ALLERGIE ALIMENTARI e ristorazione. Qualche riflessione sul “caso Montano”

“Volevo accendere i riflettori su un problema spesso sottovalutato. E’ importante che il mio caso diventi un punto di riferimento”. “Ora – ha aggiunto l’altleta – tutti gli allergici sanno che è possibile far valere il proprio diritto nel momento in cui le richieste di attenzione nei confronti delle nostre esigenze vengono sottovalutate“. (Fonte: quilivorno.it)

Questo è uno stralcio dell’intervista rilasciata da Aldo Montano e riportata in Rete su diverse testate giornalistiche. Di tutta la vicenda mi ha colpito un aspetto: in questo caso il malcapitato è un adulto, il quale gode di fama in ambito sportivo, è una fonte attendibile che tutti rispettano e a cui tutti crederebbero, anche solo per simpatia, e il luogo dell’accaduto era un ristorante. La vicenda giudiziaria si è conclusa in tempi relativamente veloci con accordo tra le parti e la promessa di ritirare la denuncia quando sarà stata pagata la sanzione che sarà destinata in beneficenza. Bene. E se si fosse trattato invece di un bambino e di una mensa scolastica? Come sarebbero potute andare le cose? E’ solo la voce del bambino. Se muore parla per lui l’autopsia, se non muore, chi parla per lui? Chi sono gli attori? Come si articolano le responsabilità? Chi controlla chi? Oggi non approfondirò l’argomento, ma ci torneremo, state tranquilli che ci torneremo.

Nota a margine: mi lasciano un po’ l’amaro in bocca le parole di Montano, nel senso che non dovrebbe essere il timore della sanzione a indurre il personale di un ristorante a prestare più o meno attenzione alle esigenze del cliente allergico e lui è stato davvero sfortunato, anche perché essendo un personaggio pubblico, mi sarei aspettata il massimo della performance… oppure proprio questo li ha mandati in tilt… ansia da prestazione… non lo sapremo mai e per fortuna, fino ad oggi (e speriamo anche in futuro, incrociando le dita), noi abbiamo incontrato ristoratori seri, e tra i seri includo anche coloro che hanno detto “No, grazie, non possiamo garantire…”. Da questa storia però possiamo imparare qualcosa…

Quando pensate di andare in un ristorante per la prima volta con un allergico (a rischio di anafilassi), stabilite un piano di comunicazione efficace, perché questa non deve mai, e ripeto mai, essere affidata al caso.

1) Individuate il ristorante più idoneo. Meglio se a conduzione famigliare, ma questo non sempre è possibile quando si tratta di seguire gli amici, quindi

2) telefonate e chiedete di parlare direttamente con il cuoco, senza mezzi termini,

3) spiegate che vostro figlio/a è allergico/a a rischio ad anafilassi,

4) chiedete se se la sentono di cucinare ad hoc per lui/lei, non solo senza gli allergeni del caso, ma anche senza contaminazioni tramite posate, tegami ecc. Potrebbero dirvi di no e VA BENE COSÌ! Ne cercherete un altro;

5) scegliete piatti poco elaborati, semplici che fanno al caso vostro;

6) fate seguire una mail riepilogando la vostra conversazione telefonica;

6) per la prima volta… non andateci il sabato, fate la vostra “prova generale” in un giorno infrasettimanale, così da consentire al personale di familiarizzare con il problema;

6) portatevi appresso l’adrenalina autoiniettabile, se l’avete. Per mali estremi, estremi rimedi.

Vi sembra troppo? Dipende dal grado di gravità dell’allergia di vostro figlio e dalla voglia di uscire per una volta di non cucinare…

Questo è il nostro iter quando decidiamo di “sperimentare” nuovi ristoranti e… anche in quelli in cui andiamo di routine, lo ricordiamo sempre, perché sebbene ci si aspetti che gli altri si ricordino, io non mi aspetto i miracoli 🙂 Ed è quello che abbiamo fatto in questo caso, per esempio.

Mentre i celiaci, gli intolleranti al glutine, e quindi anche gli allergici al glutine/grano, possono contare sul Progetto Alimentazione Fuori Casa approntato dall’Associazione Italiana Celiachia, tutti gli altri allergici devono affidarsi al Fai da Te, noto e navigato metodo di sopravvivenza che non ha tutti i suoi svantaggi, se ci pensate bene, perché lascia aperta la porta per quelle possibilità non contemplate da un protocollo e perché ci costringe a mantenere alto il livello di vigilanza…

A proposito di ristorazione pubblica, Food Allergy Italia ha avviato nel 2010 un dialogo con la Federazione Italiana Esercenti Pubblici e Turistici (FIEPET) e con Associazione Nazionale Imprenditori d’Albergo di Confesercenti (Asshotel). Qui, il comunicato stampa del Ministero della salute. E qui un altro articolo su quotidianosanità. Siamo nel 2012… come direbbe il Nonno di Alice:”Passin, passetto…”. E in realtà di recente ho letto un articolo su Il Sole 24Ore in cui si parlava di dichiarazione degli ingredienti nei ristoranti, bar… devo ritrovarlo e integro questo post 🙂 Intanto potete leggere una riflessione di un genitore, qui.

