LIBRI: cancelliamo il latte?


La gomma magica, Lia Levi, Mondadori

Cara Mamma Paola,

per il Tuo Venerdì del Libro, ti propongo La gomma magica, di Lia Levi, edito da Mondadori nella Collana I sassolini , un libro che abbiamo ricevuto in prestito da un amichetto di Alice, Francesco, che ringraziamo per avercelo prestato, in quanto sappiamo quanto gli piacesse quel libercolo e quanto faticasse a staccarsene, ma noi in cambio gli abbiamo prestato il nostro librone con ben quattro racconti di cui vi racconterò un’altra volta. La sua mamma lo ha scelto appositamente per convincerlo a bere il latte la mattina, perché lui non vorrebbe saperne…

In un primo tempo, non avevo letto la quarta di copertina ed ero rimasta attratta dal sottotitolo sulla copertina:”Quel giovedì per Nicolò era andato davvero tutto storto. Aveva cominciato la mattina. La mattina c’era scuola, così piena di no-“ e mi ero fatta il mio film… Avevo pensato a una gomma magica che cancella la scuola… Ma mi sbagliavo, di grosso.

Se avessi letto oltre, avrei invece scoperto che “Nicolò è uno di quei bambini a cui non piace il latte. Un giorno, però, in un angolo del parco Nicolò incontra uno strano personaggio che gli regala una gomma magica con cui si può “cancellare” tutto quel che si vuole. Così la prima cosa a venire cancellata è proprio il latte...”

Quando è stato il momento di leggerlo ad Alice, ho scorso velocemente anche quelle info, e lì per lì ho sospettato che non fosse il libro adatto, ma poi mi sono detta:” Ma va là… che importa ha il fatto che magari sia un inno a bere il latte, di mucca, di soia, di riso… sempre latte è”. Per noi. Non per altri però.

La trama è originale e ad Alice il libro è piaciuto… con una piccola modifica al testo. Ho dovuto, o meglio, ho voluto cancellare alcune righe, perché non mi sembrava giusto nei confronti di Alice. Lo so qualcuno ora alzerà la mano dicendo “E no cara mamma Monica, sei iperprotettiva. Lei deve abituarsi a cosa pensa la gente e deve imparare a difendersi, eccetera eccetera eccetera” E se volete proprio saperlo, questo accade quotidianamente! Quante volte Alice si è sentita dire da altri bambini, a cui Alice gentilmente lo aveva fatto assaggiare (ingenua lei, ma soprattutto ingenua io): “Blè! Che schifo! Ma non è mica buono come quello di mucca!”. Quando non sono i bambini, sono amici e parenti che si lasciano sfuggire un “Oh, poverina, le ho assaggiate quelle bevande, ma hanno un saporaccio. E’ proprio brava a bertelo...” Ho un frasario vastissimo, con cui potrei scrivere un libro…

Ora capirete bene, che quando siamo nel lettone e ci stiamo regalando un momento di coccola, in cui io leggo ad alta voce (abitudine che lei ama più di quanto io credessi possibile), non ho proprio voglia di leggere e di dover commentare questo:

“Una volta che Nicolò ebbe cancellato il latte […] Latte non se ne trovava più da nessuna parte in nessun angolo del mondo, e solo per i bambini piccoli come Carlotta si poteva ricorrere a qualche “falso latte”, di quelli fatti con le piante e i frutti, come la soia, le mandorle e cose così. Quei liquidi densi e biancastri assomigliavano si al latte, ma non erano latte. Comunque la gente si accontentava. […]”

L’autrice non ne ha colpa. Come lei, la pensa la stragrande maggioranza della popolazione occidentale, abituata a pensare che il latte vaccino sia unico e insostituibile, indispensabile, pena crescere con gravi carenze. Io stessa, prima della nascita di Alice, bevevo latte (non bianco caldo, lo trovo disgustoso, con orzo da bambina e con caffè oggi, oppure freddo!) e mangiavo latticini, e mi sembrava la cosa più normale del mondo.

Non tutti sanno però che ad altre latitudini del pianeta Terra, latte e latticini non sono consumati in grandi quantità, quando non sono addirittura sconosciuti, e nonostante ciò, le popolazioni di quel Paese hanno scheletri forti e sani, da far invidia ad un finlandese o ad un olandese, ma questa è una questione ancora irrisolta, su cui si dibattono medicina ufficiale, medicina alternativa, medicina ufficiale non ascoltata…

Senza scomodare ora L’OMS che suggerisce l’allattamento fino ai due anni almeno, se possibile e desiderato sia dalla madre sia dal figlio; senza scomodare altri pediatri che ritengono che il latte dopo i due anni non sia più necessario, in quanto è un alimento specifico per la crescita nei primi mesi di vita, ma dopo quell’età un’alimentazione ricca e varia dovrebbe essere sufficiente, salvo casi specifici, a far crescere un bambino. Senza tutto ciò sappiate che il latte non è indispensabile da una certa età in poi e non è né la sola né la migliore fonte di calcio. Ma di questo argomento vasto, complesso, controverso parlerò in un post ad hoc.

Il problema è che Alice beve solo quel “falso latte”, perché non può berne altro e non posso affidarmi solo alle integrazioni di calcio, perché non è chiaro se queste facciano bene o facciano male, perché non è chiaro quanto il nostro organismo assorba di quel calcio artificiale, perché non è chiaro dove vada a finire quello non assorbito: sulle arterie, nei reni, nella cistifellea? Poi c’è chi ti dice che i bambini hanno bisogno di calcio e che lo accumulano fino a 20 anni, poi basta… Ma non c’è solo il latte!!!

