LIBRI: La stagione delle cattive madri

La stagione delle cattive madri, di Meg Wolitzer, Garzanti

La Stagione delle Cattive Madri, di Meg Wolitzer, edito da Garzanti Editori, è uno dei quei romanzi il cui titolo e la cui trama creano molte aspettative che però rimangono tali fino alla fine del libro, secondo me, ma che, nonostante tutto, stimola qualche riflessione. Questo libro partecipa all’iniziativa “Il Venerdì del Libro“, di HomeMadeMamma.

“New York. Amy ha quarant’anni e come ogni giorno è pronta per la sua densa giornata di impegni: svegliare il figlio, preparare la merenda, accompagnarlo a scuola e alle lezioni di pianoforte. La vita da avvocato rampante è lontana anni luce ormai, così come l’ebbrezza che le dava battere gli avversari in aula. Tutto ora le pare così piatto e prevedibile. Anche per Jill il lavoro da sceneggiatrice è solo un remoto ricordo […] Amy, Jill, Roberta e Karen: quattro amiche inseparabili, quattro madri a tempo pieno, brave, buone, impeccabili. Fino a questo momento. Perché adesso è venuto il tempo di dire basta. Il lungo sonno è finito: i figli sono cresciuti, non hanno più bisogno della loro costante presenza. È giunta la stagione che aspettano da anni. È tempo di riprendere in mano la loro esistenza, costi quel che costi, e trovare il coraggio di guardare oltre i cancelli della scuola dei loro bambini…”

Ho acquistato il libro perché ero curiosa di scoprire cosa avrebbero trovato oltre i cancelli e perché sotto sotto anch’io comincio ad avvertire un certo fermento, ma non so bene ancora dove e come direzionarlo. Questo blog, mi rendo conto mentre scrivo, è stato il primo passo.

L’anno prossimo per Alice comincerà una nuova stagione, quella della scuola elementare, con nuovi orari e abitudini, nuovi compagni ecc. Che forse questo possa coincidere con una nuova stagione anche per la sottoscritta?

Un giorno eravamo ai giardinetti e una mamma conosciuta “sulla panchina” mi stava chiedendo la ragione per cui io non stessi più lavorando, ma io non ho avuto il tempo di rispondere perché mia figlia è stata più veloce di me: “Perché io sono allergica…”.

Alt! No! Falso! Io non ho scelto di tornare al lavoro per via delle sue allergie o per via della sua dermatite atopica, bensì per il corso degli eventi che ci hanno fatto rientrare in Italia prima di quanto io e mio marito avessimo programmato, e questo le deve essere ben chiaro.

Alice non è una malata grave e può farcela anche “da sola”. Anche quando la mamma non è lì vicino a lei, perché ci sarà qualcun altro di cui lei potrà fidarsi e che potrà aiutarla ed eventualmente chiamarci in caso di emergenza. Io ci sarò sempre, anche se un giorno dovessi decidere di tornare a lavorare (il se, il come e il quando sono ancora indefiniti).

Qualcosa mi dice che devo essere chiara su questo punto. Lei non è e non deve percepirsi come la mia zavorra. Alice non deve sentirsi la causa del mio mancato ritorno al lavoro. È stata una mia scelta, dettata anche dal fatto che all’epoca vivevo in Germania, dove avevo un’occupazione e dove il congedo parentale dura fino a tre anni compiuti, per ciascun figlio! Occupazione alla quale sarei probabilmente tornata, tant’è che da brava lavoratrice “superefficiente”, avevo addirittura provveduto a trovare la mia sostituta, per potermi prendere il tempo necessario, che io avevo immaginato fino all’anno di età di Alice. Peccato però che all’epoca la sua dermatite atopica fosse alquanto bizzosa, inducendoci a guardare oltre confine e decidendo di consultare gli specialisti italiani, con conseguente “su e giù” tra Germania e Italia, e via dicendo.

Quando siamo rientrati in Italia, non c’era un altro lavoro ad attendermi e in quel momento ho scelto di non mettermi subito alla ricerca di un nuovo lavoro, perché mi andava bene prendermi tempo per ricominciare, un’altra volta. E vi assicuro che dopo anni all’estero, ricominciare a Milano, con figli non è proprio il massimo.