Oggi non partecipo all’iniziativa di HomeMadeMamma… perché non ho letture o libri da proporre, ma per questo Venerdì del libro potrete trovare qualche suggerimento editoriale per voi e/o per i vostri figli qui. Le mie recensioni passate Qui .

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14 commenti

Archiviato in ALLERGIE & ALLERGIE e INTOLLERANZE ALIMENTARI, Anafilassi, Shock Anafilattico, Reazioni allergiche, Mangiar fuori casa

14 risposte a “ALLERGIE ALIMENTARI e ristorazione. Qualche riflessione sul “caso Montano”

  1. barbara

    Che bello questo post! Quante riflessioni si possono fare! Specialmente ora che la sera…..sarebbe bello mangiare fuori casa con i bambini!
    L’estate si avvicina e almeno che non abbiamo già deciso di trascorrere le vacanze in un appartamento,dove i bimbi possano mangiare in tutta sicurezza…dicendo ovviamente addio a quel tipo di vacanza tutta…mare,divertimento e relax!!
    Trovare il posto giusto ma sopratutto le persone giuste non è cosa facile!
    Vi racconto la mia esperienza:
    L’ estate scorsa siamo stati in vacanza in un villaggio 4 stelle di una nota catena di hotel ,alla prenotazione(volutamente fatta tramite agenzia di viaggio per essere maggiormente tutelati! ) abbiamo mandato mail,certificati,liste degli ingredienti Si e di quelli No…perché non basta dire che si soffre di aplv….per far comprendere di cosa si sta parlando!f È la contaminazione a venir spesso sottovalutata!
    Bene…al nostro arrivo tutto il villaggio già sapeva di noi e di mia figlia…lo chef si è presentato a noi assicurandoci che si sarebbe preoccupato lui della preparazione dei cibi per la bimba,o qualche suo collaboratore”fidato”.
    Fino al quarto giorno tutore ok,nonostante qualche “poverina” che siamo stati costretti a sentire…cmq.
    Un giorno a pranzo nella pasta e lenticchie di mia figlia noto un pezzo(capitato per nostra fortuna!)di pancetta!!!
    Era stata usata nella preparazione “solo”per insaporire,mi è stato risposto dal cuoco”fidato”

  2. barbara

    A questa affermazione io ho risposto..”ah per insaporire quindi,non per uccidere mia figlia!!”
    Ho esagerato lo so,ma mi sono sentita “in pericolo”e presa in giro!
    Come è finita?ovviamente con le scuse di tutti.,.,ma..se non fosse andata così,se non fossimo stati così fortunati da vedere quel pezzo di pancetta?!
    Il caso di Montano mi ha colpito molto,ma ancora di più mi ha colpito il caso di quel ragazzo di 16 anni morto in un ristorante di S.Giovanni Rotondo dopo aver mangiato un gelato!!
    Era celiaco e pluriallergico…e ovviamente la mamma aveva messo a conoscenza il ristorante del problema e loro..,avevano garantito!
    Dalla autopsia è poi emerso che fu proprio il gelato a scatenare lo shock!!
    Ma come è possibile perdere un figlio in questo modo!dopo aver passato 16 anni a “proteggere”il proprio figlio!!!dopo aver lottato con la superficialità e perderlo poi…per la disattenzione fi chi ci aveva garantito…?
    Non ho più parole….pensarci mi paralizza letteralmente!

    • “proteggere”… il problema è che a 16… devono sapersi proteggere da soli…
      Sarebbe bello sapere cosa è andato storto. Una volta un medico mi ha detto:”Lei dica che Sua figlia rischia di morire. Altrimenti …”

  3. ornella

    ….il risarcimento sarà devoluto in beneficenza, il caso è chiuso, la querela ritirata!
    Benissimo. E se Montano non avesse superato la crisi e le conseguenze della “piccola” distrazione fossero state ben altre?. Ripenso a noi, famigliola in gita in un paesino di montagna sperduto e a quei maledetti gnocchi impastati con il formaggio occulto, penso a mio figlio, salvato da una siringa di cortisone da un dentista in pensione.
    Mi indigno, e penso, con angoscia e dolore, a casi analogi finiti in modo infausto. Penso a quel povero ragazzo pugliese che l’estate scorsa non è più tornato da una festa in famiglia, nonostante la mamma avesse, precedentemente, concordato il menù con il ristoratore.
    Quale risarcimento lo ridarà più alla sua mamma?
    Ritengo che non giovi ne’ essere un personaggio famoso nè un povero cristo, perchè basta un niente, una disattenzione: semmai l’aiutante di cucina, nel caso di Montano, avrà anche pensato che un pò di parmigiano sulle zucchine non ci stava male, e…..vai!
    Mi indigno e penso che ci sia scarsa professionalità, molta superficialità, molta improvvisazione, molta ignoranza, nell’accezione più specifica del termine, ovvero, i ristoratori ignorano cosa sia un’allergia e quali possano essere le sue conseguenze.
    Penso che lo spauracchio della sanzione debba essere per loro l’ultima ratio. Si impone l’obbligo di una preventiva ed adeguata formazione del personale di cucina e di sala, e non quei corsi che rappresentano delle mere formalità per poter aprire un ristorante. Solo poi, malauguratamente, dovrebbe arrivare la sanzione. Monica, passin passetto, come dici tu, qualcosa si muove e tu, noi, attraverso il tuo prezioso blog, potremmo divenire un’associazione “forte”, dare una mano alla causa e…Aldo Montano potrebbe essere il testimonial.
    Pensare che. prima di questo brutto episodio, avevo sempre detto a mio figlio: “Vedi, Montano gira il mondo con la sua allergia !” e lui: ” Mamma, ma lui è Montano, quando arriva lui in un ristorante staranno attentissimi! “.
    Ciao.

