanno aiutati i suoi famigliari, i suoi insegnanti, i suoi compagni. Come? In vari modi che passano tutti attraverso la consapevolezza del problema.

Tanti sarebbero gli aspetti: Somministrazione di farmaci a scuola, Informazione per la Scuola, Informazione per i compagni e i loro genitori, Ristorazione scolastica, e sono ancora lontana dall’averli indagati tutti.

La pagina altro non è, per il momento, che la copia del documento che io avevo salvato nella mia cartella sul tema e che io di volta in volta aggiorno quando trovo informazioni sull’argomento degne di nota.

Ho pensato di dedicarvi questo post, nella speranza che mi aiutiate a integrarla con i link del caso, non solo. Vorrei creare anche una sezione dedicata alle esperienze…

Sarò lieta di ricevere commenti, suggerimenti, critiche,  indicazione di altri link utili, e se non la ritenete utile, ditemelo, perché lo spazio è poco ed è inutile riempirlo con ciò che a voi non serve, in quanto quel documento può tornare ad essere solo “privato”. Io, in ogni caso, continuerò ad aggiornarlo 🙂

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16 commenti

Archiviato in ALLERGIE & ALLERGIE e INTOLLERANZE ALIMENTARI, Mangiar fuori casa

16 risposte a “Il Bambino Allergico A Scuola

  1. Anna

    Ciao MoniCA,
    ti suggerisco dil leggere le RACCOMANDAZIONI_bambino_allergico.
    a pag 48 sono trattati gli “Gli aspettii giuridici della somministarzione dei farmacia scuola”
    ti scrivo di seguito il link al sito : http://www.alamaonlus.org/le-iniziative.html://www.alamaonlus.org/le-iniziative.html
    Ciao

    Anna

  2. Anna

    Si …….Monica hai ragione…….si tratta dello stesso documento…

    scusami….

    Ciao
    Anna

  3. Paolo Secondini

    Il più delle volte la scuola accoglie gli alunni passivamente, senza preoccuparsi, cioè, della loro situazioni peculiare. Se fosse invece più attenta ai bisogni, alle esigenze degli alunni , renderebbe più concreta, efficace, la propria azione istruttiva ed educativa. Tutto questo dalla mia passata esperienza e attività di insegnante.

  4. valeria

    Un argomento estremamente complesso ed articolato, come hai ben detto, e che coinvolge famiglia ed istituzioni ad ogni livello. Noi ci stiamo lavorando da qualche anno, con risultati non proporzionati all’estremo impegno. Penso che un grosso freno sia la posizione spesso ‘passiva’ delle famiglie che si adattano a soluzioni inadeguate pur di non scontrarsi con la scuola. Questo non permette di far capire l’entità del problema.. Inoltre’ la questione ‘anafilassi a scuola’ fa parte di quella ben più ampia relativa alla sicurezza dei bambini a scuola..e basta pensare che purtroppo molte scuole non rispettano neanche le normativa nazionali sulla sicurezza per capire quanto c’è ancora da fare..

    • sì, hai ragione, è complesso e parecchio articolato, perché molto dipende dalla Regione in cui si vive, dal Comune in cui si vive, dal fatto che sia scuola dell’infanzia, dell’obbligo…, e dalle persone che si incontrano e che si è.

      Mi piacerebbe un giorno che tu spiegassi meglio cosa intendi per famiglie passive… perché tra quelle famiglie passive forse ci sono anche quelle che non conducono le crociate, ma che nel loro piccolo si adoperano tutti giorni affinché il proprio figlio possa avere il meglio.

      Il problema talvolta, anzi spesso, è non conoscenza degli strumenti, sia da parte della famiglia, sia da parte del dirigente scolastico, e l’abbandono da parte delle istituzioni dell’una e dell’altro…

      E sì, la questione della sicurezza a scuola apre un baratro che va ben oltre il bambino allergico…

      Spero di avere occasione di approfondire insieme ad un’esperta quale sei tu… prima o poi mi sa che ti intervisto 🙂