A quel punto ho capito che dovevo spiegarlo anche a lei.

Tornassi indietro? Ripeterei esattamente tutto! Questo blog, per esempio, non sarebbe forse mai nato, perché non avrei avuto il tempo per immaginarlo, idearlo, concepirlo e realizzarlo… e ora per aggiornarlo.

E’ anche vero, però, che una malattia, soprattutto se cronica, può indurre una madre a posticipare il rientro al lavoro, e magari può indurre ad una riorganizzazione famigliare da un lato e personale dall’altro, soprattutto quando si tratta di lattanti.

Come ho spiegato anche in questa intervista, in linea generale, la scelta di rimanere a casa dal lavoro prescinde da malattie dei figli. Fattori come condizioni economiche, età della madre, contesto famigliare, professione della madre, tipo di madre che si è avuta, personalità, esperienze personali, ecc. possono di per sé condizionare la scelta di tornare o meno al lavoro. La dermatite atopica, o le allergie, a mio personalissimo avviso, da sole, non costituiscono una buona ragione per annullarsi e dedicarsi unicamente alle cure del figlio/della figlia, anche se molto dipende da quanto piccolo è il/la figlio/a e dalla gravità delle manifestazioni. Riconosco, infatti, che di fronte a un bimbo in fasce “devastato” dalle lesioni, con tutti i disagi che queste comportano, siano molte le madri che preferirebbero posticipare il rientro al lavoro, fin tanto che la Legge glielo consente, e su questo punto molto dipende anche se da dove si vive (una madre tedesca, indipendentemente dal reddito e dalle condizioni di salute del figlio percepisce un bonus famiglia per ogni figlio fino a 18 anni di quest’ultimo!). Oppure di fronte a un bambino piccolo che ha avuto un episodio di anafilassi grave.

Il problema è un altro. Una madre per poter compiere serenamente le sue scelte deve poter contare prima di tutto sull’appoggio e sulla complicità del suo compagno, nonché padre dei suoi figli, su una rete famigliare o amicale che la sostenga e la aiuti nei momenti difficili, su strutture sociali,affidabili. Non sempre questi fattori sono compresenti e allora le cose cambiano.

Per il momento sono ancora davanti al cancello… Mi piacerebbe sinceramente sapere cosa ne pensate voi.

Di seguito gli altri blog partecipanti all’iniziativa di HomeMadeMamma:

madrecreativa

mammamogliedonna

officinadellefavole

baby green

supermamma

stimadidanno

libri-stefania

unconvetionalmom

lascuolainsoffitta

flaviolandia

caralilli

pollon

suegiuperlapianura

sly-lamiavitainunblog

vogliounamelablu

mammainverde

NatixDelinquere

Spero di non aver dimenticato nessuno …

Attenzione: domani parto per la montagna, dove le connessioni sono pessime e non so se e quando riuscirò ad aggiornare il blog.

Io voglio essere ottimista, altrimenti, nella peggiore delle ipotesi, ci rivediamo al più tardi lunedì 28 p.v.

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13 commenti

Archiviato in LIBRI & Riviste, PENSIERI DI UNA MAMMA

13 risposte a “LIBRI: La stagione delle cattive madri

  1. Il libro che segnali non lo conosco… Per il resto, io ho ripreso a lavorare da poco, dopo essere stata con i miei bimbi per quasi cinque anni. Ho avuto la fortuna di essere reintegrata nel mio posto di lavoro (faccio la giornalista) ma ci sono giorni in cui non è facile conciliare tutto… E poi come dici tu, quando si trovano degli ostacoli (passami il termine) anche nell’ambiente familiare è la fine… Io un’occhiatina oltre i cancelli l’ho data, riprendendomi un po’ di spazio per me… Ma non sempre è facile!!!