Non approfondisco ora, perché non è la sede, ma ci sarebbe molto da scrivere. E se anche interpellasi uno squadrone interdisciplinare di medici, non arriveremmo ad un parere unanime.

Solo per curiosità, date uno sguardo al libro di cui avevo parlato qui: diversi sono gli spunti di riflessione, condivisibili  o meno, da molti o pochi, ma vengono citati anche studi clinici che dimostrano che il latte non è indispensabile, se non addirittura sconsigliato. In particolare viene messo sotto accusa il latte “industriale”, ossia quello che subisce processi industriali che ne modificano la struttura originaria. Personalmente ho bisogno di più dati scientifici, di maggiori confronti con esperti di fiducia, per sposare completamente quell’ipotesi. Mi piacerebbe però interpellare un giorno una … biologa? Ma poi sarebbe sempre il parere di uno fra tanti.

Ora torniamo al libro in questione. Se doveste cambiare quelle righe, con quali parole le sostituireste? Voi vorrete sapere cosa le ho “letto” io… Ho cancellato: “[…] e solo per i bambini piccoli come Carlotta si poteva ricorrere a qualche “falso latte”, di quelli fatti con le piante e i frutti, come la soia, le mandorle e cose così. Quei liquidi densi e biancastri assomigliavano si al latte, ma non erano latte. Comunque la gente si accontentava.[…]. E lei non ha notato alcuna stonatura. Era più affascinata dal fatto che si potesse cancellare qualcosa dalla vita di tutti giorni … 

Letto in un altro momento, potrei anche leggere testualmente e offrirle la mia versione dei fatti, ma vi ripeto quella sera non ne avevo proprio voglia.

Inizialmente, questo post era breve breve… non volevo farmi coinvolgere più di tanto, ma ci sono dentro fino al collo! Quindi scusate la lungaggine, i dubbi, le imprecisioni… ma sono solo una mamma.

Non mi rimane che augurarvi un buon fine settimana, con o senza latte, magari in compagnia di un buon libro, fra quelli suggeriti in questo Venerdì del Libro. Mentre le mie recensioni passate sono qui.

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61 commenti

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61 risposte a “LIBRI: cancelliamo il latte?

  1. Condivido la tua scelta, soprattutto perchè Alice affronta sempre il pensiero degli altri et c. e mi sembra anche giusto che ogni tanto possa non farlo. Forse, raccontarle delle abitudini di altre culture e del fatto che per ognuno la tradizione e le abitudini sono difficili da cambiare, come hai raccontato a noi, potrebbe servire ad Alice per trovare nella sua esperienza una bella risorsa per affrontare la diversità – e le resistenze – ovunque le trovi.

    • Grazie della condivisione:)
      E comunque sì, assolutamente, io le ho raccontato dei miei viaggi in Africa e in Giappone, dove la cultura alimentare è ben diversa…

      Non perdo occasione per mostrarle “la terza via” 🙂

  2. condivido in pieno quello che hai fatto..la gente non capisce io ci sono passata con sarah e appena preparavo il bibe di quello di soya vedevo che storcevano il naso ” poverina”..ora non ne beve, non lo vole, non insist. Una banana ha tantissimo calcio rspetto al latte di mucca ce in compenso è pesantissimo per i reni..io a volte prendo l’hd, ma poi mi pesa pure quello.un bacione.

    • Cara Mamma di fretta… il punto è proprio questo: chi ci è passato, capisce al volo, chi no… a volte non solo non capisce e vabbé, ma infieriscono pure, e quello è l’atteggiamento che più mi irrita.
      In realtà… ribadisco, non danniamoci se non bevono il latte la mattina, ci sono molti alimenti e acque ricchi di calcio… il problema è che difficilmente i nutrizionisti si mettono d’accordo e allo stesso tempo molti genitori lavoratori non hanno il tempo di cucinare quello e questo tutti i giorni, io lo faccio perché non lavoro… ma è un lavoro!

  3. la questione del latte è controversa: quasi tutti gli esperti di medicine alternative lo aborriscono, considerandolo non solo un alimento non necessario, ma proprio un alimento “sbagliato”, troppo grasso, troppo difficile da digerire, con tutto quel lattosio che dà spesso problemi.
    resta il fatto che fa parte delle nostre abitudini alimentari, e appunto se non si hanno problemi particolari, io non lo demonizzo.
    ma, da persona che problemi alimentari ce l’ha eccome, ti capisco benissimo nelle tue piccole e innocenti censure: se presentiamo ai nostri figli il cibo che sono costrette a mangiare come una schifezza, come faranno ad apprezzarlo e a crescere sereni?

    • Eggià! E non solo. Per farlo apprezzare, devi apprezzarlo tu, quindi ormai io bevo latte di soia e non riuscirei più a bere il latte, perché mi ci sono abituata, come te non demonizzo nulla, io sono onnivora, ma occorrerebbe un po’ più di equilibrio, mentre sia alcuni (molti) medici ma sia anche alcuni (molti) genitori si abbandonano agli eccessi. Tu dimmi che bisogno c’è di dare in mensa dopo polenta e spezzatino uno yogurt!!! Non sarebbe meglio una bella macedonia o un frutto fresco?!?!?

  4. Sulla questione latte sì / latte no, devo dire che penso banalmente che ciascuno ha il diritto di fare e pensare come preferisce ed è meglio per la sua salute. Dunque penso anche io che non un libro con frasi (con traduzioni?) del genere sia molto, troppo ideologico. In definita, un brutto libro. Perché la lettura dovrebbe educare a ricchezza e varietà, non al suo contrario. A più, non a meno!