      • Carlotta

        Francamente sulla mia pelle penso che ci sia una apparente ‘passività’ che in realtà è straordinaria ignoranza: nessuno in ospedale mi ha aiutato, il mo pediatra non mi ha illuminato… di fatto ho fatto tutto da sola basandomi sul buon senso mio e di mio marito, partendo dalla nostra esperienza a casa, dal nostro vissuto. Certo ho cercato una scuola complice, ovvero una scuola paritaria in cui il dialogo e il desiderio di accogliere Pietro per come è fosse esplicito e dichiarato a priori.
        Solo dopo l’ultimo ambulatorio di anafilassi mi sono resa conto che dovevo cercare informazioni autorevoli e famiglie con cui confrontarmi. PArtecipo a questo blog, sono venuta a Sesto sulla scia di questa presa di coscienza della mia ignoranza e ‘solitudine’.
        Francamente penso oggi più di 4 mesi fa che sia necessaria una associazione che lavori a stretto contatto con gli ospedali milanesi (la mia realtà) per aiutare, consigliare i neo-diagnosticati… Purtroppo penso che la passività nasca da una certa ‘ignoranza’…
        Mi piacerebbe che Valeria ci raccontassi meglio cosa intendevi, il tuo punto di vista ci interessa moltissssssimo!!!!

      • Cara Carlotta… come ci assomigliamo… e come si assomigliano i nostri modi approcciare il problema…
        E´un argomento complesso e ci torneremo, ora sono in Germania e le connessioni volanti non sono eccellenti…

  5. io ho avuto seri problemi, la scuola pubblica non mi somministra il bentelan e ho avuto forti resistenze a far tenere il ventolin, ma essendo un salvavita sono obbligatii vedi le direttive di federasma http://www.federasma.org/6-lasma-a-scuola.

    • mammadifretta, una domanda: tu parli di scuola dell’infanzia o della scuola dell’obbligo? Perché sto notando molte differenze tra l’una e l’altra…

    • Carlotta

      Mammadifretta, sei sicura che il bentelan non sia da considerare anch’esso un farmaco salvavita… per quel che ci riguarda si: fa parte del pacchetto salvavita che abbiamo portato a scuola

  6. valeria

    Ciao, mi spiego meglio.Nessuna scuola è spontaneamente attiva nella gestione e accoglienza di allergici gravi anche perché, nonostante il protocollo toscano della somministrazione farmaci a scuola, nessuno aiuta i dirigenti ad attuarlo. E qui la presenza di una associazione che sostenga la scuola nel suo compito è essenziale.

    Rispetto alla passività delle famiglie, la noto su vari fronti: – Ci sono genitori che scelgono di non comprare il fastjekt, né di comunicare l’allergia alla scuola ‘tanto il mio bimbo non mangia mai nulla’. -Ci sono altre famiglie che invece responsabilizzano in modo assurdo il bambino e mettono il fastjekt nella sua cartella scolastica senza che gli insegnanti sappiano nulla. -Molti dei genitori che incontro non hanno idea di come si usa il fastjekt e non hanno neanche mai letto le istruzioni o cercato info nel web. -Nonostante la scuola faccia paura, molti si accontentano che tenga i farmaci senza alcun accordo scritto e senza che le insegnanti abbiano le info necessarie ad usarli (abitudine purtroppo frequente anche rispetto ad altri farmaci, come gli anticonvulsivanti).

    Questi atteggiamenti son dovuti al rifiuto della diagnosi, alla paura, ad una comunicazione non efficace dei rischi e dell’uso dei farmaci..e tutte queste famiglie son seguite in un centro come il meyer, dove i medici danno le informazioni sia sui sintomi, che sui farmaci e spesso sulle normative che in toscana regolano i farmaci a scuola, indicano l’associazione come riferimento per affrontare i problemi che potranno emergere.