    • Sai… le associazioni esistono, e spuntano qui e là come funghetti, isolati, agendo a livello di territorio e quando funzionano, ben vengono, ma per modificare la cultura della ristorazione pubblica, della ristorazione scolastica, dell’industria alimentare, e via discorrendo… credo che un’unica Associazione Nazionale, portavoce di tutte le famiglie allergiche in Italia, sarebbe più efficace. E il problema è complesso ed è trasversale alle discipline, agli attori che siederebbero al tavolo delle trattative (medici, avvocati, genitori, addetti ai lavori, istituzioni pubbliche…). Food Allergy, FederAsma sono forse gli Organismi che più si avvicinano a quell’ideale…
      Ma un’associazione ha dei costi, il tempo costa e … non ha le stesse risorse di un’azienda, sia in termini di capitale umano sia in termini di capitale finanziario…

  4. valeria

    Monica, grazie per gli spunti di riflessione che oggi ci proponi… fondamentali per noi genitori di bambini con anafilassi da alimenti. Mi permetto una sola sottolineatura: l’adrenalina Fastjekt deve sempre esser portata con sé, sempre sempre, non solo in certe occasioni considerate più a rischio. Per chi rischia l’anafilassi aver con sé il Fastjekt deve diventare una abitudine automatica come prendere le chiavi di casa prima di chiuder la porta ed uscire!
    In caso di contatto accidentale e reazione grave è solo quel farmaco a darci il tempo necessario per arrivare in pronto soccorso.
    Quindi averla sempre con sé e saperla usare correttamente; purtroppo è proprio questo punto, ovvero la non prontezza nell’uso del Fastjekt, che sembra aver concorso al tragico epilogo nella drammatica vicenda di Davide Perta. Come genitori dobbiamo pretendere che chi ci prescrive un farmaco salvavita provveda a spiegarci e dimostrarci la corretta conservazione e somministrazione. E dobbiamo accertarci chi chi ha la responsabilità dei nostri figli abbia le nostre stesse informazioni sull’allergia e sui farmaci. Grazie!

    • Certo Vale… in realtà… c’è una domanda che vorrei porre a Montano… perché lui non l’aveva con sé? E non è una domanda banale come potrebbe sembrare.
      Non l’aveva perché non aveva mai avuto un episodio di anafilassi? Oppure lo aveva avuto in passato, ma non ha fatto challenge in ospedale per “verificare” soglia e quindi non gli è stata prescritta? Oppure l’aveva dimenticata? Oppure il suo allergologo non aveva pensato che ne avesse bisogno? Oppure non è un avente diritto secondo gli ultimi pareri medici che si aggiornano e si smentiscono di sei mesi in sei mesi?
      E comunque, sì, su un punto ti do pienamente ragione:
      “Come genitori dobbiamo pretendere che chi ci prescrive un farmaco salvavita provveda a spiegarci e dimostrarci la corretta conservazione e somministrazione. E dobbiamo accertarci chi chi ha la responsabilità dei nostri figli abbia le nostre stesse informazioni sull’allergia e sui farmaci.” Grazie a te 🙂

  5. Ciao Monica,
    ho letto con molto interesse le tue riflessioni: pur non avendo porblematiche di allergia alimentare da affrontare in famiglia, sono sempre stata molto sensibile al tema.
    E, come anche nel caso che hai approfondito e su cui hai riflettuto qui, resto sempre un po’ stupita della leggerezza con cui certi problemi vengono affrontati.
    L’opera di sensibilizzazione è sempre fondamentale.
    Ti auguro un we sereno,
    Grazia

    • Grazie cara del tuo contributo, e approfitto del tuo commento per aggiungere che purtroppo anche gli organi di stampa talvolta eccedono in superficialità nel trattare certi argomenti e qui mi fermo…

  6. Ciao Monica, quanto aiuto potrebbe venire da una società più attenta! Penso che il tuo lavoro in Rete e quello delle altre eprsone attive possa fare tanto per sensibilizzare tutti noi. Condivido il dispiacere per la nota sulla ‘sanzione’: dovrebbero essere altri i motivi che ci spingono ad agire in modo corretto… Grazie, un abbraccio!

    • grazie cara jessica, anche se la mia esperienza è stata tutto sommato positiva, a parte qualche incompetente/ignorante, nel senso proprio di ignorare. Ma molto dipende da noi, da quanto siamo persuasivi, comunicativi ecc. e non sempre è facile…

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