Quando un allergico, o chi per esso (famigliari, amici, babysitter, famigliari di amici in caso di bambini…) acquista un alimento confezionato (o sfuso che sia) DOVREBBE sempre leggere l’etichetta per “assicurarsi” che il prodotto non contenga gli allergeni del caso o altri ingredienti non tollerati dal soggetto in questione (penso a mia figlia che non tollera, grano saraceno, piselli, lenticchie, fave, per esempio). Ma è sufficiente “leggere” per stare tranquilli?
Di etichettatura e di allergeni ne ho parlato svariate volte in questo blog (in particolare in questo post), rifacendomi alla regolamentazione vigente in materia di etichette alimentari (Decreto Legislativo 8 Febbraio 2006, n. 114 a cui si aggiunge la Direttiva 2007/68/CE della Commissione del 27 novembre 2007 che modifica l’allegato III bis della direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto concerne l’inclusione di alcuni ingredienti alimentari).
Tralasciando ora le differenze riscontrabili ponendo a confronto le etichette dello stesso prodotto spostandoci da un Paese ad un altro in Europa, la legge non disciplina purtroppo anche in materia di “tracce e contaminazioni”. O per lo meno, a me non risulta (quindi se al contrario a qualche lettore risultasse il contrario, è invitato a lasciare un commento al presente post):
1) se esiste una soglia di tolleranza ufficiale, condivisa;
2) se esiste un metodo di rilevazione condiviso a livello internazionale;
3) che le aziende alimentari siano “obbligate” per legge ad indicare diciture specifiche in merito al rischio di contaminazioni, di presenza di tracce, dell’esistenza di soglie ufficiali condivise a livello internazionale o europeo o nazionale.
L’argomento mi interessa, ma non riesco ora ad approfondirlo, e ripromettendomi di farlo in futuro… prima di Natale (!), oggi vi propongo un sondaggio (anonimo) proposto da European Academy of Allergy and Clinical Immunology (Accademia Europea di Allergologia e Immunologia Clinica, EAACI, una organizzazione che riunisce specialisti e ricercatori, dedicata al miglioramento della salute delle persone soggette a disturbi allergici) che indaga il comportamento del consumatore allergico e di chi acquista per lui/lei di fronte alle diciture che siamo soliti leggere su alcune (non tutte) etichette, tipo “Può contenere tracce di…”, “Prodotto in uno stabilimento che produce anche…”. Continua a leggere