    Secondo me manca un supporto psicologico che accolga e sostenga i genitori durante e dopo la comunicazione della diagnosi, perché è ovvio che in un momento di stress forte come quello della diagnosi si è meno capaci di razionalizzare e le informazioni ricevute in quel frangente spesso vanno perse.
    Ci sono anche famiglie che nonostante la disponibilità dell’associazione ad affiancarli nel rapporto con la scuola, scelgono di non agire ‘per non dare noia’, perché ‘sennò le maestre prendono in antipatia il mio bimbo’, perché ‘tanto lui è bravo e non assaggia nulla’…. questi atteggiamenti ogni volta mi mettono profondamente in crisi.
    Non penso che le famiglie debbano fare crociate, ma col buon senso si capisce che se ho un farmaco salvavita è importante che sia gestito in un certo modo e non alla carlona. E’ importante prima di tutto aprire e mantenere un buon dialogo col la scuola (dirigente, insegnanti, custodi, altri genitori..), questo comporta uno sforzo per tutti ma è la strada migliore per garantire la comprensione del problema ed una gestione adeguata.
    Sto parlando anche troppo…ma la questione ‘scuola’ è così complessa che non smetterei mai..

    Riguardo alle difficoltà di mammadifretta, se non lo hai già fatto posso consigliarti di fare le tua richieste al dirigente scolastico per scritto, corredate da certificazioni mediche che attestino la diagnosi e il piano terapeutico, e inviarle per raccomandata con ricevuta di ritorno. Si sa, verba volant…

    • Cara Valeria, grazie di questa tua precisazione.
      Noi non abbiamo ancora consegnato l’adrenalina a scuola, per ragioni tecniche dovute al fatto che la dirigente scolastica ha dovuto subire un intervento chirurgico ed essendo ormai vicini alla fine della scuola, abbiamo preferito rimandare tutto a settembre.
      In ogni caso concordo su ogni parola, soprattutto sul fatto che la consegna della adrenalina dovrebbe avvenire con il dovuto supporto psicologico, come fanno presso il Centro Allergie Alimentari in Veneto (non riesco ora fare il link, ma ci riproverò), non so presso il Meyer, ma non mi risulta che avvenga altrove, perché… non tutti siamo uguali… e perché l’adrenalina è direttamente collegata “all’angoscia di morte”, e perché la prescrizione dell’adrenalina, purtroppo, non così facilmente protocollabile, perché le reazioni allergiche non sono così facilmente prevedibili…

      Il ruolo delle Associazioni è fondamentale, ma questa parcellizzazione regionale non aiuta il conseguimento di macrobiettivi e ognuna riesce ad aiutare solo nel territorio in cui agisce, quindi ci vorrebbe un’associazione in ogni comune, ossia una Valeria in ogni Comune d’Italia… Hai dei cloni? 🙂

    • Carlotta

      VALERIA GRAZIE!!!!

      Prima di tutto per me, perché seppure ritrovandomi sostanzialmente in tutto quello che hai detto, mi confermi nei passi fatti e nell’approccio.

      Grazie a nome di tutti i genitori che leggendo questo blog e questo commento in particolare possano farsi delle domande, cercare delle risposte, muoversi da posizioni PERICOLOSE per i loro figli.

      Io mi sento fortunata ad avervi incontrato (Valeria, Monica e tutte le mamme del blog, del week end fatto a Sesto): ognuna anche se lontana nella sensibilità e nell’approccio in questi mesi è stata occasione di grande riflessione su di noi famiglia e sul bisogno che c’è intorno a noi… Avremmo proprio bisogno di una Tiziana qui a Milano e in tutti gli ospedali con reparti di allergologia e anafilassi. O forse è chiesto a noi nei luoghi in cui viviamo e nei nostri ospedali di riferimento di muoverci diversamente? E’ una domanda a cui ora non so personalmente dare una risposta per mille questioni e condizionamenti, ma che mi provoca e mi ronza in tempo da quando sono venuta a Sesto….

      • Carlotta… io credo che quello che Valeria riesce a fare è perché ha la collaborazione dei medici di un ospedale ben preciso che opera nella zona… E suo figlio è un paziente di quell’ospedale…

        Se esistesse un’Associazionale nazionale che potesse rappresentare Tutti i pazienti e le famiglie italiane, con un comitato scientifico multiregionale… forse … ma per come siamo messi oggi Cibo Amico riesce a fare quello che fa in Toscana, FoodAllergy in Veneto, Angea in Piemonte… e questi sono collegati a presidi ospedalieri… non conosco altre realtà che abbiano per oggetto allergie alimentari e anafilassi, nello specifico, che vi assomiglino, nonostante ne stiano nascendo di nuove.

        Sono ancora in Germania e non riesco a dilungarmi, ma ci torneremo, ho in mente un post…

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