Focaccia farcita. Prima puntata.

SENZA PROTEINE DEL LATTE VACCINO, DELL’UOVO, SENZA SOIA, SENZA O CON GLUTINE, CON FRUTTA A GUSCIO (pinoli), CON LIEVITO

Siamo tornate in Liguria e quindi siamo tornate a mangiare la focaccia. Non tutti i giorni, ma saltuariamente ci capita di fermarci a pranzo in spiaggia… portando qualcosa da casa. Mangiare fuori casa, in caso di allergie alimentari importanti, non è sempre possibile, come accennavo in un altro post. Il bar della spiaggia è un ambiente molto piccole e le attrezzature sono sono ridotte: una sola  piastra per i tost, un  solo piano di lavoro, ecc. La probabilità di contaminazione accidentale con alimenti a rischio (formaggio, uova, latte ecc.) è altissima, quindi preferiamo non consumare quasi nulla al bar (tranne ghiaccioli, caffè d’orzo, bibite…).

Quando decidiamo di fermarci in spiaggia portiamo piatti veloci, tipo: insalata di farro, insalata di pasta, torta salata, focaccia imbottita con prosciutto cotto, rigorosamente senza proteine del latte, o prosciutto crudo, oppure, quando riesco a procurarmelo un tipo particolare di tofu alle verdure spalmabile. Bene, nostra figlia ha espresso il desiderio di assaggiare qualcosa di “diverso”…

Diverso come? Santa pazienza. Potessi darle un bel pezzone di grana e via, e invece no… Così, un giorno in cui ero veramente a corto di idee e di fantasia culinaria, le ho proposto la focaccia farcita col pesto “senza”, ma rinforzato di pinoli, per renderlo più nutriente possibile! Risultato? “Brava mamma”, è stata la sua risposta… Per così poco! Il problema è che ora si aspetta un’altra sorpresa…

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2 commenti

Archiviato in Mangiar fuori casa, Pane focaccia pizza SENZA

2 risposte a “Focaccia farcita. Prima puntata.

  1. Tilly

    Poi magari trovi uno del posto che ti guarda con la puzza sotto il naso, si incavola perchè non comsumi, perchè ti porti il mangiare da casa come fosse una cosa scandalosa…

    • Fortunatamente ad oggi non è mi è mai capitato e se dovesse capitare gli risponderei per le rime, ma voglio sperare che si tratti di casi isolati, dovuti a ignoranza e maleducazione. Dalla nascita di Alice andiamo sempre nello stesso stabilimento balneare, dove quest’anno è cambiata la gestione e dopo qualche giorno mi sono presentata al bar, scusandomi se non avremmo pranzato lì, spiegandone le ragioni. Non solo, ho anche precisato che Alice avrebbe bevuto la sua acqua, addizionata di calcio, e ho altresì chiesto di poter tenere nel loro frigorifero dei gelati confezionati “senza”… Hanno detto di sì a tutto, dimostrandosi molto comprensivi. E non credo che sia dovuto al fatto che Alice è una bambina, quindi potrebbe suscitare maggior comprensione rispetto ad un adulto, perché c’è un’altra signora che non può assolutamente mangiare l’aglio o alimenti contaminati con l’aglio tramite accessori o altro, altrimenti dopo un’ora accusa dolori addominali da svenimento e si sono resi disponibili a cucinare senza, alcuni piatti. Dipende da chi si incontra, talvolta può andare male. Personalmente non mi faccio problemi a chiedere: sfodero un sorriso a 32 denti e li informo che se Alice ingerisce accidentalmente un alimento incriminato rischia il soffocamento. Non esagero. Così ottengo due risultati: uno, se non sono certi di poter soddisfare le mie richieste, si tirano indietro; due, cercano di rendersi disponibili in altro modo. Prima però bisogna studiare chi si ha davanti, un po’ di psicologia non guasta mai. E se proprio non funziona, significa che è uno zoticone lui, ma io sono nel giusto.

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