    • sai ‘pvona, il tuo non è affatto un pensiero banale… il problema è che la preferenza individuale è in realtà fortemente condizionata dai messaggi pubblicitari in TV tra un programma e l’altro per adulti e per bambini, dalla voglia a un certo punto di appartenere al gruppo, dalle opinioni dei medici, da quelle dei parenti, da quelle delle mamme ecc., da quelle delle mamme blogger…

      • Su questo invece sono meno convinta. O, meglio, penso che sia individuale lo stesso (ma qui, lo so, ci si inerpica per curve del pensiero liberale classico che non sono necessariamente condivise).
        In generale io credo che la questione della propaganda democratica (cioè: non in regimi totalitari) sia ben più complessa di come spesso si dica e vada ancora studiata (e sono meno millenarista di quanto si tenda). Tutto sommato – e, ripeto, fatte salve le riserve di salute – il buon Stuart Mill fornisce ancora parecchie risposte (che è poi il motivo per cui penso che non mi piaccia questo libro).

      • Certo, anch’io sono convinta che alla fine è l’individuo che opera la sua scelta, la sua preferenza. Però…
        Stuart Mill…: intendi John S.M., il filosofo ed economista, giusto?
        Avresti voglia di fornirmi/ci qualche indizio supplementare? Mi interessa e i miei studi universitari sono troppo lacunosi…

  5. Cara Monica, ti capisco perfettamente anche se le nostre scelte non sono imposte da intolleranze od allergie. Personalmente noi non consumiamo latte (vaccino) ma i famosi “beveroni” vegetali, i miei figli non sopportano il sapore del latte vaccino, neppure con caffè d’orzo o cacao . Sull’argomento latte ci sarebbero tante parole da spendere, sia sull’aspetto medico nutrizionale che su quello etico, ma questa non è la sede. Se t’interessa un punto di vista in più, ma piuttosto autorevole perchè proviene da un medico pediatra piuttosto conosciuto nel mondo dei vegetariani, leggiti “figli vegetariani” di Luciano Proietti, che spiega piuttosto chiaramente l’origine delle tanto diffuse intolleranze ad esso. Quanto alla tua censura con Alice, lo avrei fatto anch’io, riesco ad immaginare quante volte nel corso della giornata si trovi a dover affrontare gli aspetti sociali del suo problema, aggiungere questo sarebbe stato oltrechè inutile anche un dolore in più.
    Un abbraccio,
    Michela

  6. Tilly

    Mi associo a ‘Povna.. l’autrice non è ignorante, nel senso buono della parola, ma risulta essere ben a conoscenza che ci sono una miriade di bevande alternative e volutamente le etichetta come orrende. No buono!

  7. Hai fatto bene a censurare, anche io da un libro per bambini mi aspetto un approccio più equilibrato!
    Per quanto riguarda la questione latte: dopo l’allattamento al seno D. non è mai riuscito ad abituarsi a quello vaccino, quindi al mattino mangia yogurt bianco con frutta, o altrimenti pane e marmellata, …
    Parlando con una persona che lavora nel campo, mi ha confermato che il latte industriale è molto manipolato. Sarebbe meglio servirsi delle macchinette che vendono dal produttore al consumatore il latte crudo. Che però va consumato previa bollitura, e anche con questa si perdono tante sostanze importanti.
    Senza contare il fatto di come vengono trattate/allevate le mucche da latte: http://mammavegana.blogspot.com/2012/01/e-se-la-mucca-e-tenuta-bene-qualche.html

    (Spero di non essere stata troppo confusa!)
    Buon we 🙂

    • Robin!
      1) sì, il latte “moderno” è molto ma molto manipolato, ben lungi dall’essere identificato con il latte di una volta e poi era meno disponibile, quindi una volta se ne beveva in ogni caso di meno, oggi è tutta un’abbuffata…
      2) racconterò anche di tuo figlio allora ad Alice… sarà alleggerita…
      3) vado a vedere il link, grazie!
      4) confusa? chi? dove?

      buon we a voi!

  8. la tua proposta sembra un inno al latte qualunque esso sia, adesso me ne vado a bere un bel bicchiere, di soia naturalmente!
    La tua scelta è azzeccata ma se fossi in te non mi sarei neanche posta il problema di “censurare” l’avrei fatto senza ulteriori ripensamenti.

  9. mi piaci e al solito mi metti in crisi. mi piaci e mi rafforzi perché si, anche qui (tra a chi non piace (io) chi ha scelto di non volerne più e di sostituirlo (con te, succo o yoghurt – la Pulce) chi è intollerante al lattosio (Pulcino con sieroproteine al momento reintrodotte domani chissa) coltiviamo la varietà, la tolleranza e anche la visione che ci sono tanti mondi possibili (però se ce n’è uno in cui mi cancellate il caffé so mica se ci vado, eh?) però mi metti in crisi perché alcune volte – nonostante i mille tentativi, di cui 900 riusciti, anche grazie ai tuoi suggerimenti – nelle ricette piene di sostituti bramerei tanto una grattata vuoi di parmigiano vuoi di burro o altro. è dura imparare la tolleranza e l’apertura e l’empatia e non ferire…. grazie però di questo cartello, voglio crescerci ancora un bel po’ sull’essere più “delicata” nel pensare a certi “vincoli” alimentari che si portano dietro per “tradizione”! grazie, Monica, a presto, francesca aka silvietta

    • ah ah ho appena lasciato un commento da te:)
      e… non andare in crisi, anch’io ogni tanto mi metto furtivamente un bel pezzo di grana in bocca… ma il punto è come cogli tu… la tolleranza e non hai idea della brutalità di certe persone, adulti e bambini, nel giudicare, nel mortificare e non importa se sei paraplegico o allergico, c’è che ognuno ha una sfera intima violabile e a volte siamo impreparati… ma grazie agli amici che mi scelgo e che come coppia ci scegliamo, grazie alla mia voglia instancabile di cercare (sarà che sono figlia unica) “simili” per condividere e “diversi” per confrontarmi e grazie a questo blog che io non volevo perché temevo di non saperlo gestire… potrò offrire ad Alice “la terza via” e il sostegno per intraprenderla, dove per terza via, intendo quella che non ti appare subito, ma devi cercarla… un abbraccio franci aka silvietta

  10. Un libro di cui si è costretti a cancellare una frase… è un libro di cui si può tranquillamente fare a meno, sono troppo dura? per fortuna la letteratura per l’infanzia spazia molto oltre questi libri che in definitiva non lasciano nulla in chi li legge.

