Tatuaggi per bambini. Prima Puntata.

Con le prime giornate calde, i bambini tornano a mostrare braccia e gambe nude. Ma non solo quelle. Anche i “tatoo” o tatuaggi, da quelli trovati nelle patatine, a quelli venduti nei negozi e, tra qualche mese, anche in spiaggia.

Al di là degli aspetti psico-pedagogici, che preferisco non trattare in questa sede, mi sorge spontanea una domanda: un bambino atopico, ossia predisposto a manifestare una iperattività nei confronti di molteplici stimoli di tipo allergico o meno, può applicare sulla sua pelle dei tatuaggi?

Oggi mi limiterò a gettare le basi per farci un’idea di cosa stiamo parlando. Tra qualche giorno leggerete anche cosa ne pensa il dermatologo pediatra.

I Puntata.

L’anno scorso Alice (allora non aveva ancora compiuto 4 anni e vi ricordo che è un soggetto allergico e soffre di dermatite atopica) vedendo delle bambine che “si tatuavano” mi chiese:”Mamma, ma io posso?”.  La prima risposta che mi venne in mente fu “Tesoro, ma tu non hai bisogno dei tatuaggi.”, rendendomi conto che stavo per avventurarmi in un terreno accidentato. Dopo uno scambio di alcune battute sull’opportunità o meno di tatuarsi, scelsi la via dell’apertura e non del proibizionismo: le proposi di leggere insieme a me i componenti, per vedere se c’erano delle indicazioni rispetto ad eventuali allergeni. Ma anche per insegnarle ad informarsi prima di aderire ad un’iniziativa, e non solo perché gli altri lo fanno. Bene.

Cercai quindi sulla confezione qualche indizio. Risultato: 0. Non trovai uno straccio di informazione in merito agli “ingredienti”. Forse sarei stata più superficiale, se non mi fossi ricordata del racconto di una mamma tedesca, conosciuta al parco, all’epoca in cui vivevamo a D’dorf, e si sa che la panchina è spettatrice di lunghe chiacchierate fra mamme. In breve, mi riferì di essere dovuta correre al pronto soccorso con la figlia di due anni e mezzo, in seguito alla applicazione di un tatuaggio per bambini, in quanto, nella sede in cui era stato applicato il tatuaggio, era spuntato un bel ponfo gigante molto molto pruriginoso, al punto di provocarsi delle lesioni per l’eccessivo grattamento. Allora fecero tutti i test, ma la bambina non risultò allergica. Non sempre sappiamo se un tatuaggio può causare irritazione o reazioni allergiche (che non sono sinonimi), indipendentemente dal fatto che i nostri figli siano o meno soggetti atopici.

Tornando ad Alice, quella volta la persuasi a rinunciarvi, ma in cambio le disegnai sul braccio (con i pennarelli ad acqua collaudatissimi) un variopinto fiorellino… Mi credete, se vi dico, che le altre bambine si misero in fila per avere anche loro un disegno “unico”?

Continua… alla prossima puntata, per approfondire l’argomento con l’aiuto dell’esperto.

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6 commenti

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6 risposte a “Tatuaggi per bambini. Prima Puntata.

  1. Tilly

    Purtroppo non c’è una oggettività in queste cose, la soggettività è l’unica cosa che conta.. vedi Lucrezio “quello che per un individuo è cibo, può essere per un altro veleno”..
    La mia visione della cosa è che la vita di un allergico comporta delle limitazioni e bisogna rassegnarcisi, ben inteso meno gravi di quelle causate da altre problematiche, ma sono pur sempre limitazioni.
    Quello che mi infastidisce sopra ogni cosa poi è la gente che non capisce, tempo fa sono andata al ristorante con dei parenti e avevo chiesto una bistecca e dell’insalata.. non ti dico le discussioni che ho dovuto fare con il ristoratore (gli altri mangiavano pesce).. il suo comportamento è stato maleducato, al limite dell’insulto.
    Fossi stata da sola e non fosse stata un’occasione speciale mi sarei alzata e me ne sarei andata, ma ho “ingoiato” il rospo, e una delle bistecche peggiori della mia vita e sono rimasta.
    Non vado neppure più dal parrucchiere, mi dovrei portare lo shampoo…
    Comunque mi fa piacere che la creatività (disegno con acquarello) abbia vinto sulla omologazione (tattuaggio eguale per tutti)!

    • Cara Tilly, come ti capisco! Però, però devo ammettere che, a parte qualche incontro poco fortunato con un gelataio e un pasticciere che avrei volentieri denunciato, se non fosse per la trafila, abbiamo sempre incontrato persone molto disponibili, per esempio al lago, dove ormai ci conoscono e al mare, dove anche ci conoscono bene. Se tu vivessi a Milano, ti porterei dal mio parrucchiere, la moglie è una “allergicona” e si procurerebbe il prodotto ad hoc e ci metterebbe una bella etichetta col tuo nome e starebbe lì per te. Perché non lo proponi al tuo parrucchiere? Non sto scherzando. Io ci vado solo 4 volte l’anno, non sono una gran cliente… ma sono sicura che lo farebbe. Per fortuna per un ristoratore cafone, ce ne sono 10 gentili. Come ripeto sempre ad Alice: chi cerca trova. Dipende però dove vivi, a Duesseldorf non so se avrei trovato tanta flessibilità e questo è uno degli aspetti che mi fa pensare che per il 50% sono felice di essere tornata in Italia… ma c’è un 50% che fa sentire la sua voce… A presto!

  2. Matteo

    Hey, Monica!
    Se Alice ti chiede ancora un piccolo tatuaggio, tu tiri fuori un bell’aghetto, scaldi la punta sul fornello, le fai ben vedere come diventa incandescente e cambia di colore, e … PUF! Alice sparisce in un batter d’occhio, nascosta sotto il letto a promettersi che mai mai mai vorrà un tatuaggio, allergia o non allergia! 😉

    Metodo Matteo!

    • Se assomiglia al padre funziona, ma se assomiglia a me… non mi tatuo, ma in gravidanza mi sono fatta fare l’agopuntura ah ah ah 🙂 torna a trovarmi!

  3. non avevo mai collegato i tatuaggi con le allergie…
    ogni volta che leggo un tuo post imparo qualcosa di nuovo

    aspetto la seconda puntata e mannaggia! che siamo in due città diverse altrimenti mi sarei fatta veramente una chiacchierata seduta su una panchina con te…

    ciao

    Vale

    • Sono contenta di contribuire un pochino a fare chiarezza, perché a me costa moltissimo reperire NON le solite informazioni, perché c’è tanta ignoranza, tanta incompetenza, e i genitori non sempre sanno destreggiarsi in tutta questa disinformazione, a cui purtroppo contribuiscono certi siti, rivolte alle mamme, che mi irritano in un modo che non sai!
      Settimana prossima pubblico l’intervista alla dermatologa pediatra, mamma, seria ma senza drammatizzare. Val la pena di attenersi alle sue indicazioni. A presto. Ora che finalmente anch’io riesco a lasciare post nei blog altrui…

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