    • @Stefania
      sigh, lo so, per questo sono ancora in stand by… Ma sono ottimista. Ho conosciuto una mamma che ha cominciato a lavorare per LA PRIMA VOLTA intorno ai 50-60 anni, non ricordo bene, perché il marito era morto improvvisamente. I figli erano grandicelli, non tutti indipendenti, ma la cosa era fattibile. Ha avuto un gran successo. Ha saputo trasformare una passione (per il giardinaggio e simili) in un lavoro, insieme ad altre amiche! La penso spesso…
      @Silvia
      sull’argomento si scrivono tanti libri… tante mamme blogger scrivono articoli, ma ognuno vive una realtà molto soggettiva e… non è facile. Tanti sono gli aspetti che concorrono, da quelli materiali a quelli psicologici. Ogni tanto bisognerebbe lasciare spazio al “vuoto”, per ascoltare la pancia… non so se mi spiego
      @Supermamma
      comprarlo o non comprarlo? Se cerchi risposte, non comprarlo. E’ lento e talvolta un po’ scontato, un po’ banale. Io non lo ricomprerei. Va bene sostenere la carta stampata, però… se sei a Milano te lo presto:)

  2. modalità mumble mumble on…
    per ora, grazie.
    da tempo provo a scrivere un post sul lavoro, ma non trovo la chiave giusta. per ora archivio e faccio lavorare le rotelline del cervello e l’istinto

  3. cara anch’io mi sento davanti al cancello i miai child vanno entrambi a scuola ma per esempio l’inverno porta vari malanni, d’estate 4 mesi non ci vanno, come si fà ad andare a lavorare?
    ma alla fine il libro com’è ti ha dato qualche spunto utile? vale la pena comprarlo?

  4. Pingback: Venerdì del libro… « Flaviolandia

  5. Tilly

    Mia cognata è rimasta a casa a lungo, prima per scelta e poi, quando magari pensava che avrebbe potuto riprendere a lavorare, per necessità poichè mia nipote (ora una splendida 18 enne) ha perso la sensibilità degli arti inferiori… Ha ripreso il lavoro solo da poco, ma è un chiaro ed evidente segnale che qui in Italia comunque la famiglia poggia sempre in gran parte sulla disponibilità delle madri…

    • Cara Tilly, tocchi un tasto dolente, quello dell’accudimento dei famigliari, indipendentemente dalla loro età, è sempre sulle spalle delle donne. Indipendentemente dal reddito, o se ne occupano direttamente o si occupano dell’organizzazione dell’accudimento, in ogni caso se ne occupano… Anche se in Germania, dove ho vissuto parecchi anni, i legami famigliari sono … diversi e si organizzano diversamente, anche perché possono contare su strumenti sociali che noi ovviamente non abbiamo in Italia.

  6. Un argomento molto interessante. E sono d’accordo con te che la scelta di rimanere a casa o rientrare al lavoro dopo mesi o dopo anni dalla nascita di un figlio dipenda da tanti aspeetti, di diverso tipo. Io ad esempio mi ritengo fortunata ad aver avuto la possibilità di rimanere a casa con mio figlio fino a quando ha compiuto un anno. Ho ripreso a lavorare, solo al mattino, per altri due anni mentre mio figlio frequentava per 4 ore un nido aziendale. Io, se potessi scegliere, vorrei lavorare solo al mattino! E trascorrere tutti i pomeriggi con il mio bimbo, almeno fino a quando non sia abbastanza grande da dirmi: mamma, non hai niente altro da fare che stare a casa con me??? 🙂 Una cosa che invece mi manca tanto è l’aiuto dei parenti perchè ogni volta che mio figlio sta poco bene devo rimanere a casa e utilizzare giorni di ferie. Se devo andare in qualche ufficio o dal parrucchiere, quasi sempre lo devo portare con me. Avere nonni o altri parenti che danno una mano è davvero una gran fortuna!

    • Grazie Claudia del tuo contributo, anche perché mi ritengo fortunata per avere la possibilità di scegliere. Questo è il punto. Ogni individuo dovrebbe poter scegliere e non essere costretto a scegliere, ma qui si aprirebbe un dibattito lunghissimo che magari potremmo fare un giorno su una panchina al parco… Vorrei trattenermi, ma ho la famiglia che preme per partire…

  7. Pingback: Homemademamma » Venerdì del libro: “Leggimi forte”, “Storia delle mie storie” e “Raccontar storie”

  8. Questo libro è bellissimo, l’ho letto tempo fa e mi ha rincuorata!
    Ottimo suggerimento!

    • Vedi come sono diverse le percezioni soggettive? Bene, pero’ e’ questo che mi piace di internet, lo scambio! Grazie di aver lasciato il tuo commento:)

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