    • In generale mi sento di dire che ad ognuno il suo libro, quindi noi ne possiamo fare a meno, mentre per la mamma di Francesco, il bimbo che ce lo ha prestato, è fondamentale, perché la aiuterebbe a far accettare il latte al figlio… ma su questo argomento un’amica psicoterapeuta ha la sua tesi, ossia… se un figlio “rifiuta” un alimento… ci sono tanti perché, oltre al gusto… ma questo è un altro argomento.

      Ora che mi ci fai pensare, non so quel libro cosa abbia lasciato ad Alice… perché non glielo ho più riletto… so solo che se lo ricorda, non se perché è dell’amico o per la trama…

      In linea di massima, io cerco sempre di arrivare alla fine di un libro, perché ritengo che se vi scovo anche una sola frase che mi colpisce, è valsa la pena leggerlo. Ci sono però libri dei quali non sono riuscita a vedere la fine, perché non … facevano per me. Altri libri che non fanno per me, ma fanno per altri e quindi li regalo.

      Però ora ti svelerò una cosa. Dopo aver letto il libro mi sono un po’ indispettita per quella frase. Poi ho assolto l’autrice perché ho letto la sua biografia e ho scoperto che ha vissuto in un’epoca storica non ordinaria, ha subito privazioni… non so, qualcosa nella mia mente, nel cuore, mi fa dire… lei non ne ha colpa, il libro non ne ha colpa, prendiamo quello che ha di buono, eliminiamo le poche righe che non ci convincono e andiamo avanti…

      Sbaglio?

  11. Qualsiasi cosa tu faccia per il bene di tua figlia va bene! Interessante suggerimento!

  12. Quello che volevo dire – e mi scuso se sono stata molto brachilogica! – è che nella individualità delle scelte ci stanno anche i condizionamenti, posto che siano ‘liberi’ (cioè in una società in cui è possibile accedere a ogni tipo di informazione e viga libertà di opinione, espressione, pensiero e stampa). Nell’idea dell’individualismo classico liberale, quello che chiamiamo ‘condizionamento’ è semplicemente uno dei tanti fattori che possono influenzare una scelta e, posto che appunto vi sia teorica parità di opportunità per tutte le opinioni di essere espresse e recepite, non si può intendere come costrizione ma come componente.
    Sì, pensavo alla vecchia massima di Stuart Mill sulla libertà del singolo che finisce dove comincia la libertà altrui, frase oramai spesso abusata e che invece è molto forte, secondo me, perché pone l’accento sul confine necessariamente mobile, e sempre negoziato e negoziabile, che ha la relazione umana. Per questo mi sembra che questo libro non sia buono: perché un libro, specie per bambini, che bolla un’altra cosa buona come ‘minore’ e ‘falsa’ non è un libro che negozia, ma che afferma in maniera perentoria. E dunque è l’atteggiamento di fondo che non mi piace.

    • Non scusarti, e anzi grazie di questo chiarimento che approfondisce e arricchisce.
      La frase che citi, la ripeto fino alla nausea ad Alice, come “non fare ad altri ciò che non vuoi che sia fatto a te”, ossia domandati che effetto farebbe su di te quell’affermazione, quel giudizio, quell’azione…

  13. Neanche a me piace che le bevande alternative al latte siano definite come delle schifezze, anche perché è noto che molti bambini (e adulti) hanno allergie o semplicemente non riescono a digerire questo alimento. Quindi mi chiedo se un autore per bambini non debba porsi questo problema quando scrive un libro.
    Un’altra cosa che mi “perplime” è: che male c’è se un bambino non vuole bere il latte semplicemente perchè non gli piace? A mio figlio non piace il riso e io non glielo faccio. Ci sono mille alternative!

    • Non so. Un autore scrive e basta, credo. Il suo obiettivo poi credo fosse un altro in realtà. Io vi ho offerto un aspetto. Volendo se ne potrebbe individuare un altro, ossia il concetto di distanza… perché alla fine del libro il latte di mucca viene riabilitato e viene cancellata la parola distanza… ma devo rileggerlo, perché da quella prima volta, non l’abbiamo più letto:(

  14. Carlotta

    Ciao Monica, io vorrei solo dirti che io avrei fatto lo stesso: i nostri bambini con alimentazioni speciali a volte sui trovano a mangiare cose poco appetibili per chi può mangiare altro, variare. Eppure sono il loro cibo quotidiano, io non permetto che nessuno, neanche le sorelle, commentino negativamente quello che Pietro mangia, è una forma di rispetto e di amore verso di lui. Cercare di farli crescere senza che si senta

    • Evvai Carlotta! siamo tutti con te!

    • carlotta

      (ho inviato per sbaglio)… 🙂
      Cercare di farlo crescere senza che si senta ‘sfigato’ passa anche dal fatto che non mangia cibo di serie B, io ne sono convinta!
      Inoltre penso che sia vero che dobbiamo aiutare i nostri figli a stare al mondo e non metterli sotto la campana di vetro in generale, ma perché Pietro DA PIU’ GRANDE abbia le armi per stare al mondo ora il mio compito è proteggerlo irrobustendo la sua AUTOSTIMA. POI saprà sollevare le spalle e lasciarsi scivolare addosso certi commenti sgradevoli e di scarsa sensibilità o anche rispondere verbalmente.
      Ora il mio compito è ‘semplicemente’ che si senta ‘normale’, felice di stare al mondo, desideroso di andare incontro al mondo nel mondo…. testimoniandogli che secondo me vale la pena vivere!
      Scusate, io non ho studiato psicologia, poca filosofia, questa è in sintesi quello che penso del mio compito educativo… ben venga anche un libro con una frase ‘sconveniente’ se ci aiuta a riflettere di cosa desideriamo per i nostri figli e cosa proponiamo loro. Grazie Monica per avermi dato l’occasione di verbalizzare questo pensiero …. scusa la lungaggine!

      • Sai Carlotta,
        il tuo commento potrebbe essere “il manifesto” del genitore del bambino allergico.
        Non aggiungo altro, se non grazie di cuore di quelle belle parole.

  15. Da piccola non ho mai amato il latte e quindi non lo bevevo. L’ho riscoperto grazie al mio compagno che invece a colazione non ne può fare a meno. Il pupo lo adora e guai a toglirgli il suo bibe di latte a mattina e sera. Però non conosciamo gli altri latti e potrebbe essere un’idea assaggiarli. In gravidanza avevo il diabete gestazionale, una dieta strettissima da seguire con pochissimi carboidrati, che adoro. Ero diventata super integralista: guai a chi citava o mostrava focacce, pani, piadine etc. Per cui hai tutta la mia comprensione.

    • Io ho imparato a conoscere il ruolo degli alimenti sul nostro organismo, quando mia madre mi portò da un medico per rivedere l’alimentazione, in quanto ero ingrassata eccessivamente per la mia età e altezza. E non mi è mai pesato eliminare, ridurre, certo poi tornavo a consumarlo, con moderazione, ma avevo la consapevolezza di ciò che mangiavo.
      Se tutti, genitori e figli, lo sapessero guarderebbero al cibo, tutto il cibo, con occhi diversi, e potrebbero cambiare i loro comportamenti…
      p.s. anch’io in gravidanza ho avuto il rischio di Dg, e quindi so bene…

  16. Che argomento immenso!
    Ecco, se vuoi, ha ragione chi afferma che ogni libro può portare qualcosa di buono, anche solo uno spunto di riflessione. Sicuramente io non avrei avuto dubbi a fare coe te, tua figlia sicuramente non ha bisogno di ulteriori complicazioni per farla breve. Non è questione di proteggerla in modo eccessivo, non si tratta di sottrarla ad un confronto ma evitarle una buccia di banana che tu hai visto dall’alto delle tua esperienza. Che senso avrebbe avuto farcela cadere sopra? Non sentirti in colpa per questo, anzi…
    E convengo con ‘povna, è un libro ideologico, giudicante, moralista, non un buon libro per bambini. Detto questo è bello che tu abbia trovato empatia per l’autrice e abbia scisso la sua figura da questo suo lavoro, ma tu hai la maturità per farlo, tua figlia no.

    ciao

    • Grazie Cì! Sì, più leggo i commenti e più mi rendo conto che è un argomento che in realtà ne contiene molti altri tipo matrioska… Quella frase gliela farò leggere e le chiederò cosa ne pensa lei…
      Grazie delle tue preziose considerazioni.

  17. I miei bimbi hanno cancellato il latte quando ho tolto di mezzo il biberon e non ne hanno voluto più sapere. Il piccoletto ogni tanto scende a compromessi se ci metto un bel po’ di cacao ma senza troppo entusiasmo. Per loro non si è trattato di problemi alimentari ma di una loro “scelta”, se la possiamo chiamare così….

    • E non hai idea di quanti bambini di mia conoscenza non bevano latte o/e non mangino formaggi ci siano. Ma tu pensi che il loro pediatra si accanisca come i nostri medici di riferimento per le carenze di calcio? Certo che no! Mentre Alice è sempre sotto lente di ingrandimento, ma di questo se ne parla un’altra volta 🙂

  18. paola

    Ciao Monica,
    grazie per questo post! Premessa doverosa: IO ADORO il latte!!! Da sempre sono abituata a bermi bicchieroni di latte, freddo, caldo, con il cacao, con il caffè , con l’orzo, al mattino, al pomeriggio e spesso anche la sera (al posto della cena!) . E , sinceramente prima che mia figlia sviluppasse questa intolleranza (allergia?) , non prendevo neanche in considerazione l’idea di bere un “latte alternativo”!
    Sono bergamasca e il latte, il burro, i latticini sono da sempre sulla nostra tavola e sopratutto su quella dei nonni. Tante volte ho sentito anch’io quelle frasi : “poverina, cosa è costretta a bere, come è brava, non si lamenta….!” e mi facevano e mi fanno ancora arrabbiare, forse non ho ancora del tutto accettato che la mia piccolina non può mangiare tutto quello che vuole (o che IO voglio…).
    Per quanto riguarda i commenti propri sul libro sono d’accordo a modificare le frasi, io lo faccio spesso , quando ritengo che non siano adeguate per l’età di mia fglia.

  19. ornella

    Monica, io avrei cancellato la frase, il libro e tutto il latte prodotto in Italia e all’estero !!!!!
    C’è da dire che, noi mamme possiamo fare, e facciamo, di tutto, per trovare l’alternativa ed aggirare/risolvere il PROBLEMA, ma è indubbio ed amaro ammetere che questi figli, nonostante tutte le accortezze profuse, vivono, nella loro propria solitaria individualità, un grosso disagio che condiziona molto la loro vita di relazione.

    • Sì Ornella, e mi domando spesso cosa possiamo fare noi genitori per fornire loro le ali…
      Tu parli di “accortezze”, però le accortezze mi fanno pensare alla vita di ordine pratico, ma sul piano emotivo, cosa facciamo noi genitori? Cosa non facciamo? Cosa dovremmo fare e non fare? E’ un argomento spinoso, terribilmente soggettivo, perché ognuno vive la soggettività della patologia, sia in termini di gravità, sia in termini di ambiente famigliare e sociale, eccetera. E’ una gran fatica, comunque.

      • ornella

        E’ così come dici, cara Monica, è estremamente soggettivo e la consapevolezza della gravità, che purtroppo c’è ed è enorme, credo che si acquisisca via via che si cresce e si diventa adulti, scontrandosi con realtà che quando si è piccoli si intravedono, ma sembrano lontane.
        Oggi Alessio è fuori casa, per studio, le “ali” crediamo di avergliele fornite, ma, come ti dicevo, non è facile, ne’ per lui ne’ per noi .
        Ed è nel non poter mangiare a mensa, nella convivialità che viene fuori quello di cui parlavamo.
        Peccato che tu ed il tuo blog siate arrivati a noi solo oggi, ne avremmo avuto molto bisogno quando Alessio era piccino, quando avremmo voluto condividere con chi, come te sapientemente e con sensibilità, conosce le molteplici sfaccettature del problema, sia dal punto di vista organizzativo che emotivo (pensa che allora si iniziava a parlare dell’alternativa-latte di riso e ne importavano una sola qualità dall’America e bisognava ordinarlo nel capoluogo).
        Però, oggi, almeno sul piano organizzativo, molto immodestamente, sono bravissima.
        CIao.

      • Cara Ornella, anche solo sei anni fa, la situazione era ben diversa. Pensa che all’epoca, io “importavo” dall’Italia il latte formula a base di soia o di riso, perché in Germania avevano solo quello per neonati, e non di proseguimento… ora mi fai venire una curiosità, mi informerò se è cambiato qualcosa nel frattempo.
        Comunque, credo che ti chiederò il numero di telefono! Per approfittare della Tua di esperienza.
        visto che “immodestamente” affermi di essere bravissima sul piano organizzativo, non voglio perdere questa occasione!
        Un sincero caro saluto e a presto 🙂

  20. ornella

    Per Carlotta.
    Io e mio marito abbiamo fatto tutto quello che dichiari nel tuo convincentissimo “manifesto”.
    Abbiamo cercato di non far pesare nulla a nostro figlio, offrendogli sempre l’alternativa, pur di consentigrli di stare a mangiare con gli altri il suo cibo, spiegandogli che quello che era nel piatto, seppur buonissimo per lui (non aveva e non ha, tuttora, termini di paragone), passava in secondo piano rispetto al desiderio ed all’importanza di stare insieme agli altri.
    Abbiamo cercato di renderlo autonomo e forte, dandogli il modo ed i mezzi per affrontare il domani da solo.
    Però, questo è stato possibile farlo fino a quando è stato bambino e poi ragazzino, mentre ora che ha 20 anni, invece di semplificarsi, il problema sembra riproporsi : Non accetta piu’ di portare con se la sua pizza all’incontro con gli amici di sempre, non vuole più venire alle feste in famiglia che si svolgono fuori casa. Si sente in imbarazzo.
    E dire che pensavo che da grande sarebbe stato tutto più semplice!
    Ma noi siamo quì, sempre a sostenerlo.
    P.S. Anche se non hai studiato psicologia, sei stata molto brava a verbalizzare il tuo pensiero, che, poi, è anche il mio.

    • Cara Ornella,
      ero convinta di aver replicato, e invece devo aver fatto qualche pasticcio…
      in realtà tutti noi attraversiamo delle fasi, di crescita, e la crescita passa anche attraverso la crisi.
      E 20 anni è una fase importante. A 19 anni io sono uscita di casa… E alle feste di famiglia c’ero solo a Natale, perché il mio motto era “Natale con i tuoi, Capodanno e Pasqua con chi vuoi”. Vanno e poi tornano. La domanda è un’altra. Tu ti fidi di tuo figlio?
      Un abbraccio, con sincera comprensione, Monica

      • ornella

        Forse ho dato un’impressione errata. Certo che mi fido, è una persona molto sensibile e responsabile, e lo è stato anche da bambino.
        Per quanto attiene ai pranzi di famiglia, mi riferivo a quegli appuntamenti irrinnunciabili che si possono avvenire in un ristorante, dove tutto si complica.
        Ciao!

      • Non scusarti Ornella, e la mia non era una domanda retorica, ma è una domanda che mi pongo io, immaginandomi Alice quando avrà 20 anni e io non sarò certo più al suo fianco, e quindi mi domando quale strumenti “metterle nello zaino della vita”, perché lei possa fare da sola da grande… e questo spazio è troppo esiguo per spiegarsi come si deve… grazie Ornella della tua preziosissima testimonianza.

    • Carlotta

      Cara Ornella,
      come avrei voglia di conoscerti e poterci confrontare, te come tutte le mamme con bambini con reazioni anafilattiche. Il mio convincente e appassionato commento potrebbe nascondere l’idea che sia facile, ma le insidie sono sempre dietro l’angolo. Ultimamente, dopo l’ultima visita in ambulatorio di anafilassi, siamo di nuovo sotto sopra e avrei proprio bisogno di mamme con la stessa esperienza con cui condividere timori, incertezze, perplessità… oltre alle cose belle!
      Cmq, rispetto a quello che scrivevi di tuo figlio, il famoso detto ‘bambini piccoli problemi piccoli, bambini grandi problemi grandi’ è sempre vero come mi mostri tu! e come sappiamo tutto nella vita va a fasi. Da piccoli possiamo seminare, poi da grandi devono giocarsela loro (con il nostro sostegno alle spalle…. se lo vogliono) con il loro carattere: noi abbiamo una fantastica babysitter 24enne, allergica con reazioni anafilattiche, come mio figlio va in giro con l’adrenalina in borsa 🙂 Ha probabilmente un carattere diverso da tuo figlio: sprizza voglia di vivere da tutti i pori, ha intorno a sé amici che hanno scritto cosa non deve mangiare e se la invitano cucinano pensando a lei. Questo per dire che un carattere magari aperto e solare coinvolge intorno a sé diversamente da chi magari più timido o infastidito dall’essere ‘speciale’ potrebbe fare.
      La tua sfida sarà la mia tra qualche anno, anche per questo mi piacerebbe che ci fosse un luogo/momento per incontrarci.
      CIAO!

      • valeria

        Ciao Carlotta, l’idea della baby sitter allergica è ottima! Te la rubo subito!!
        Anche mio figlio è allergico a rischio anafilassi e già ovunque col fastjekt. Le occasioni per incontrarsi vanno create, io lo faccio da un paio di anni in toscana e abbiamo messo sù una bella rete di famiglie allergiche che restano in contatto via web. E per i bambini e ragazzi è importante vedere che non sono soli e imparare da altri quali strategie per la pizza con gli amici, il compleanno, la gita..

      • Carlotta

        Valeria, tu sarai invidiosa della baby sitter allergica (che io custodisco gelosamente perché è un dono prezioso!!!!), io sono invidiosa della rete di famiglie!!!! Questo blog è fantastico, è un’occasione di condivisione, ma mi manca la fisicità e il contatto diretto con altre esperienze. In questo periodo sono un vulcano di domande e non mi sembra ragionevole postarle tutte insieme qui… d’altra parte quando certe domande pratiche e di prospettiva urgono non è che si può aspettare il topic giusto 😀
        Monica, Valeria cosa mi suggerite?

        PS: la babysitter allergica è stata un regalo della Provvidenza: l’anno scorso ho passato un periodo brutto in cui mi sembrava irrealistico pensare che Pietro avrebbe potuto avere una quotidianità serena perché troppo condizionata dalle numerose allergie e dalla gravità delle stesse. Piangevo di nascosto… pregavo per capire come sostenerlo…. all’improvviso è comparsa lei: 23enne allergica con anafilassi, felice, ha fatto di tutto: dalle gite a scuola alle vancanze studio all’estero, viaggi, vita sociale… per me è stata la risposta della Provvidenza alle mie domande che chiedevano che anche così valesse la pena e si potesse essere felici… guardando lei, io e mio marito di siamo sentiti più certi di come accompagnare Pietro e che la possibilità di essere felice era per lui come per le sue sorelle, sane.

      • Io propongo un incontro.
        Carlotta, io e te possiamo incontrarci quando vuoi! Sentiamoci via mail.
        Ma l’esperienza di Valeria è impagabile e da tempo ci pensavo. Io stessa ho molto da imparare.
        Inoltre, la Toscana è a metà strada tra il Nord e il Sud. E magari potrebbero associarsi quei genitori che abitano sparsi nelle varie province d’Italia. E se lo organizziamo di sabato, non c’è il traffico tipico del rientro domenicale.
        Valeria? Che ne dici?

      • ornella

        Cara Carlotta,
        sarà, molto probabilmente, un fatto caratteriale, che si è rilevato, ovviamente, solo adesso che è ormai un giovane adulto.
        Però, a volte mi prende il dubbio. Forse noi genitori non siamo stati abbastanza bravi nel gestire il fattore emozionale ?
        Abbiamo creduto che organizzare zainetti, medicine, fast jekt, lunch box, portargli la pizza davanti alla pizzeria o fargli portare il suo cibo ovunque, fosse stato, negli anni, un passaggio ormai sperimentato, riprovato, metabolizzato e superato.
        Abbiamo giustamente creduto che stare con gli amici fosse importante, ma essendo questi bambini/ragazzi/giovani adulti allergici indiviudui estemamente sensibili, è indubbio che le innumerevoli rinunce che devono fare, in alcuni, a volte, possono provocare un momento di rifiuto o di chiusura.
        Eppure da bambino/ragazzo ha partecipato a tutte tutte le feste, gite, viaggi (anche all’estero) iniziative, eventi che sono stati organizzati tra i suoi amici, che, sapendo, lo fanno sempre tutelato .
        Semmai, noi, a sua insaputa, siamo rimasti nei paraggi dei luoghi dove si svolgeva la festa, pronti da intervenire (……e meno male!!!); Abbiamo acquistato, all’epoca, uno dei primi telefoni cellulari in commercio. Insomma, siamo stati, e stiamo, sempre sul chi va là, ma abbiamo sempre cercato di dare “normalità” al suo essere “speciale”.
        Sono concetti che stridono, ma un genitore tenta di smussare sempre su tale argomento.
        Per quanto attiene alla tua baby sitter, credo che sia una convivenza positiva per tuo figlio, perche’ …..”non è solo”, ha un momento di confronto con qualcuno che ha le sue stesse limitazioni ed ha in borsa la sua stessa medicina…..e non è poco.
        Cmque, io sono quì, e, come dicevo a Monica, anche se in ritardo di anni, ho piacere di parlare con chi condivide la nostra specialità.
        Ciao.

  21. Mia figlia vive di latte!! Cioè, non proprio…ma lo adora. E il secondo non è da meno.
    Detto ciò…io ho una leggera intolleranza al lattosio, ma roba da poco, per cui evito di berlo (nonostante mi piaccia taaaaanto) e consumo regolarmente latte di soia (che comunque mi piace).
    Detto anche ciò…passiamo al tuo post nello specifico: hai fatto proprio bene! Te lo hanno scritto già le altre e te lo confermo io, per quanto possa valere 🙂 tu sai gestire molto bene il problema di tua figlia, lo leggo dai tuoi post, e ti ammiro molto: sai certamente scegliere cosa è meglio per lei.
    Un abbraccio, ciao!

    • Sai Maris, non so, ogni tanto mi faccio delle domande… ma prendo il tuo commento come un bell’incoraggiamento, perché ammetto che questo spazio è una bella occasione per confrontarsi, nel bene e nel male.

  22. Pingback: Homemademamma » Venerdi’ del libro: “Il silenzio dell’onda”

  23. Carlotta

    Ciao Ornella, ho aspettato un po’ per risponderti perché la delicatezza dell’argomento merita una riflessione. Sono convinta che l’aspetto caratteriale sia incidente, ma determinante? allora i giochi sarebbero fatti: noi genitori possiamo fare qualcosa, ma quanto?
    Poi mi sono soffermata sul ‘abbiamo sempre cercato di dare “normalità” al suo essere “speciale”’ e ho pensato che forse è qui l’inghippo in cui io stessa forse sto cadendo: una cosa è farli crescere senza che si sentano ‘sfigati’ e forse altro è dar loro la parvenza di essere ‘normali’… in fondo questa croce loro ce l’hanno…. Pietro ora è piccolissimo (quasi 5 anni) e sono convinta che il mio compito ora sia proteggerlo e testimoniargli che in qualunque condizione vale la pena essere al mondo, che si può comunque essere lieti! Ma quando e come è ora di lasciare che inizino a portare la loro piccola croce, a farsi ossa e muscoli, a scontrarsi con la fatica e non vivere la fatica stessa come obiezione. In questo senso essere insieme ad altri genitori con relativi figli allergici penso sia una grandissima risorsa.

    Monica a breve ti scrivo e mi piacerebbe proprio conoscerti di persona.
    Ornella di dove sei? Io di Brugherio (Monza e Brianza).
    Sono favorevolissima ad una trasferta Toscana per conoscere Valeria e i suoi amici!

    • Cara Carlotta,
      la tua domanda “quando e come è ora di lasciare che inizino a portare la loro piccola croce, a farsi ossa e muscoli, a scontrarsi con la fatica e non vivere la fatica stessa come obiezione” è la medesima che ci poniamo tutti, più o meno formulata con domande differenti e merita una risposta, perché sebbene nessuno lo dica, lo scriva, ma a tratti la provi, sotto sotto c’è l’angoscia di morte e questa si insinua in ciascuno di noi in modo differente, perché ciascuno è cresciuto in modo differente, con famiglie e storie personali differenti. Non è un tema che si risolve in due battute e questa domanda meriterebbe una risposta più professionale che non le mie impressioni. Sei d’accordo se la giro ad una persona perché ti, mi, ci dia una risposta? Una fra tante, mi rendo conto, però mi interesserebbe…

      • Carlotta

        Sono d’accordissimo sia sul fatto che non ci sono risposte riducibili in due battute né risposte auto-referenziali proprio perché c’è di mezzo la vita stessa dei nostri figli. Premesso poi che non stiamo cercando ricette da applicare (“la teoria è una cosa, la pratica può essere talvolta un’altra”) penso che coinvolgere un parere professionale sia proprio un passo utile da fare, grazie per averlo proposto. Se poi riuscissimo ad organizzare un incontro dal vero sarebbe anche FANTASTICO!!!
        A chi pensavi? 😉

      • mhm non ho ancora deciso, qualcuno fuori dal coro, mi faccio viva presto comunque con un post (ho una serie di bozze di articoli che mi fanno venire i brividi, ma è un periodo … intenso …)
        Aspetto di leggerti per incontrarci, avrei un paio di cosette da chiederti 🙂

      • ornella

        Carissime Monica e Carlotta,
        scusate il ritardo, ma ero dal pargolo “fuori sede” a spadellare un po’.
        “Cancelliamo il latte” ha scoperchiato il vaso di Pandora, arrivando a toccare le corde più profonde e dolenti, quotidianamente sopite, allontanate dalla nostra mente e bruscamente soffocate.
        Non posso che condividere i sentimenti, le emozioni ed i pensieri della nostra comune esperienza e rispecchiarmi nelle vostre parole, di costante supporto ed incitamento verso i nostri figli, nonchè di pesante consapevolezza della fatica di questo macigno portato sulle loro e sulle nostre spalle.
        Però, appunto, nessuno sa come coniugare questi due momenti, nessuno sa come non far stridere l’ingranaggio “normalità ed allergia”, nessuno ha la ricetta.
        Cara Monica, l’iniziativa di chiedere un parere professionale è veramente interessante e ti ringrazio molto per aver avuto questa splendida idea che potrà illuminarci, e spero sollevarci, su questo aspetto cosi’ delicato e profondo della patologia.
        Cara Carlotta, purtroppo, siamo lontane, io sono del Salernitano .
        Piacere di conoscere te e Monica !
        Un Abbraccio virtuale.

    • p.s. l’idea di incontrarsi in Toscana non è campata per aria e spero di avere notizie interessanti a breve…

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